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Time of Eve – Slice of android

Time of Eve (2008-2009) è una serie TV net anime, ovvero creata online e distribuita direttamente in streaming.

Gli episodi sono stato poi riuniti in un film, distribuito nel 2010. Le puntate sono state trasmesse in Italia su MTV poco dopo il suo rilascio in streaming.

Di cosa parla Time of Eve?

In un mondo in cui i robot sono sempre più simili agli umani e per questo sempre più discriminati, esiste un piccolo luogo sicuro e felice…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Time of Eve?

Rikuo Sakisaka e Nagi in una scena di Time of Eve (2008-2009)

In generale, sì.

Ci vado un pochino più cauta nel consigliarvelo perché sulle prime potrebbe sembrare un prodotto molto più vicino alla drammaticità e importanza di Ghost in the Shell (1995) e Ergo Proxy (2006) di quanto non sia realmente.

Infatti Time of Eve, per quanto prenda le mosse da Asimov, si articola in puntate che sono più una sorta di slice of life futuristici, con situazioni sicuramente drammatiche e sofferte, ma dal taglio molto più intimo rispetto ad altri prodotti analoghi

Distinzione

Sammy in una scena di Time of Eve (2008-2009)

Per quanto siamo così avanzati, in Time of Eve i robot sono delle mere macchine.

O, almeno, così sono considerati.

La mancanza di un comportamento più umano deriva non dall’incapacità di attuarlo, ma piuttosto dalla paura di essere ancora di più discriminati e maltrattati dai loro padroni, così profondamente spaventati dalla loro stessa creazione.

Rikuo Sakisaka in una scena di Time of Eve (2008-2009)

Questo elemento si nota già nel personaggio di Sammy, che ci appare inizialmente assolutamente apatica e senza sentimenti, quando in realtà questo comportamento è dovuto da una profonda insicurezza e dalla paura di ferire il prossimo, nello specifico Rikuo.

Ma non è la sola.

Avvicinarsi

A differenza di molti prodotti del genere, l’evoluzione dei robot non è intellettiva, ma affettiva.

Nessun androide, neanche i modelli più vetusto, agisce semplicemente per sottostare alle regole che gli sono state imposte, ma, al contrario, in funzione proprio del voler intrecciare dei rapporti più profondi ed autentici con quello che sarebbe il loro padrone.

Rikuo Sakisaka e Masakazu Masaki in una scena di Time of Eve (2008-2009)

Una dinamica che si nota molto chiaramente sia nella commovente storia di Koji e Rina, in cui l’androide vorrebbe solo capire come amare una donna umana, finendo invece per confermare la possibilità di un rapporto affettivo fra due macchine…

…sia nella struggente quanto umoristica storia di Katoran, che si era amorevolmente occupato del suo bambino, per poi essere invece scaricato come spazzatura per evitare di pagare la sua serena dipartita.

Ma il picco emotivo si raggiunge con l’ultima puntata.

Ferire

Masakazu Masaki in una scena di Time of Eve (2008-2009)

La storia di Masaki è la più triste in assoluto.

Nonostante THX si fosse dimostrato in tempi non sospetti quando genuinamente un robot potesse diventare un care giver per un umano, anzi proprio per questo, era stato indebitamente zittito, causando una profonda ferita nel suo padrone.

La vicenda non è altro che una più concreta dimostrazione di quell’odio piuttosto esplicito degli umani che puntella diversi momenti in sottofondo alla serie, e che racconta la paura quasi primordiale di essere schiacciati dalla sua stessa creazione.

Ma ci sono dei segnali anche positivi.

La risoluzione della vicenda, anche con delle piacevolissime note ironiche, getta uno sguardo su un futuro più positivo e promettente, in cui umani e robot potranno vivere in armonia e come pari, proprio come Time of Eve prospettava.

Ed infatti la scena dopo i titoli di coda svela la misteriosa identità di Nagi, ma permette di comprendere quanto tutta la creazione robotica fosse stata pensata dal suo creatore come estensione all’umano, non un oggetto sottomesso allo stesso.

