Categorie
Azione Comico Commedia Disney+ Dramma Giudiziario Nuove uscite serie tv Serie MCU Serie tv

She-Hulk: Attorney at Law – L’offesa finale

She-Hulk è una serie tv MCU creata da Jessica Gao per Disney+. Una serie che si propone di abbracciare il genere comedy e legal, fallendo clamorosamente su entrambi i fronti. Ancora una volta ci troviamo davanti ad un prodotto Marvel sciatto, poco pensato, in questo caso ancora più aggravato dalla presenza di un male sociale: il sessismo interiorizzato e la sottile misandria socialmente accettabile.

Un prodotto vuoto e offensivo.

Ma di cui c’è moltissimo di cui parlare.

Di cosa parla She-Hulk?

Jennifer Walters è un’avvocata, nonché cugina di Bruce Banner, AKA Hulk. Per una serie di condizioni, una più improbabile dell’altra, anche lei acquisirà i poteri. Fra una perdita di identità e l’altra, cercherà di fare i conti con la sua nuova identità da supereroina.

Vi lascio il trailer, con cui vi farete esattamente un’idea del tipo di serie:

Vale la pena di vedere She-Hulk: Attorney at law?

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

No.

Non sono solita a non consigliare in toto le serie: persino per quella schifezza di Obi-Wan Kenobi ho provato a dare qualche motivazione sui motivi per cui potrebbe piacervi. In questo caso, a meno che i vostri gusti non siano rasoterra, difficilmente vi potrà piacere, non veramente.

Con questo intendo dire che se la tenete come sottofondo mentre rassettate casa, chiudete entrambi gli occhi, vi lasciate strappare una risata con battute da asilo nido, allora forse la potrete sopportare.

Ma, se mai avrete il coraggio di guardarla con convinzione, capirete l’immensità del nulla che questa serie tv rappresenta.

Cominciare male

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk e Mark Ruffalo nei panni di Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

Cominciamo dall’inizio, e cominciamo subito male.

La prima puntata sarebbe l’origin story del personaggio. E l’origin story più rapida della storia, oltre ad essere drammaticamente forzata. Totalmente a favore di camera, per un rapidissimo momento Bruce non ha i suoi poteri. Senza andare ad analizzare tutti i problemi di retcon di questa scelta, questo elemento è evidentemente fatto apposta e unicamente per creare la situazione di contaminazione del suo sangue con quello di Jennifer.

Perché sì, ovviamente se Bruce fosse stato Hulk non avrebbe potuto tagliarsi.

Da qui parte la sua origin story in cui non abbiamo nessun modo per empatizzare col personaggio e con le sue problematiche nell’accettare i suoi poteri, come sarebbe di fatto normale all’introduzione di un nuovo supereroe. Perché Jennifer è già perfetta così, non ha praticamente neanche il bisogno di essere allenata, né di controllare la sua rabbia.

E perché questo?

Perché è una donna!

Tanti villain, nessun villain

Jameela Jamil in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

La serie cerca continuamente (e con grande incapacità) di imbastire una trama e di raccontare dei villain ricorrenti. Il principale è quella meraviglia di Titania, personaggio che riesce a contenere al suo interno tutti i peggiori stereotipi riguardo agli influencer e alle donne in generale, nella bellissima macchietta della sgallettata.

Un villain inutile, noioso, e messo in scena all’occorrenza solo per dare un po’ di colore.

Ancora più imbarazzanti sono gli uomini che fanno parte del gruppo di odio contro She-Hulk: a parte l’idea veramente poco credibile che questi si incontrino come una specie di convention per rivalersi su She-Hulk, portano in scena tutti gli stereotipi degli uomini tossici.

E infatti il vero villain sono gli uomini in generale.

I veri villain: gli uomini

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

L’imbarazzo supremo di questa serie è proprio nel suo sessismo interiorizzato, che sfocia di fatto in una misandria che io bollo, senza praticamente l’ombra di dubbio, fatta con alcuna malizia (di cui dobbiamo parlare).

Di fatto, in She-Hulk abbiamo due tipi di uomini: il traditore e il miserabile.

La maggior parte degli uomini in scena sono indubbiamente dei miserabili: che sia l’Uomo-Rana, che sia il collega molesto, che sia in parte anche il gruppo di ascolto di Abominio, sono tutti un po’ miserabili a loro modo. Chi ha scritto questa serie sembra ingenuamente raccontare una paura, più comune di quanto pensiate, di totale antagonismo del femminile verso il maschile.

