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Hard Eight – Il tiro sfortunato

Hard Eight (1996) è il primo lungometraggio diretto da Paul Thomas Anderson.

A fronte di un budget piccolino – 3 milioni di dollari – ha avuto un riscontro molto basso – anche per la scarsa distribuzione.

Di cosa parla Hard Eight?

Può un vecchio giocatore d’azzardo prendere sotto la sua ala un uomo squattrinato senza ulteriori fini? Forse…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Hard Eight?

Assolutamente sì.

Hard Eight è dove tutto è cominciato, un film che ti intrappola in una storia di cui pensi di sapere già lo scioglimento, e che invece ti sorprende proprio nel suo ultimo atto, riscrivendosi completamente – e distruggendoti internamente.

Insomma, già qui Anderson porta in scena un’opera dove i personaggi e i loro caratteri sono i veri protagonisti della storia, che nel complesso è tanto lineare ed immediata quanto significativa e potente nei suoi significati.

Direzione

L’introduzione di Hard Eight sembra andare in una direzione ben precisa.

Portando sotto la sua protezione un uomo evidentemente al limite della disperazione, Sidney sembra voler sfruttare la sua disperazione per renderlo suo debitore, facendo riferimento ad un non meglio definito favore da ricambiare in futuro.

Altrettanto classica è la sequenza dedicata ai trucchi del casinò, per cui l’anziano mentore insegna una tattica sottile quanto estremamente efficace per riuscire a guadagnare qualcosa – seppure non tutto il necessario – con un taglio sottilmente ironico che sembra preannunciare la catastrofe.

E la tattica pare avere il suo ultimo atto qualche anno dopo, quando Sidney tiene John totalmente sotto il proprio controllo, e cerca di attirare nella sua rete anche la giovane Clementine, donna altrettanto disperata, già intrappolata in un giro di prostituzione più o meno esplicito.

E, invece, nel secondo atto tutto cambia.

Controllo

Hard Eight parla di controllo.

Il controllo che Sidney sembra avere su tutti i personaggi in gioco, riducendo a reinstradare due disperati lontani da cattive scelte di vita e, proprio come una giocata al tavolo di craps, puntare su un risultato difficilissimo da ottenere – e senza mai mostrare veramente le proprie carte.

Eppure, è una scommessa tanto più imprevedibile.

L’improvvisa irruzione in scena dell’avventatezza della giovane coppia li incastra in una trama criminale che sono evidentemente incapaci di gestire, fra un John testardamente convinto di poter rigirare la vicenda a suo favore, improvvisandosi in una posizione di controllo che non possiede…

…e una Clementine che si rinchiude ancora di più nella sua pochezza, rimanendo inerme in un angolo ad implorare l’unica cosa che le interessa nella sua scarsissima lungimiranza: i pochi spiccioli che le impediscono di finire definitivamente in mezzo alla strada.

E, allora, è il momento di una nuova giocata.

Lontano

Sidney ha lanciato i suoi dadi troppo lontano.

Due dadi solitari, erranti e incontrollabili come Clementine e John, che deve spingere via dalla scena, lontano dal suo controllo e dalla sua protezione, per tornare padrone della scena all’interno della torbida dinamica del ricatto di Jimmy, la wild card che non è mai riuscito ad addomesticare.

E la rivelazione delle vere motivazioni del protagonista riscrivono sostanzialmente la pellicola, raccontando il disperato tentativo di sanare una situazione che sembrava così semplice da risolvere – prendere il posto di quella figura paterna di cui aveva privato John…

…ma da cui l’uomo ha ereditato tutti gli insanabili vizi di improvvisazione e di avventatezza.

E allora a Sidney non rimane che riprendere il controllo sull’unico elemento su cui sembra avere ancora presa: introdursi nella vita di Jimmy e vendicarsi brutalmente di avergli sottratto l’ultimo barlume di speranza di una giocata sfortunata di cui si pentirà per il resto della sua esistenza.