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Boris 4 – Una serie tv a norma

Boris 4 è la quarta stagione della serie omonima, andata in onda su FOX fra il 2007 e il 2010. Un ambizioso rilancio sulla piattaforma di Disney+ dopo più di dieci anni di assenza e dopo il meno considerato film Boris Il film (2011).

Un ritorno che era tanto atteso dai fan della serie originale, che negli anni è diventata un piccolo cult italiano, tanto da essere citata quasi alla stregua delle migliori battute di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Io stessa ho recuperato solo quest’anno la serie completa e attendevo con un certo interesse questa stagione.

E non sono stata delusa.

Di cosa parla Boris 4?

I vecchi personaggi di Boris si riuniscono per girare una nuova fiction italiana, dedicata alla vita di Gesù, ma questa volta con la severa supervisione della piattaforma e dell’Algoritmo che sembra definire ogni produzione cinematografica…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Boris 4?

Francesco Pannofino, Alessandro Giulio Tiberi, Paolo Calabresi e Ninni Bruschetta in una scena di Boris 4, revival dell'omonima serie per Disney+

Per me, assolutamente sì.

Davanti all’arduo compito di dover portare in scena un rilancio che fosse sempre Boris e che fosse ancora attuale sull’andamento delle produzioni nostrane, Boris 4 ci riesce perfettamente.

E questo perché, semplicemente, non perde la sua vera natura: pur con qualche adattamento e inserimento di elementi molto attuali, questo prodotto è in tutto e per tutto una nuova stagione della serie originale.

Insomma, non stiamo parlando di una snaturazione del prodotto, come fu per il rilancio di Camera cafè.

Tuttavia, proprio per questo, è un prodotto che ha una barriera all’ingresso, sia per il nuovissimo pubblico abituato a produzioni diverse, sia per chi non si è mai approcciato alla serie.

Posso vedere Boris 4 senza aver visto Boris?

Purtroppo, no.

E questo lo dico perché, anche se non ho sentito un incredibile chiacchiericcio intorno a questo rilancio, Disney+ comunque l’ha messo in homepage e comunque lo zoccolo duro di fan della serie non ha mancato di dire la propria.

Quindi magari ci saranno dei neofiti che avranno interesse ad approcciare il prodotto proprio con questo rilancio.

Tuttavia Boris 4 va considerato non tanto come un rilancio, ma proprio come un’effettiva quarta stagione della serie. E di conseguenza è assolutamente necessario aver visto le precedenti tre stagioni per comprendere e godersi il prodotto.

Ma la fortuna è che tutte le stagioni sono adesso di proprietà di Disney+ e quindi lì le troverete, nei secoli dei secoli per riscoprirle, vederle e rivederle.

E non ve ne pentirete.

Boris è sempre Boris

Francesco Pannofino e Antonio Catania in una scena di Boris 4, revival dell'omonima serie per Disney+

Come anticipato, il punto di forza di Boris 4 è stato di essere riuscito a mantenere la sua identità e a non snaturarsi. Boris 4 è infatti in tutto e per tutto una quarta stagione di Boris, con lo stesso taglio narrativo e le stesse dinamiche, che in effetti non avrebbe senso cambiare.

Possiamo dire che la tv italiana sia di fatto cambiata in questi anni?

L’unica differenza sostanziale è che il capo della produzione non è più il misterioso Dottor Cane, ma l’altrettanto misterioso Algoritmo.

E così Alison, il punto di riferimento della piattaforma che cerca di mettere in riga tutti e definire i parametri di come rendere la serie più high concept.

…ma a volte è troppo

Francesco Pannofino e Alessandro Giulio Tiberi in una scena di Boris 4, revival dell'omonima serie per Disney+

I maggiori difetti di questa stagione a mio parere sono l’autocitazionismo e la gestione del nuovo panorama delle produzioni.

Il problema dell’autocitazionismo è una questione che si sente soprattutto all’inizio, quando la serie cita fin troppo spesso se stessa con le sue frasi più iconiche.

Non posso arrivare a dire che sia un elemento sguaiato, ma in certi momenti appare davvero un fan service molto spicciolo.

Per fortuna è un elemento che più si va avanti, più si perde.

La gestione dell’elemento delle nuove produzioni l’ho trovato per certi versi ben gestito, per altri un po’ ingenuo. Il racconto di come siano sottomessi a questo nuovo Algoritmo e alle sue disposizioni è a volte veramente troppo assurdo e poco pensato.

I casi peggiori sono, secondo me, la lezione iniziale di inclusione e quando Biascica che viene accusato di razzismo.

Ma parliamo delle parti belle.

Fare una serie nel 2022

L’Algoritmo è a suo modo un elemento molto interessante quando ben gestito.

In particolare ho trovato particolarmente divertente l’idea di includere attori di diverse etnie per interpretare gli apostoli nella maniera più improbabile e così anche il concilio delle donne che parlano del ruolo femminile nella Palestina in epoca precristiana.

Momenti davvero improbabili, ma che sono molto credibili nel contesto di più produzioni cinematografiche di quanto cose siamo disposti ad ammettere.

Ed è ancora più evidente se pensiamo che molto spesso questi racconti di inclusività in non poche major cinematografiche sono all’ordine del giorno, come parte di una check list autoimposta che porta a racconti sempre più assurdi e, paradossalmente, meno credibili.

Non è passato un giorno

Carolina Crescentini e Pietro Sermonti in una scena di Boris 4, revival dell'omonima serie per Disney+

Il punto di forza di Boris sono sempre stati i suoi personaggi, le colonne portanti dell’intero impianto narrativo. E non sono da meno neanche in questa occasione.

Tutti gli attori sono rientrati perfettamente nei loro personaggi, anche i più minori, non perdendo mai un colpo e dimostrando anzi le capacità incredibili di questi interpreti, che fino a questo momento sono rimasti abbastanza ai margini nel panorama filmico.

Infatti ad oggi in Italia le produzioni filmiche di stampo comico sono piuttosto scarse e ripetitive, e l’unico momento in cui hanno avuto un secondo momento di popolarità in questo senso è stata proprio la saga di Smetto quando voglio, che era non a caso scritta dagli stessi sceneggiatori di Boris.

Un omaggio sofferto

Oltre al funerale per la mitica Itala, dopo la sofferta dipartita dell’attrice Roberta Fiorentini, non da meno è stato l’omaggio verso Mattia Torre, uno dei tre veri sceneggiatori di Boris, la cui morte è avvenuta solo pochi anni fa.

E in questa stagione infatti Valerio Aprea, riprendendo anche la fisionomia dell’amico scomparso, appare sotto forma di fantasma, che solo gli altri due sceneggiatori possono vedere, e che consiglia anche Renè per la folle scena di danza dell’ultima puntata.

Così si ricollega anche per le battute finali del film Io giuda, che aprono l’ultimo omaggio nei confronti di una delle grandi menti dietro a questo cult tutto italiano.