“Cime Tempestose” (2026) è una libera trasposizione dell’opera omonima di Emily Brontë per la regia di Emerald Fennell.
A fronte di un budget medio – 89 milioni di dollari – ha già quasi coperto le spese di produzione nel suo primo weekend.
Di cosa parla “Cime Tempestose”?
Catherine e Heathcliff sono cresciuti insieme…ma potranno vivere solo divisi.
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena vedere “Cime Tempestose”?

Dipende.
“Cime Tempestose” mira ad essere un prodotto estremamente trasversale, quasi popolare, andando a riscrivere un classico della letteratura inglese, una storia sostanzialmente di una vendetta violentissima e intergenerazionale, in un dramma romantico particolarmente tragico e anche sessualmente spinto.
Una scelta che, di per sé, non è illegittima, fintanto che si accetta il tipo di operazione a cui si sta andando incontro, scegliendo o meno di affrontare questa visione, evitando di avvelenarsi davanti ad un’opera che, purtroppo, non ha mai voluto essere nient’altro che quello che è.
Lettura

Per quanto il confronto con l’opera di partenza non debba essere per forza uno strumento critico, in questo caso lo stesso è utile per comprendere le intenzioni della regista.
La storia turbolenta fra Heathcliff e Catherine era nel romanzo estremamente stratificata, proprio nell’ottica di essere frutto di un ambiente sociale disfunzionale e classista.
Infatti i due protagonisti non potevano vivere serenamente il loro amore perché loro stessi erano succubi di un’emotività turbata e distruttiva, derivata prima da un contesto familiare violento e tossico, racchiuso specificatamente nella figura di Hanley, il fratello di Cathy, a tratti persino più malvagio dello stesso Heathcliff…

…e poi dallirrisolvibile posizione sociale di Heathcliff.
Infatti Heathcliff è costantemente punito per il suo essere uno zingaro – con una serie di epiteti e paragoni piuttosto coloriti – destando prima l’invidia del fratellastro – che lo considera indegno delle attenzioni del padre proprio per la sua condizione – e poi diventando lui stesso invidioso della condizione sociale privilegiata di Edgar, che ne rappresenta il perfetto contraltare.
In questo contesto, inevitabilmente – e nonostante il timido intervento di Nelly – il protagonista si incattivisce profondamente, presentando fin da subito comportamenti macchinatori e violenti, e coltiva un amore morboso nei confronti di Catherine, da lei ricambiato, proprio avallando dei suoi comportamenti, e peggiorando drasticamente le sue già chiare tendenze all’isteria e all’egomania.
Per questo eliminare – ed eliminare davvero del tutto – sia l’elemento razziale, sia quello più strettamente sociale è una scelta importante…
…che lascia un vuoto.
Vuoto

Nel caso di “Cime tempestose”, il marketing è molto più rivelatorio di quanto si potrebbe pensare.
Un film confezionato su misura per uno specifico target – adolescenti e preadolescenti – ma che, a differenza di altri prodotti analoghi, ha trovato terreno fertile nella specifica lettura della regista stessa, che si può ben riassumere all’interno della frase utilizzata durante la campagna promozionale:
Basato sulla più grande storia d’amore di tutti i tempi.

Una lettura sicuramente legittima, che sulla carta vorrebbe dare maggior risalto alla componente romantica e sentimentale presente nel romanzo originale, andando quindi a smorzare – o, in questo caso, ad eliminare completamente – la componente politica e il conseguente elemento violento che produceva – di fatto, vero protagonista della storia.
La scelta più importante è sicuramente il riscrivere uno dei personaggi più controversi della storia della letteratura in una luce sfacciatamente positiva, raccontando Heathcliff come un buon selvaggio, un emarginato sociale che compie qualche azione malvagia, ma rimandano di fatto una vittima di buon cuore.

Nello specifico, questa tendenza appare particolarmente lampante nell’esclusione di Hanley, personaggio che funzionava anche come rappresentazione plastica degli effetti della sottile cattiveria macchinatrice del protagonista maschile, e degli esiti delle sue terribili vendette.
Ne consegue che il rapporto con Cathy, ragazzina capricciosa e profondamente egoista – che riesce complessivamente ben a ricalcare, pur in chiave minore, la sua controparte cartacea – sia di protezione dal padre violento – personaggio che assorbe dentro di sé la figura del più violento fratello letterario.

D’altra parte non si può rimanere indifferenti all’idea che una riscrittura, soprattutto di un’opera così importante, può agire sicuramente per sottrazione ma, per essere di qualche interesse, dovrebbe anche essere capace di aggiungere, in un certo senso, colmare quel vuoto che eliminare elementi narrativi così fondamentali potrebbe portare.
Ma è l’intento che manca.
Struttura

Cosa aggiunge “Cime Tempestose” alla sua controparte letteraria?
In realtà, nella sua riscrittura, la regista sembra in un certo senso vivere di echi di qualcosa che ha voluto sopprimere.
Il rincontro con Heathcliff nell’atto centrale contiene al suo interno due elementi che sembrano fuori posto: la minacciata vendetta contro la donna amata e le illazioni nei suoi confronti da parte di Catherine verso Isabella, che la ammonisce dicendole come il suo amante la schiaccerebbe come un uovo di rondine.

Elementi che mal si inseriscono all’interno del racconto del protagonista maschile nel primo atto come sostanzialmente salvatore di Catherine, suo amante tradito – ma mai in un contesto veramente vendicativo – e che viene totalmente smorzato dall’interno del successivo montaggio dei protagonisti che vivono intensamente le loro passioni proibite.
Allo stesso modo, quella che dovrebbe essere l’effettiva vendetta di Heathcliff – il matrimonio di Isabella – in realtà lo rende quasi immediatamente vittima della sua nuova moglie, che lo umilia per il suo analfabetismo e che infine lo asseconda nella sua faida, soddisfando i suoi più repressi desideri sessuali.
Tuttavia è una vendetta molto blanda, che facilmente si incasella invece nella narrazione ricercata dell’amore tormentato, ridotta ad una serie di lettere provocatorie che Catherine non leggerà mai, ma che vanno nuovamente a confermare il racconto dell’amore tragico e impossibile.

Per questo “Cime Tempestose” risulta, in ultima analisi, non una riscrittura, ma una banalizzazione: toglie ai personaggi – da ricordare anche l’evanescenza di Edgar, nel libro contraltare significativo di Heathcliff, nel film figurina sullo sfondo – e non aggiunge di fatto niente agli stessi…
…facendoli vivere di evocazioni, suggestioni, privandoli di un retroterra narrativo significativo, di una struttura caratterizzante, e rinchiudendoli nel guscio vuoto e puramente estetico, con molte idee sulla carta – come la peculiare scelta dei costumi – ma, concretamente, una resa piuttosto fragile priva di significato.
In altre parole, una storia d’amore già vista fin troppe volte.
