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La vita bugiarda degli adulti – Non per me

La vita bugiarda degli adulti (2023 – …) è una serie tv italiana di produzione Netflix, tratta dal romanzo omonimo di Elena Ferrante.

Ho superato il mio naturale repulsione verso questo tipo di prodotti per avere l’occasione di collaborare con Cristina (@cristinasponk), che ha arricchito questa recensione con un confronto col romanzo.

Una buona idea?

Di cosa parla La vita bugiarda degli adulti?

Giovanna vive nel mito della zia Vittoria, personaggio odiato dai genitori ma che lei vuole assolutamente conoscere…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere La vita bugiarda degli adulti?

Sì e no.

È molto difficile raccontare oggettivamente una serie che, anche se non mi è piaciuta, non è neanche un cattivo prodotto.

Mi sento di consigliarvela se vi interessano le serie con un profondo taglio drammatico e realistico – di cui, se seguite la serialità italiana, avrete molto più esperienza di me. Anche comunque con una regia più che buona e una caratterizzazione dei personaggi complessivamente funzionante – pur all’interno di una sceneggiatura non del tutto vincente.

Una regia intrusiva

Partiamo dal punto più positivo della serie tv: la regia è piacevole e ben fatta.

Ma non mi aspettavo niente di meno da Edoardo De Angelis, vincitore del David di Donatello per Indivisibili (2016),

La macchina da presa segue e insegue fedelmente i personaggi, gli entra dentro e coglie i più piccoli particolari che raccontano una marea di significati anche in una sola inquadratura. E, al contempo, si concentra sugli ambienti che li raccolgono, indugiando sugli stessi in maniera anche inaspettata…

Insomma, un elemento che da solo eleva il livello della serie.

Sorprese e insipidezza

La caratterizzazione dei personaggi – la scelta degli abiti e del modo in cui parlano – è piuttosto indovinata.

Si vede chiaramente la differenza sociale fra le varie figure in scena: da Angela e Ida, che sono nate signore – con i loro abiti e capelli perfetti – a Giovanna, che invece si vede essere figlia di intellettuali di sinistra, ma nati dal basso.

E da questo punto di vista è particolarmente significativa la caratterizzazione di Andrea, il padre di Giovanna. Infatti, come per la maggior parte del tempo parla in maniera forbita e ricercata, in certi momenti – quando perde la pazienza e con Vittoria – scade nel dialetto.

Valeria Golino La vita bugiarda degli adulti

E il dialetto nella serie è spia di un condizione sociale inferiore, particolarmente nel personaggio di Vittoria, considerata fondamentalmente l’ultimo gradino della scala sociale. E non c’è un momento in cui si toglie dalla bocca il dialetto – unica lingua che conosce – con una Valeria Golino che mi ha sinceramente sorpreso.

Sul versante totalmente contrario, il personaggio di Giovanna mi è risultato incredibilmente insipido.

Non so se sia colpa dell’attrice, ma ho avuto per la maggior parte del tempo la sensazione che Giordana Marengo fosse stata diretta male. È alquanto possibile che le abbiano detto di mantenere l’espressione fredda e accigliata che caratterizza il personaggio per tutto il tempo, rendendola di fatto inespressiva.

Un tira e molla

La parte che mi ha meno convinto della pellicola è proprio la gestione della storia.

Non ho purtroppo la capacità di capire quanto sia colpa degli sceneggiatori e quanto del materiale di partenza – Cristina ve lo saprà dire. Tuttavia, sopratutto nella seconda parte, mi è sembrata per molti versi insensata e un inutile tira e molla.

Ho avuto proprio la sensazione di un fastidioso girotondo, che forse voleva raccontare una storia reale con dinamiche reali – compreso il rapporto strano e altalenante fra Vittoria e Giovanna. Tuttavia questo mi ha portato anche alla consapevolezza che questo non è il genere e il tipo di storia che mi interessa fruire.

E questo riguarda anche i libri di Elena Ferrante.

Sopratutto se vi è un certo tipo di rappresentazione della sessualità che mi ha infastidito, se non addirittura disturbato…

Il parere della lettrice su La vita bugiarda

Un confronto con il romanzo di ispirazione a cura di Cristina (@cristinasponk)

Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta.

La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo.

Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione.”