Così questo antagonismo è raccontato dalla figura del traditore, rappresentata fondamentalmente dai diversi uomini che vogliono avere una relazione con She-Hulk, ma non con Jennifer, arrivando ogni volta a tradirla e ad abbandonarla.

Con una splendida eccezione.

Che è comunque un problema.

Daredevil: una luce in fondo al tunnel?

Charlie Cox in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

La penultima puntata è anche la puntata dell’introduzione di Daredevil.

E, con la sorpresa generale di tutti, la stessa non è una schifezza. Questo semplicemente perché, contro ogni aspettativa, Daredevil non è stato quasi per niente adattato allo stile della serie, ma, al contrario, ha imposto una certa drammaticità alla scena. E questo è stato l’unico caso in cui un personaggio maschile non è stato appiattito nelle due categorie di cui sopra.

Ma questo per due motivi, nessuno dei due rassicurante.

La serie ha una writers’ room quasi totalmente femminile, tranne per due persone: Zeb Wells e Cody Ziglar. Il primo si è occupato della settima puntata, considerata unanimemente una delle meno peggio, mentre Ziglar ha scritto l’ottava puntata, quella di Daredevil.

Vedete il problema?

Quella che dovrebbe essere una serie femminile e femminista, fallisce in ogni puntata, tranne in quelle scritte da uomini. In particolare è abbastanza preoccupante che per gestire un personaggio importante come Daredevil si è sentita la necessità di chiamare un uomo che non è neanche uno sceneggiatore, che non si è mai occupato di Daredevil, e che è semplicemente un buon fumettista.

Sentirsi geniali, senza esserlo

Il finale è l’elemento che mi ha fatto veramente definitivamente gettare la spugna su questa serie.

A mio parere, ci sono due realtà nella puntata conclusiva: la realtà percepita dagli autori, e la realtà di cosa ne è venuto fuori. Secondo la percezione di chi ha scritto la puntata, questo era un finale geniale, che portava ad un colpo di scena pazzesco che alzava di diverse tacche la qualità della serie.

Poi c’è la realtà della puntata.

Chi ha scritto questa puntata, e tutta la serie in generale, è incapace di farlo, incapace di imbastire una trama, di creare dei personaggi credibili e degli antagonisti sensati. E questa incapacità è solo che confermata dalla fine di questa puntata.

Come gli autori pensavo di aver risolto il finale, in realtà lo stesso – che, ricordiamo, per loro stessa ammissione, è sconclusionatissimo – di fatto non cambia, portando ad una conclusione vuota, dove nessuna storyline viene veramente chiusa in maniera sensata o anche solo minimamente interessante.

Lo sfondamento della quarta parete

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

Lo sfondamento della quarta parete è uno degli elementi che ho personalmente più odiato di questa serie.

Ovviamente questa tecnica non se l’è inventata She-Hulk né la Marvel, ma ha origini antichissime. Nel teatro è quello si chiama il parlare a parte: banalmente, è il momento in cui un personaggio in scena si rivolge direttamente allo spettatore, di solito con l’inconsapevolezza degli altri personaggi. Un elemento che serve per arricchire la scena e la narrazione, oltre a creare una certa complicità con il pubblico.

E ovviamente in She-Hulk questo aspetto è totalmente fallimentare.

E per ben due motivi.

Lo sfondamento della quarta parete in She-Hulk

Anzitutto, per la mediocrità degli effetti speciali (di cui bisogna fare un discorso a parte): in non poche scene She-Hulk è resa talmente male che non guarda direttamente in camera, quindi non rende comprensibile che stia parlando effettivamente allo spettatore.

E non credo di dover spiegare quanto sia grave questa cosa.

Come se questo non bastasse, questa tecnica è utilizzata nelle intenzioni per rendere la serie più simpatica, in realtà è solamente irritante e in ultimo sembra che serva solo per giustificare le scelte idiote degli sceneggiatori.

Nascondere un’attrice (e male)

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

La pochezza degli effetti speciali utilizzati per She-Hulk è devastante.

Ma lo è ancora di più se si pensa a quale sia la materia prima.

Lasciando da parte il fatto che nella sua forma da Hulk il personaggio non c’entra niente con la sua controparte umana, nella maggior parte dei casi She-Hulk sembra semplicemente un elemento poco credibile della scena. Ed è un grande problema quando lo spettatore non riesce a credere a quello che vede sullo schermo.