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Gravity Falls – Il mistero della crescita

Gravity Falls (2012 – 2016) è una serie tv animata andata in onda prima su Disney Channel, poi su Disney XD, oggi disponibile in streaming su Disney+.

Se non sapete assolutamente niente su questo prodotto, continuate a leggere. Se invece siete già esperti, cliccate qui.

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The Fall of the House of Usher – Chi è morto?

The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan è una miniserie horror in otto puntate di produzione Netflix – l’ultima collaborazione di questo autore con la piattaforma.

Di cosa parla The Fall of the House of Usher?

Nella lugubre casa in rovina della potente famiglia degli Usher, il vecchio patriarca racconta al suo nemico di una vita, l’avvocato Auguste Dupin, di come ha ucciso i suoi sei figli…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere The Fall of the House of Usher?

Sauriyan Sapkota, Kate Siegel, Rahul Kohli, Matt Biedel e Samantha Sloyan in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

In generale, sì.

Anche se a mio parere non è la migliore creazione di Mike Flanagan, The Fall of the House of Usher è complessivamente un prodotto piacevole, che riesce a tenere col fiato sospeso fino alla fine, con anche una certa creatività piuttosto gore nel mettere in scena le varie morti dei personaggi.

Inoltre, come serie gode anche di una sceneggiatura piuttosto solida, che riesce a far tornare tutti i punti della storia nel suo finale, anche alcuni che parevano dei semplici jump scare, ma che invece si rivelano possedere un significato non poco importante.

Insomma, da vedere.

La serie è scandita dalle diverse morti dei personaggi, di cui di seguito analizzeremo le dinamiche e il background.

Prospero Usher morte

Causa della morte

Acido


Perry Usher è la prima vittima della serie, e anche fra le morti più direttamente collegate alle azioni di Roderick.

Prospero è il più giovane di bastardi Usher, totalmente immerso in una giovinezza sfrenata, beandosi dei soldi del padre, ma che insegue anche ciecamente il sogno di poter diventare un giovane imprenditore al pari di Roderick.

Sauriyan Sapkota in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

La sua avventatezza è la causa primaria della sua morte: nel suo sentirsi così sicuro di sé stesso e delle sue idee, all’interno di una pura ribellione verso il padre, si dimentica di controllare di cosa siano composti quei serbatoi che rappresentano l’apice del suo progetto.

La sua fine è forse quella più scioccante e violenta – oltre quella che fa più vittime, e che non fa altro che far aumentare la pila di morti causati dal padre: oltre alla causa primaria, se Roderick avesse ascoltato di più il figlio, se l’avesse seguito nel suo progetto…

…quantomeno Perry non sarebbe morto in maniera così angosciante.

Camille L’Espanaye morte

Causa della morte

Attacco di un primate


La morte di Camille L’Espanaye è una delle mie preferite, anche perché il suo personaggio è uno dei più velenosi.

Camilla è un’altra dei bastardi Usher, una donna con una carriera di successo, tanto da essere a capo delle pubbliche relazioni dell’azienda di famiglia, ma, al contempo, divorata dall’odio contro la sorella, Victorine.

Kate Siegel in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Insieme a Tamerlane, questo personaggio è uno fra quelli che peggio hanno vissuto l’eredità del padre, diventando delle donne insoddisfatte ed incattivite, con l’aggravante che Camille è sostanzialmente una bambina viziata troppo cresciuta.

Per questo la sua dipartita è lo specchio del suo carattere: sentendosi del tutto in dovere e in diritto di indagare le malefatte della sorella, proprio per la sua hubris viene fatta a pezzi con altrettanta ferocia da Verna nei panni di un primate.

Napoleon Usher morte

Causa della morte

Suicidio


Napoleon Usher è forse una delle morti meno interessanti della serie, una versione in chiave minore della dipartita ben più interessante della sorella, Victorine.

Leo rappresenta uno dei lati più problematici del padre: come il genitore, anche il figlio è incapace di mantenere saldo un rapporto romantico, tradendo il suo compagno, nonostante questo non sembri meritarlo.

