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The Menu – Un piatto (quasi) perfetto

The Menu (2022) di Mark Mylod è un thriller-horror che ha fatto abbastanza parlare di sé verso la fine del 2022. Non ho potuto vederlo in sala, ma l’ho recuperato in streaming, dopo che mi era stato ampiamente consigliato.

E non ne sono rimasta delusa.

Davanti ad un budget abbastanza contenuto di 30 milioni di dollari, ha avuto incassi medi: 76 milioni di dollari in tutto il mondo.

Di cosa parla The Menu?

Tyler porta l’affascinante Margot ad un’esperienza culinaria esclusiva del noto chef stellato. Ma la situazione fin da subito appare disturbante…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere The Menu?

Anya Taylor-Joy e Nicolas Hoult in una scena di The Menu (2022) di Mark Mylod

In generale, sì.

È un film che ho trovato piacevole e complessivamente ben fatto, che non mi ha solo convinto per un elemento della trama un po’ scricchiolante…

Ma nel complesso è una pellicola assolutamente godibile, un thriller con un taglio decisamente elegante e fascinoso, con attori di primo livello.

L’esperienza esclusiva

Ralph Finnes in una scena di The Menu (2022) di Mark Mylod

Nonostante in diversi punti la pellicola presenti un taglio più corale, la protagonista è assolutamente fondamentale e funzionale per lo spettatore.

Anche se la situazione iniziale è già abbastanza esplicativa da sé, sono le sue occhiate, le sue soggettive che sottolineano due elementi essenziali per la costruzione della tensione: la barca che si allontana e la porta che si chiude.

Proprio ad indicare come questa esperienza sia talmente esclusiva che esclude ogni tipo di via di fuga.

Il pubblico sbagliato

Anya Taylor-Joy e Nicolas Hoult in una scena di The Menu (2022) di Mark Mylod

Margot è fin da subito messa in un rapporto antagonistico con Tyler, che rappresenta uno dei personaggi peggiori che definiscono il mondo della cucina gourmet: l’esaltato superficiale, che si beve qualsiasi cosa che lo chef gli propone.

Al contrario la protagonista è continuamente contraria a questo eccessivo sperimentalismo e cucina concettuale, che non permette davvero di godersi l’esperienza del cibo.

Anya Taylor-Joy e Nicolas Hoult in una scena di The Menu (2022) di Mark Mylod

Ma è una mosca bianca all’interno di una varietà di personaggi secondari che raccontano il pubblico tipico di questo tipo di esperienze: gli arroganti raccomandati, i ricchi annoiati, i critici snob, e via dicendo.

Tutti personaggi che sono il motivo dell’insoddisfazione dello chef, che vorrebbe forse degli adepti al pari dei suoi cuochi, che vivono profondamente l’esperienza che vuole portare in tavola.

Fino ad arrivare agli estremi.

Ma qui nasce il problema.

Il problema della morte

Ralph Fiennes in una scena di The Menu (2022) di Mark Mylod

L’unico elemento che proprio non mi ha convinto del film è la gestione della morte, la cui inevitabilità viene annunciata fin troppo presto.

Sarebbe stato meglio, secondo me, tenerla in sottofondo, abbastanza evidente da tenere alta la tensione, ma senza rivelarla fino alla fine. Il film avrebbe funzionato comunque, facendo giusto qualche aggiustamento.

Inoltre, non sono riuscita a trovare credibile questa totale sottomissione degli altri chef a Slowik, elemento per cui vengono poste delle buone basi, ma per cui avrei preferito una costruzione più profonda e convincente.

Il piano di Margot

Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes in una scena di The Menu (2022) di Mark Mylod

Nel finale, Margot riesce effettivamente a salvarsi tramite un piccolo trucco.

Fondamentalmente il suo piano per scappare è di giocare allo stesso gioco dello Chef, invece che andargli contro direttamente come gli altri personaggi – e lei stessa fino a poco prima. Così lo riporta con i piedi per terra, comportandosi come si comporterebbe effettivamente in un ristorante, mandando indietro il piatto e chiedendo di portare a casa gli avanzi – come tipico negli Stati Uniti.

E evidentemente Slowik preferisce essere trattato in questa maniera reale, che essere inutilmente e superficialmente esaltato – o non considerato.

E così infatti Margot guadagna la sua libertà