Categorie
Le riflessioni del cinema semplice

Perché i nuovi film ci sembrano tutti uguali?

Negli ultimi tempi quando andiamo al cinema abbiamo la fastidiosa sensazione che tutte le produzioni, soprattutto mainstream, siano una uguale all’altra.

Ma è veramente così?

La post-era del blockbuster

Anzitutto, bisogna considerare il periodo storico in cui ci troviamo: il fanservice sembra la nuova macchina fabbrica soldi e si cerca sempre di più di intercettare le generazioni che hanno vissuto i primi decenni del cosiddetto cinema dei blockbuster.

Infatti, il primo blockbuster, ergo produzione finalizzata ad attirare il pubblico più ampio possibile, con una vita oltre la sala attraverso il merchandising, è Star Wars Una nuova speranza (1977). Poco prima, il primo film evento fu Lo squalo (1975).

Due momenti non così lontani, che hanno portato nel tempo il cinema mainstream a rendersi conto che c’erano dei prodotti capaci di colpire così profondamente lo spettatore e di fargli spendere più soldi di quanto avesse.

E sarebbe stato da pazzi non spremere fino in fondo questa tendenza.

Il potere della nostalgia

E a questo punto entra in gioco la nostalgia.

La nostalgia è un’arma a doppio taglio: se da una parte può essere l’elemento che determina il successo di un film, dall’altra ne può determinarne la morte.

Come infatti ci ha ben raccontato il recente Scream 5 (2022), spesso i fan patiti di una saga e di un certo prodotto ne sono talmente innamorati che vogliono solo una riproposizione senza cambiamenti.

A discapito della ridondanza e della banalità.

Perché molto spesso succede che elementi che fanno innamorare il pubblico di un prodotto non fossero pensati con questa finalità, ma sono state delle scelte per così dire spontanee, che si sono rivelate solo dopo molto indovinate. E che, riproposte, soprattutto nelle mani sbagliate, spesso non hanno la stessa efficacia.

Ma non è l’unico problema.

Proporre il nuovo con l’usato sicuro

Oltre all’effetto nostalgia, alla base di fondamentalmente ogni investimento di marketing esiste un concetto fondamentale: proporre il nuovo tramite l’usato sicuro.

Una tecnica operata più o meno efficacemente per esempio tramite i poster dei film, dove si inserisce un elemento di richiamo per lo spettatore ad un prodotto che ha già fruito ed apprezzato. Eccone un esempio:

E così quando si stende una sceneggiatura, soprattutto se è per mere finalità di guadagno, si tende a puntare su strutture narrative già rivelatasi efficaci e personaggi facilmente riconoscibili. Motivo per cui, per esempio, molto dell’horror mainstream sembra sempre la stessa minestra.

Un film è un investimento

Queste scelte di cautela sono dovute ad una realtà molto semplice: per il cinema mainstream, il film è anzitutto un investimento economico.

E solo dopo può essere arte.

Infatti, quando si produce un film, si investe un certo budget avendo in mente un ritorno economico che faccia effettivamente guadagnare la casa di produzione. E se si considera che nelle spese si includono non solo i costi di produzione, ma anche di marketing, nonché il fatto che la metà degli incassi va alle sale, non è così semplice.

E una major può permettersi fino ad un certo punto di avere prodotti flop, ma deve essere sicura che nel bilancio finale dell’anno ci sia stato un ritorno economico quantomeno per essere in pari e investire in nuovi progetti.

Altrimenti si chiude.

E se utilizzare elementi già sicuramente consolidati porta a un ritorno sicuro, perché non sfruttarlo?

Perché i nuovi film ci sembrano tutti uguali?

Direi che la risposta si è già abbastanza formata da sola: tendenzialmente i film più sponsorizzati e che hanno più successo nel pubblico mainstream sono spesso anche quelli che hanno al loro interno l’elemento di nostalgia e dell’usato sicuro.

È il caso di Spiderman No Way Home (2021) e anche Jurassic Park Dominion (2022), due prodotti che hanno superato il miliardo di incasso.

Tuttavia, pensare che tutto il cinema odierno sia fatto con lo stampino è unicamente una percezione. Una percezione che però, come abbiamo visto, è anche giustificata. Ma bisogna guardare anche oltre.

Anzitutto, è bene considerare che ci siano tutt’oggi ottimi autori capaci di portare opere apprezzabili da un ampio pubblico, ma al contempo artisticamente ben pensate: solo per dirne due recenti, The Batman (2022) e Dune (2021).

Ma soprattutto bisogna guardare oltre e scoprire l’immensità delle produzioni che vengono fatte ogni anno, magari al di fuori delle produzioni più mainstream, con prodotti innovativi e incredibilmente interessanti.

È il caso del recente Triangle of Sadness (2022).

Quindi il mio consiglio è di non affossarsi sulla produzione più mainstream, che sono quasi cinquant’anni che va al risparmio e al riciclo, e scoprire quando ancora il cinema sia in grado di regalare.