Emma. (2020) di Autumn de Wilde è la più recente trasposizione dell’omonimo romanzo di Jane Austen.
A fronte di un budget piuttosto contenuto – 10 milioni di dollari – nonostante il periodo di uscita piuttosto sfortunato, è riuscito quantomeno a pareggiare i costi di produzione.
Di cosa parla Emma.?
Emma è giovane e ricca, e senza un pensiero al mondo…se non organizzare i matrimoni degli altri.
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena di vedere Emma.?

Assolutamente sì.
Emma. riesce, in un periodo storico dominato dal dramma storico trash dato in pasto al pubblico, a portare in scena un’ottima trasposizione del romanzo di Jane Austen, risultando vincente sopratutto nell’affrontare il suo ostacolo più importante: tratteggiare un contesto storico-sociale credibile.
Infatti la pellicola si prende poche libertà rispetto al romanzo, e le stesse sono comunque del tutto giustificate per necessità di economia narrativa – che fatica in qualche tratto a rendere la tridimensionalità dell’ampio ventaglio di personaggi.
Insomma, da riscoprire.

Nella seguente recensione quando si parlerà del romanzo di Jane Austen, lo stesso sarà chiamato “Emma”, mentre per il film si farà riferimento al titolo completo, “Emma.”
Profilo

La sfida più ardua per una transizione di Emma di Jane Austen è il racconto della protagonista.
All’interno di un romanzo piuttosto denso di eventi e di dialoghi, Emma ne emerge come una figura femminile estremamente tridimensionale quanto atipica nel suo rifiutare l’amore e il matrimonio grazie alla sua posizione sociale, ma anche capace di evolvere grazie ai diversi errori ed inciampi durante il percorso.

Ma, per caratterizzarla, ad Emma. bastano poche inquadrature.
Emma viene presentata mentre si fa raccogliere dei fiori, quasi capricciosa nel suo desiderio che venga raccolto esattamente il bocciolo di suo gradimento, ma viene riscritta un momento dopo, quando si scopre che i fiori non erano per lei ma bensì per Miss Taylor, la sua ex governante ormai prossima al matrimonio.
Da qui si snoda una trama piuttosto complessa in cui Emma viene raccontata, pur con le sue stranezze e capricci, come una benefattrice a tempo perso, che tira le fila delle diverse parti in gioco in un panorama di cui lei è la totale matrona.

Emerge in questo senso con particolare importanza la differenza sociale fra Emma e la maggior parte degli altri personaggi, in un connubio di estetica – anche solo per il continuo cambio d’abito – e di scrittura – che riprende pedissequamente lo stile peculiare del romanzo.
Ma, proprio a partire da questo elemento, il film si prende delle comprensibili libertà.
Differenza

Il racconto del classismo interno ad Emma è alienante quanto necessario.
Infatti, togliendo importanza all’imponente e punitivo sistema sociale della Regency inglese, risulterebbe del tutto incomprensibile la difficoltà di Harriet di trovare marito all’interno di una sfera sociale così fuori dalla sua portata, proprio ammaliata dalle promesse di Emma.
E, proprio su questa linea, risulta significativo tanto lo screzio di Emma con la petulante Miss Bates, quanto il matrimonio con Mr. Martin, che avviene sotto il segno dell’amore quanto soprattutto della consapevolezza finale di Harriet davanti alla scoperta delle sue reali origini…non nobiliari.

Ma, per parlare della giovane protetta della protagonista, Emma. sceglie una strada meno alienante.
Sarebbe stato fin troppo disturbante assistere al medesimo trattamento della protagonista di Austen nei confronti di Miss Smith, i cui rapporti si dissipano con la stessa velocità con cui si erano creati, a fronte della rottura più difficilmente riassorbita della seconda delusione d’amore di Harriet.

Al contrario, la pellicola rende il loro rapporto ben più affettuoso e appassionato, a partire dal cambio estetico progressivo di Harriet – che passa da essere una umile signorina nessuno a una piacevole dama – fino alla proattiva presa di posizione di Emma sul finale, che utilizza la sua posizione per ricomporre quel matrimonio che aveva contribuito a vanificare.
E, proprio sul versante matrimoniale, Emma. riesce a colmare una mancanza, per così dire, del romanzo.
Sottintesi

Emma è un romanzo ricco di sottintesi e di orizzonti narrativi ristretti al punto di vista della sua protagonista.
Per questo, in mancanza di un ricco volume di più di quattrocento pagine, sarebbe risultato alquanto straniante sia la rivelazione della relazione di Jane Fairfax con Frank Churchill – per cui il libro dissemina pochissimi indizi – sia il matrimonio fra Emma e Mr Knightley – frutto di una intensa rete di dialoghi che si susseguono all’interno del romanzo.
Ma per questo fine Emma. trova delle soluzioni narrative e visive molto intelligenti.

Da una parte, lascia abilmente sotto l’occhio dello spettatore il gioco di sguardi fra Frank e Jane, in dei campi e controcampi spezzati in cui la reazione di uno o dell’altro non è mai chiaramente mostrata, ma al più suggerita e subito strozzata dall’intervento di altri personaggi all’interno della scena.
Dall’altra, anticipa l’attrazione fra Emma e Mr Knightley di diversi momenti, mettendola a sfondo della comune maturazione di entrambi i personaggi, in cui si mostrano concretamente interessanti a fare del bene alla loro comunità data la loro posizione sociale, per poi ritrovarsi inevitabilmente innamorati l’uno dell’altro.
E per il resto?
Contorno

Emma gode – e soffre – di un’ampia rete di personaggi comprimari.
Nella consapevolezza di non poter rubare minutaggio prezioso alla protagonista, la pellicola sceglie di calcare la mano sulla bizzarria delle figure secondarie, con dei casting particolarmente indovinati e una conduzione scenica che riesce perfettamente a definire ora l’ingenua invadenza di Miss Bates – particolarmente nell’inseguimento ad Emma nel negozio…
…ora la insostenibile riservatezza di Jane Fairfax, fino ad arrivare ai pochi ma precisi tocchi di colore che caratterizzano perfettamente le comiche paranoie di Mr. Woodhouse, quanto le tensioni interne alla famiglia della sorella di Emma, Isabella, e del marito John, particolarmente suscettibile ad ogni tipo di cambiamento.

Forse, in questo contesto, i più sacrificati sono gli Elton, gli effettivi villain della pellicola, che riescono particolarmente a brillare nelle interpretazioni perfettamente in parte di Josh O’Connor e di Tanya Reynolds, una perfettamente insopportabile Augusta Elton, sia per l’estetica che per il comportamento…
…ma che avrebbero avuto bisogno di maggiore respiro per esprimersi, soprattutto mancando la tappa fondamentale della insistente protezione di Mrs Elton su Jane Fairfax – che avrebbe giovato anche alla caratterizzazione di quest’ultima – e che avrebbe completato l’insostenibile carattere invadente e altezzoso di entrambi.
Ma, con poco più di due ore a disposizione, non c’era spazio per tutti
