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Le riflessioni del cinema semplice

Il problema del doppiaggio

Il mondo del cinema si divide in due schieramenti: gli innamorati dei virtuosismi del doppiaggio italiano e i puristi della versione originale.

Nonostante io tenda verso il secondo schieramento, in questo caso voglio fare un passo indietro. Questo pezzo non vuole essere un attacco – come spesso succede – verso chi, per i più diversi motivi, sceglie di fruire dei prodotti doppiati piuttosto che in originale.

Ma, semplicemente, un tentativo di spiegare a chi non lo fa perché secondo me vedere i film nella loro versione originale è la scelta migliore per godersi il cinema.

Come si cambia…

Per cominciare questa riflessione, voglio raccontarvi un piccolo aneddoto.

Uno dei miei film preferiti – e che ho visto innumerevoli volte – è The Blues Brothers (1980). E ovviamente quando ero più giovane lo vedevo doppiato.

E una delle mie scene preferite è quando i due fratelli vanno dalla suora dell’orfanotrofio dove sono cresciuti: i due si offrono di procurarle dei soldi per aiutarla, ma lei sbotta dicendo che non vuole i loro sporchi soldi rubati.

Al che, Jake le dice:

E allora sono cavoli tuoi sorella.

E la suora si arrabbia moltissimo e comincia a picchiarli. Non sembra una reazione un po’ troppo esagerata per una battuta così innocua? Vediamo cosa le dice in originale…

Well then, I guess you are really up shit creek

Beh, sembra proprio che sei un mare di merda.

Fa un altro effetto, non è vero?

E gli esempi in questo senso si sprecano, soprattutto per i prodotti più datati.

Ma da questo problema che nasce il primo caposaldo della mia scelta di vedere i film in originale: la consapevolezza di quanto sia facile che, con il doppiaggio, si cerchi di adattare, semplificare e, molto facilmente, tradire lo spirito originale dell’opera.

Ovviamente non voglio dire che ci sia dietro della malizia o che tutti i film siano snaturati dal doppiaggio, dico solo che, quando guardo un film doppiato, non ne posso essere sicura.

E, personalmente, visto che io prendo il cinema molto sul serio e mi interessa analizzare a fondo un’opera, non voglio assolutamente che questo succeda.

Tanto più che certe volte ci sono ostacoli davvero insormontabili…

L’adattamento impossibile

Il doppiaggio italiano è il migliore al mondo!

Quante volte abbiamo sentito questa frase?

Sicuramente nella storia del doppiaggio italiano ci sono stati dei professionisti veramente incredibili: il primo che viene in mente è ovviamente Tonino Accolla, che ha fornito la sua fantastica voce a Homer e a Eddie Murphy.

Tuttavia, essere bravi non basta.

Il mondo del cinema è sempre più difficile: capita spesso che molti professionisti – fra cui i doppiatori – debbano lavorare in tempi molto stretti, spesso – per il pericolo dello spoiler – capita anche che non possano neanche vedere le effettive scene che stanno doppiando nella loro interezza. Per cui, anche se si è bravi, non è detto che venga un buon lavoro.

E si aggiunge un’amara verità: i doppiatori – ovviamente – non scrivono le loro battute, ma lavorano su quello che gli viene dato dagli adattatori, figure altre che hanno il compito di adattare appunto i dialoghi in italiano. E non è sempre detto che lo facciano bene.

Ovviamente il primo nome che viene alla mente è Cannarsi, prima di tutto per il caso di Neon Genesis Evangelion e il suo doppiaggio terrificante:

Ma questa è solo la punta dell’iceberg. La sua follia viene da lontano…

E ho vissuto sulla mia pelle come un cattivo adattamento come quello di Cannarsi possa compromettere la godibilità di un film: ho visto recentemente La città incantata (2001), uno dei miei film preferiti dello Studio Ghibli, con il nuovo doppiaggio di Cannarsi, appunto.

E vi assicuro che è riuscito a rendere estenuante persino un’opera così piacevole…

A questo, si aggiungono anche le difficoltà proprie dell’adattamento, in particolare nei giochi di parole intraducibili. Un esempio calzante in questo senso è Frankenstein Junior (1974).