Ma Leo è anche divorato dal senso di colpa, rappresentato dal gatto nero: quando il suo tradimento diventa così visibile, l’uomo si affretta a nasconderlo e a rimediare, sicuro di non essere scoperto.

Rahul Kohli in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

E se nella clinica veterinaria Verna cerca di incoraggiarlo a prendere un altro dei gatti, ovvero indirettamente ad ammettere la sua colpa e provare a ricostruire il rapporto con Daniel, proprio tramite un nuovo inizio…

…Napoleon sceglie invece ancora la menzogna, e così finisce per essere perseguitato dalla sua colpa, tanto da distruggere la sua stessa casa, e infine lanciarsi nel vuoto pur di acchiappare quel maledetto felino

Victorine Usher morte

Causa della morte

Suicidio con pugnalata


Victorine è uno dei pochi personaggi effettivamente positivi della famiglia Usher, la cui vita è più di tutte rovinata dall’ambizione di Roderick.

Una promettente chirurga con un futuro brillante, si lascia soffocare dalle richieste del padre di accelerare i suoi esperimenti, portando così a dei risultati posticci ed inefficaci…

T'Nia Miller e Paola Nuñez in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

…che hanno come risultato il mandare a gambe all’aria tutto il progetto, e, in aggiunta, perdendo la sua più importante componente, Alessandra, a cui era legata da un profondo affetto, del tutto guastato dalle sue ambizioni.

La sua ossessione è quella più straziante: vedendo ormai la sua vita che va a pezzi, cerca anche nei modi più grotteschi di salvare il salvabile, prima tentando di riportare in vita Al, poi iniziando i tanto desiderati esperimenti umani proprio su sé stessa…

Victorine Usher morte

Causa della morte

Sgozzamento


Tamerlane Usher è la secondogenita di Roderick, uno dei figli nati nel contesto dell’amorevole matrimonio con Annabel, di cui soffre tutte le conseguenze.

Nonostante cerchi di mostrarsi una donna decisa ed inscalfibile, Tamerlane è invece un personaggio estremamente fragile, tanto che non riesce neanche a vivere in prima persona la sua vita.

Nel suo distacco all’interno del rapporto – sentimentale e sessuale – con Matt, si riscontra la sua incapacità di vivere appieno, divorata di paura di non essere un’adeguata protagonista, e anzi di poter essere sostituita in un qualsiasi momento.

Samantha Sloyan in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Proprio nella sua somiglianza con la madre, Tamerlane tratta con profondo odio Juno, la giovane moglie trofeo del padre, ereditando da lui – e nella forma peggiore – la venerazione verso Annabel, tanto adorata ed idealizzata.

Così il suo personaggio finisce per uccidersi da solo, cercando di distruggere il suo doppio nello specchio, per paura che prenda il suo posto a fianco del marito, che lei stessa aveva cercato di ridurre a figura usa-e-getta.

Frederick Usher morte

Causa della morte

Valanga


Frederick Usher è il primogenito della famiglia, ma è anche il suo membro più insignificante, che prende il peggio dal padre.

Quello che dovrebbe essere il prediletto di Roderick, in realtà rimane sullo sfondo per la maggior parte della serie, e diventa importante solamente alla fine, quando mostra la sua vera natura di marito violento e manipolatore.

Henry Thomas in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Infatti Frederick è un uomo estremamente fragile, che per il solo sospetto di un tradimento di Morella, sceglie di tenerla strettamente sotto al suo controllo, paralizzandola a letto e pure torturandola.

Ma nel suo vaneggiamento, finisce ancora una volta vittima di sé stesso, inalando la stessa droga con cui controllava la moglie, vivendo una morte umiliante, mentre la casa – e la sua vita – gli crolla addosso, davanti al suo sguardo impotente…

Madeline Usher morte

Causa della morte

Avvelenamento e Valanga


Madeline Usher è per certi versi la vera protagonista della serie, o quantomeno il burattinaio dietro alle vicende.