L’omonimo romanzo del 2019 di Elena Ferrante – si dice sia uno pseudonimo, lo sapevate? – ripercorre con una narrazione in prima persona al passato la vita di Giovanna, dalla pubertà all’adolescenza. 

La trama è pressoché la stessa della serie, con qualche piccola divergenza che nel complesso ne va a modificare il tono: nei primi capitoli, Giovanna vive la relativa spensieratezza dell’infanzia, segnata da qualche preoccupazione legata alla scuola e a questa apparente somiglianza alla terribile zia Vittoria, una sagoma senza volto, un demone della Napoli bassa che aveva tormentato la giovinezza dei suoi genitori.

Ma al contrario della serie, nel libro Giovanna è una figlioletta modello tutta vestitini rosa e dizione perfetta, che venera i genitori con cui condivide un ottimo rapporto.

Ribellione graduale

La sua ribellione è graduale: comincia raccontando delle bugie ai suoi per potersi avvicinare sempre più a Vittoria, e al tempo stesso asseconda la zia in qualsiasi cosa pur di farsi ben volere. È solo quando vengono a galla il tradimento del padre e l’instabilità mentale di Vittoria che Giovanna attraversa un vero e proprio periodo di ribellione: trascura gli studi, non dà più valore al proprio corpo, non cura più gli affetti.

Spesso, nel romanzo, la Ferrante si sofferma sui pensieri di Giovanna, ossessivi e ripetitivi, che come per ogni adolescente sono diversi da ciò che poi effettivamente dice. Nella serie, pur essendo presenti momenti di narrazione voice-over, spesso questi monologhi interiori vengono trasformati in dialoghi.

Pensate alla scena in cui Giovanna sale in macchina con Corrado e Rosario: nel libro è chiara la distinzione tra la Giovanna-di-fuori, svampita e sciocca, e quella interiore, che si meraviglia del potere che il suo corpo esercita su quei ragazzi, e prova disgusto per loro e per se stessa

I pensieri di Giovanna

Nell’adattamento seriale Giovanna tronca improvvisamente le civetterie con un Ma com’è possibile che non vi accorgete dello schifo che mi fate? Che mi faccio io stessa? lasciando i due ammutoliti e facendo calare una freddezza impacciata su una scena che avrebbe dovuto lasciare solo a lei (e a noi) un retrogusto amaro.

Perché nel libro è Giovanna la unica protagonista, il punto di vista della narrazione appartiene solo a lei, non assistiamo mai a scene tra soli adulti come nella serie; leggiamo i suoi pensieri, vediamo attraverso i suoi occhi, speculiamo assieme a lei mentre cerchiamo di mettere insieme i pezzi del dramma della sua famiglia.

E il braccialetto di rubini è uno dei pezzi fondamentali, assume un significato simbolico nella rete di bugie che avviluppa Giovanna.

Quello che inizialmente è un dono puro, ambasciatore dell’infrangibilità dei legami familiari, regalatole da Vittoria per celebrare la sua nascita, diventa poi il portavoce di un tradimento, viene spogliato della sua purezza perché sfruttato meschinamente dal padre che lo regalò all’amante.

E, alla fine, così come accade per tutti gli altri personaggi del romanzo, si rivela per quello che è sempre stato: un oggetto macchiato di falsità, testimone della crudeltà con cui si tratta la famiglia, sottratto da Enzo alla propria madre morente per darlo alla madre di Vittoria.

La vita bugiarda degli adulti libro consigliato?

Proprio nelle ultime pagine Giovanna avrebbe il potere di insozzarlo ancora di più, di servirsene egoisticamente per ferire come hanno sempre fatto tutti, tradendo l’amicizia di Giuliana e prendendosi il suo tanto amato Roberto

Potrebbe diventare anche lei protagonista effettiva nella vita bugiarda degli adulti, ma sceglie di non farlo.

Consiglio il libro?

Sì, sia a chi ha apprezzato la serie, sia a chi non è piaciuta.

È una lettura triste ma molto coinvolgente, scorrevole, che rende facile rispecchiarsi nei problemi adolescenziali di Giovanna e in tutte le segretezze e vaghe assurdità della vita familiare.

Ma non lo definirei un romanzo coming-of-age: è scritto in chiave adulta, per adulti, con passaggi espliciti legati soprattutto al sesso che risultano volutamente disturbanti. E poi il titolo è una bomba.