Nella scena in cui il Dottor Frankenstein si sta recando al castello, si sente l’ululato di un lupo e Inga esclama Werewolf!, ovvero Lupo mannaro!

Al che il dottore ripete Werewolf e Igor gli risponde:

There-wolf, there castle!

Il gioco di parole è basato sulla somiglianza fra were-wolf e where: Igor pensa che il dottore stia chiedendo dove sia il lupo e quindi dice There wolf, ovvero lupo là – in maniera volutamente sgrammaticata.

Purtroppo il gioco di parole non è trasponibile.

Quindi nella versione italiana Inga dice Lupo ulula… e il dottore risponde Lupo ulula?, al che Igor ribatte:

Lupo-ululà e castello ululì

Non il peggiore adattamento, ma sicuramente si perde tutta la brillantezza della battuta.

Il virtuosismo

Un doppiatore, nella maggior parte dei casi, non eguaglia la performance di un attore.

Un interprete, soprattutto se di talento, per prepararsi ad una parte si allena moltissimo e fa un grande lavoro di immersione nel personaggio e nella situazione, aiutato anche eventualmente dalla scenografia o dalle indicazioni del regista.

Basta guardare questo dietro le quinte di Shining (1980) per capire di cosa parlo:

Ovviamente non è sempre così e ci sono casi in cui il doppiatore è anche migliore dell’attore – come per House of Gucci (2022). Ma, ancora una volta: come posso saperlo e come posso giudicare la performance di un interprete se non vedo la versione originale?

Senza contare il caso dei doppiaggi di alcune serie animate di successo, anzitutto South Park, in cui i creatori doppiano la maggior parte dei personaggi, con una capacità interpretativa veramente incredibile:

E, anche in questo caso, preferisco vedere i prodotti in originale che raccontano il grande sforzo interpretativo e artistico dei suoi creatori, piuttosto che la rivisitazione italiana fatta spesso con altri intenti.

Ampliare i propri orizzonti

Per me il cinema non è solo intrattenimento, ma anche arricchimento.

E mi piace per questo poter conoscere una cultura anche attraverso la sua cinematografia. E, ovviamente, visto che fruisco di moltissimi prodotti statunitensi infarciti di cultura pop, ho imparato moltissimo riguardo al folklore americano.

Tuttavia, questo potrebbe essere anche un ostacolo per molti: prodotti come I Griffin e South Park fanno spesso riferimento alla strettissima attualità e a temi che magari noi europei non mastichiamo così facilmente.

E, se da una parte appunto potrebbe essere un elemento che vi intimorisce, al contempo io trovo molto più fastidioso dovermi sorbire un doppiaggio che cerca di adattare elementi tipici di un paese al contesto italiano e alla sua cultura, piuttosto che fare uno sforzo nell’altro senso.

Le principali critiche

Dal momento che ho cominciato a guardare i prodotti in originale prima di tutto perché volevo migliorare il mio inglese, mi sento di rispondere ai principali dubbi che potrebbero venirvi leggendo le mie parole.

Il mio inglese è scarso.

Anche il mio lo era, parecchio.

Fruire di film e serie tv solo in inglese per dieci anni ha avuto i suoi frutti e al momento sono decisamente migliorata. Non è stato facile, soprattutto all’inizio, ma è uno sforzo che secondo me vale la pena di fare.

Non voglio leggere i sottotitoli

Questa è una critica che sento fare molto spesso.

Chi non guarda i film con i sottotitoli, potrebbe credere che gli stessi danneggino la visione, rendendola anzi più difficile.

Io invece vi assicuro che anche con poca pratica il vostro occhio diventerà talmente veloce che non ci farete neanche più caso.

Guardo i film solo per rilassarmi

È comprensibile.

Lo stesso è per me.

Personalmente la godibilità di un prodotto mi è stata raramente rovinata dal vederlo in originale, tanto mi sono abituata.

Anzi, per tutti i motivi di cui sopra, mi sento molto più intrattenuta dal vedere i prodotti in originale piuttosto che doppiati.

Ma, ovviamente, sta a voi la scelta.