Madeline è una mente matematica e fredda, che orchestra fin dall’inizio la caduta rovinosa del fratello, inducendolo a diventare un imprenditore spietato e senza scrupoli, interessato solo al guadagno ed al successo…

Willa Fitzgerald in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

…ed anche il personaggio che più di tutti spinge la sua famiglia nelle braccia di Verna, del tutto accecata dal desiderio di arricchirsi e di vivere una vita soddisfacente, e che, per salvare sé stessa, è disposta anche ad uccidere il fratello.

E quando effettivamente Roderick cerca di regalarle una morte dignitosa, quella di una regina, Madeline ritorna in vita e sfoga tutta la sua rabbia e frustrazione per una vita forse non così attraente come pensava, diventando lei stessa l’artefice della loro rovinosa dipartita.

Roderick Usher morte

Causa della morte

Strangolamento


Roderick Usher è colpevole del suo stesso tracollo.

Come la sorella, Roderick ha vissuto tutta la sua giovinezza nell’ombra del padre assente, un uomo ricco ed importante che non aveva fatto altro che usare come meglio credeva la madre, creando una discendenza di bastardi incattiviti.

Spinto dalla rampante intraprendenza di Madeline, Roderick riesce a penetrare l’azienda di famiglia, pur da figlio illegittimo, e così da entrare nelle grazie del capoccia di turno, la cui uccisione rappresenta una sorta di seconda morte della figura paterna tanto odiata.

Bruce Greenwood in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Immediatamente successivo è il patto con Verna, che racconta tutta la superficialità del giovane Roderick, pronto ad intraprendere una vita di successo, del tutto protetto dalla giustizia terrena, cieco davanti alle vere prospettive di questa decisione.

La volontà di creare un mondo senza dolore – quindi risolvere a posteriori la morte della madre – e con dei figli bastardi ricoperti di attenzioni e di soldi, porta a risultati in realtà estremamente negativi.

Roderick Usher

Bruce Greenwood in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Il mondo senza dolore fisico è in realtà una generazione di persone dipendenti da un farmaco, che ricadono nei peggiori scenari di dipendenza e di criminalità da strada, per una vita di dolore o di una morte umiliante.

Al contempo, la sua discendenza non trova in realtà alcuna felicità nel patrimonio del padre, tanto che lo stesso Roderick si dimostra quasi indifferente alla morte dei suoi figli, tanto incattiviti e distrutti dalla sua stessa eredità…

…con due importanti eccezioni.

Bruce Greenwood in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Le uniche due morti per cui il protagonista mostra un po’ di pena è la terrificante dipartita di Victorine, e, soprattutto, la morte del tutto ingiusta di Lenore, che può essere felice solo dell’eredità che lei stessa ha lasciato nel mondo.

Alla fine della sua vita Roderick scopre di essere diventato nient’altro che la stessa figura paterna tanto odiata, con una vita vuota e piena di pentimenti, infine ucciso dalla sua stessa sorella…

Verna vera identità

Sic transit gloria mundi

Quanto è effimera la gloria terrena!

Verna non è il villain della serie.

Il suo personaggio non è altro che un mero esecutore della volontà di Roderick e di Madeline, che hanno scelto consapevolmente una vita votata al guadagno e al successo, indipendentemente dai sacrifici che ne conseguono.

Di fatto Verna permette semplicemente ai protagonisti umani di prendere la strada più facile per cambiare il mondo, obbiettivo che avrebbero in realtà potenzialmente potuto raggiungere senza il suo aiuto, ma magari qualche sforzo in più.

Carla Cugino in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Di fatto Verna interviene nel momento in cui capisce che tipo di persone sono i due fratelli Usher: farebbero qualsiasi cosa pur di avere successo, persino proteggere un’azienda criminale, voltare le spalle ad una persona di fiducia e, infine, murare vivo un uomo.

Niente di tutto questo è opera di Verna.

Carla Cugino in una scena di The Fall of the House of Usher (2023) di Mike Flanagan, serie tv Netflix

Di fatto questo demone ha messo gli umani davanti ad una scelta di vita: se i due fratelli Usher hanno scelto la strada più semplice, ma anche più terribile, al contrario lo spietato avvocato Arthur Pym sceglie la via più dignitosa, nonostante lo porti alla prigione.