Oltre a questo, pur non conoscendo Tatiana Maslany oltre a questo prodotto, posso dire sicuramente che non è per nulla un’attrice scarsa, anzi ha una capacità espressività più che buona, oltre a suscitare una naturale simpatia. E mi sarebbe piaciuto vederla.

E invece ho dovuto vedere She-Hulk.

Non far mai ridere

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

Su questa questione mi sento di andarci di più coi piedi di piombo, perché l’umorismo è una cosa molto soggettiva.

Tuttavia, mi sento anche di dire che ho la costante sensazione che, soprattutto nei prodotti più mainstream (non ho sentito questo problema in Eternals, per dire) il livello di comicità dell’MCU sia in un costante declino, forse per accontentare un pubblico sempre più ampio e anche sempre più giovane.

Perché ho davvero difficoltà nell’immaginarmi una persona sopra i tredici anni (ad essere generosi), che possa veramente sganasciarsi davanti all’umorismo di questa serie. E questo facendo la dovuta differenza fra ridere con la serie (ovvero delle battute che propone) e ridere della serie (ovvero del suo cattivo livello).

Ed è un elemento decisamente più importante quando ci troviamo davanti ad un prodotto che si definisce legal comedy, che quindi dovrebbe, per sua stessa natura, far ridere lo spettatore.

Perché She-Hulk non è una serie femminista

I motivi per cui She-Hulk non è la serie tv femminista tanto decantata si sprecato.

Ed è tanto più importante se si pensa che il femminismo odierno non è e non può essere più un femminismo elitario, in cui al centro del discorso ci sono esclusivamente le donne bianche e che si possono permettere di rivendicare i propri diritti.

Se si vuole essere veramente femministi ad oggi, si deve lottare per i diritti di tutti.

Anche degli uomini.

E se pensate che la narrazione sugli uomini di She-Hulk sia fondamentalmente innocua e per ridere, pensate a quanto può essere tossico il racconto di uomini rappresentati come deboli, miserabili e incapaci di portare avanti relazioni, che non hanno maturità emotiva e che pensano solo all’aspetto estetico e sessuale.

Come nasce questo modo di pensare?

Se c’è qualche uomo all’ascolto, mi dica se si sente rappresentato da questa serie.

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

Ma come nasce questo modo di pensare?

She-Hulk è un caso emblematico di sessismo interiorizzato, ovvero un modo di pensare e di agire basato su una serie di concetti discriminatori (in questo caso di genere) che sono stati così profondamente assimilati che non si è riusciti a superarli.

Da qui nascono concetti di diverse gravità: dall’infantilizzazione (gli uomini non si sanno gestire da soli senza una donna, non sanno sopportare il dolore…) fino a quelli di effettiva demonizzazione (gli uomini non sono capaci di avere relazioni emotive appaganti, pensano solo al sesso…). Tutte cose che avete sentito almeno una volta nella vita, soprattutto da donne.

Questo modo di pensare nasce in parte da una certa tendenza, più o meno violenza, di donne che (anche giustamente) sentono il peso di un’oppressione del maschile oggi come ieri, e vogliono (non giustamente) avere una rivalsa. E per questo rispondono screditando, infantilizzando e attaccando anche direttamente il maschile tutto, senza distinzioni.

Il sessismo interiorizzato in She-Hulk

Tatiana Maslany nei panni di She-Hulk in una scena di She-Hulk: Attorney at law, serie tv Disney+ e MCU

E She-Hulk abbraccia del tutto questo modo di pensare.

A dimostrazione fra l’altro di una mancanza di profondità di pensiero, che porta le autrici a fossilizzarsi su queste idee, anche inconsapevolmente. Tuttavia, rivelando anche un altro elemento sotterraneo e anche derivativo di questo modo di pensare:

La paura per il maschile.

La protagonista si sente continuamente osteggiata e aggredita dagli uomini in scena, che però non sono mai raccontati come effettivamente violenti o cattivi, ma più che altro come dei buzzurri e dei miserabili appunto, proprio per depotenziarli.

E come risultato abbiamo la storia di una donna che vive in funzione del maschile, in quanto sembra riuscire a definire sé stessa e il suo valore solamente tramite le relazioni.

Fra l’altro al contempo mettendosi sola al centro della narrazione, e andando a svalutare altre minoranze per cui dovrebbe invece lottare: l’uomo cinese che vende prodotti tarocchi, lo stilista gay che è una prima donna e femminilizzato nella maniera più stereotipata possibile…

Vogliamo davvero vivere nel mondo di She-Hulk?