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A ghost story – Storia di chi resta

A ghost story (2017) di David Lowery è un piccolo film indie con protagonisti Rooney Mara e Casey Affleck.

A fronte di un budget davvero ridicolo – appena 100 mila dollari – ha incassato paradossalmente molto bene: quasi 2 milioni in tutto il mondo.

Di cosa parla A ghost story?

Una giovane coppia si è appena trasferita in una nuova casa, ma un terribile incidente sconvolge tutto…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere A ghost story?

Assolutamente sì.

Ma con un forte avvertimento: non è per nulla un film semplice. È una pellicola con ritmi incredibilmente lenti, con diverse scene a camera fissa in cui semplicemente guardiamo normalissime scene di vita quotidiana attraverso gli occhi del protagonista.

Inoltre, anche sul finale molti elementi diventano più chiari, rimane comunque una storia piuttosto enigmatica e aperta alla completa interpretazione dello spettatore. Insomma, un’opera con un taglio autoriale piuttosto peculiare, ma che, se presa per il verso giusto, può dare grandi soddisfazioni…

Un vero fantasma

La rappresentazione del fantasma protagonista mi ha davvero sorpreso.

Solitamente nei film horror e fantastici i fantasmi vengono rappresentati come esseri trasparenti, con magari anche un aspetto mostruoso o i segni della loro morte. Insomma, delle creature che devono far paura in maniera semplice, ma immediatamente efficace.

Invece il fantasma protagonista è molto semplicemente una persona con addosso il suo sudario, tanto da sembrare sulle prime quasi il personaggio di un film per l’infanzia. In realtà è una presenza genuinamente spaventosa.

Uno spettatore silente e afflitto, ma che non emette un suono, ma che segue, che ascolta, e, che, solo in un’occasione, si comporta veramente come un fantasma che infesta una casa…

Chi va, chi resta

Il tempo scorre inevitabile.

Il protagonista è sempre al centro della scena, ancorato alla sua casa, al suo nido da cui non si voleva allontanare neanche quando era in vita. Ma, quasi senza poterlo controllare, si susseguono davanti ai suoi occhi storie, persone, morti. Tutti vanno avanti con la loro vita, lui resta immobile a guardarla.

Passano mesi, anni, secoli, e l’unico compagno è il fantasma dell’altra casa, che rappresenta il destino drammatico in cui potrebbe ricadere lo stesso protagonista: dimenticarsi perché non vuole lasciare la Terra.

E infatti lo spettro coperto di fiori scompare solo quando il suo punto di riferimento è distrutto, e si convince che chi aspettava non tornerà più – anche se non saprà mai chi…

Nichilismo totale

Una riflessione fondamentale si trova nella scena della festa.

Un personaggio ignoto esprime il suo totale nichilismo, nel considerare l’esistenza terrena solamente passeggera e di fatto inutile, che si trascina verso il destino inevitabile: la morte.

Ma rimarrà qualcosa di noi?

Qualche segno della nostra presenza potrebbe fortuitamente rimanere immortale, un frammento in un mondo inevitabilmente distrutto, una fragile memoria di una persona nel futuro che non saprà neanche chi siamo…

E si riallaccia al motivo della permanenza del protagonista.

Cosa succede nel finale di A ghost story?

Nel finale il protagonista riesce, trovandosi nel loop, riesce ad estrarre dalla parete il bigliettino che M aveva lasciato prima di andarsene.

E scompare.

La donna proprio all’inizio raccontava come in ogni casa che lasciava avesse lasciato un messaggio, un pezzo di sé.

Una chiusura che si apre a diverse interpretazioni.

Personalmente io credo che quel messaggio fosse la chiave della frustrazione di D, che non riusciva a darsi pace. Forse sul non capire cosa non andasse nel loro rapporto, che sembrava per molti versi conflittuale e non risolto, e che girava intorno anche alla volontà di abbandonare la casa stessa.

E se M avesse scritto sul foglio il motivo per cui non poteva rimanere nella casa?

Oppure semplicemente, Addio?