Così tutto il resto dei personaggi muore semplicemente per una colpa propria: Verna non uccide in realtà – ad eccezione di Lenore – veramente nessuno, ma mette la famiglia Usher davanti alle proprie paure e fragilità, e fai in modo che queste li distruggano.

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Sex Education – Un cambiamento necessario

Sex Education (2019 – 2023) è una delle serie più popolari di Netflix che ha avuto, fra le altre cose, il merito di lanciare la splendida Emma McKay e, più in generale, di segnare un punto di non ritorno nel genere teen drama.

La serie è composta da quattro stagioni, di otto episodi ciascuna.

Di cosa parla Sex Education?

La serie ruota intorno ad un nutrito gruppo di adolescenti, accumulati da un unico elemento: la scoperta della propria sessualità.

Vi lascio il trailer della prima stagione per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Sex Education?

Asa Butterfield e Ncuti Gatwa in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Assolutamente sì.

Per quanto come serie non abbia sempre brillato – soprattutto nel suo finale – rimane comunque uno dei migliori prodotti teen degli ultimi anni, andando a sdoganare molti tabù e parlando finalmente con sincerità e rispetto al target di riferimento.

Nondimeno, la serie non manca di trattare anche diverse problematiche legate al mondo degli adulti: insomma, se vi lascerete trasportare dai drammi e dalle storie di questi fantastici personaggi, ne rimarrete assolutamente travolti.

Otis Sex Education

Otis è il personaggio più completo di Sex Education, in quanto rappresenta più di tutti la maturazione di un ragazzo adolescente.

Il punto di partenza del suo personaggio è il sentirsi fuori posto: mentre tutti i suoi compagni hanno già cominciato ad esplorare la propria sessualità, il nostro protagonista è limitato da un blocco – che poi scopriremo essere più mentale che fisico.

Per questo i timidi tentativi nello scoprire il sesso – prima con Lily, poi con Ola – si rivelano fallimentari, anzi umilianti, definendo ancora più nettamente la distanza fra lui e Maeve, invece famosa per la sua variegata attività sessuale.

Asa Butterfield in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Ma il lato peggiore della sua condizione è l’essere così esperto sulla carta in materia sessuale – tanto da saper efficacemente consigliare i suoi compagni – ma di risultare invece incapace di aiutare sé stesso…

…fino alla fine della stagione.

Lo splendido cliff-hanger del primo ciclo di episodi racconta i primi passi di questo giovane protagonista nello scoprirsi anche dal punto di vista sessuale, prima baciando la nuova fiamma – Ola – poi – finalmente! – riuscendo a procurarsi quel piacere da solo.

Debutto

Asa Butterfield e Mimi Keene in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Una scelta intelligente in questo senso è non legare il debutto sessuale del protagonista alla relazione con Maeve: al contrario, un inaspettato intercorso con Ruby diventa l’occasione per affrontare l’importantissimo tema della contraccezione di emergenza.

Vedere degli adolescenti tanto maturi da sapersi tutelare senza l’aiuto degli adulti è uno dei tanti messaggi fondamentali della serie.

Ed è così importante non aver legato il tema della prima esperienza sessuale all’interesse amoroso in quanto molto spesso lo stesso è appiattito proprio all’ambito relazionale e amoroso, senza considerare molti altri ed importanti elementi…

…come la sicurezza, il consenso, l’esplorazione a piccole tappe.

Esplorazione

Asa Butterfield e Mimi Keene in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Ma l’esplorazione sessuale di Otis, più che nei goffi tentativi di approccio con Ola, passa, a partire dalla terza stagione, ancora attraverso Ruby: nel penultimo ciclo di episodi Otis si riscopre particolarmente attivo e desiderabile dal punto di vista sessuale.

Un momento di passaggio fondamentale, in cui il protagonista riesce finalmente a conoscersi e autodeterminarsi – sfuggendo al controllo di Ruby – e al contempo a fare i conti con le difficoltà relazionali che portano alla fine del loro rapporto.

Purtroppo la relazione con Ruby avrebbe avuto bisogno di molto più tempo – almeno un’altra stagione: nell’ultimo ciclo di episodi i due si riscoprono solo timidamente come amici

…ma Otis non ha abbastanza tempo per capire cosa è veramente meglio per sé stesso.

Lasciarsi

Asa Butterfield e Emma Mackey in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

La relazione con Maeve è uno dei temi più tormentati di Sex Education.

Il loro rapporto sboccia in maniera piuttosto classica fin dalla prima stagione, nel quale i due compongono un’improbabile coppia in affari, con Otis che cerca persino di mettere i bastoni fra le ruote a Jackson alle spalle della stessa amica – e potenziale amante.

Ma la loro relazione è impossibile.

Asa Butterfield e Emma Mackey in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Non tanto perché vengono messi loro continui ostacoli sulla loro strada, ma piuttosto perché loro per primi sono incapaci di dare veramente il via al loro rapporto: Maeve e Otis sono due persone molto timide, chiuse e testarde.

Questo porta al crearsi di un’insormontabile incomunicabilità, così che riescono a confessare i loro sentimenti solamente nel finale della terza stagione, per poi essere nuovamente divisi…

Asa Butterfield e Emma Mackey in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

E quel breve lasso di tempo – ancora una volta, veramente troppo poco – che hanno per esplorare effettivamente la loro relazione è scandito solamente da incomprensioni, appuntamenti andati male e, infine, l’inevitabile separazione.

Un finale indubbiamente importante, dove i due capiscono quanto sia molto più importante per il lavoro futuro lavorare su sé stessi e sulle proprie carriere, piuttosto che inseguire questo amore ancora acerbo...

…ma io spero comunque che, fuori scena, ci sia un lieto fine…

Maeve Sex Education

Maeve può contare solo su sé stessa.

Questa misteriosa ragazza vive di una facciata che gli è stata costruita addosso dai suoi stessi compagni – e bulli – e si lascia infelicemente incasellare nel ruolo di mangiauomini, di giovane donna scorbutica e, di conseguenza, con cui nessuno vuole fare amicizia.

Maeve infatti parte come personaggio che vive dietro le quinte, che sfrutta la sua intelligenza solamente per poter sbarcare il lunario, ma senza permettere agli altri di scoprire il suo vero carattere.

Emma Mackey in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

La sua evoluzione passa sia attraverso ad Otis – una delle poche persone che la aiuta e non la esclude – ma soprattutto attraverso Ms. Sands, che diventa l’ambasciatrice di questa brillante ragazza…

…nonostante la stessa cerchi continuamente di autodistruggersi.

Infatti Maeve, per quanti venga spinta e cerchi effettivamente di spiccare il volo, è tenuta a terra dalla pesante eredità della sua famiglia, composta da individui che hanno da tempo perso la strada – e che sono incapaci di redimersi.

Specchio

Emma Mackey in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Purtroppo Maeve si rispecchia inevitabilmente in queste figure, sicura dell’impossibilità di poter provare un’altra strada, persino quando – all’inizio della seconda stagione – comincia finalmente a diventare sicura di sé stessa.

Il fratello e la madre sono di fatto dei fantasmi che la perseguitano, sia dentro che fuori scena.

Questo provoca un’insicurezza di fondo, che Maeve si trascina fino alla quarta stagione, fino alla nuova scuola e al programma che già di per sé racconta il suo essere una ragazza eccezionale e promettente.

Futuro

Emma Mackey in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Non a caso, è proprio il funerale della madre che la porta a fare un passo indietro, apparentemente definitivo.

La perdita della problematica genitrice si accompagna anche all’ennesimo confronto con il fratello, su cui ancora una volta non può contare, e che, insieme alla delusione del nuovo insegnante, sembra tarparle le ali.

Ma è grazie ad una figura materna secondaria – l’inaspettata Jean Milburn – che viene finalmente riconosciuta per i suoi meriti, e così prende la decisione più dolorosa della sua vita.

Ovvero, mettere per la prima volta al primo posto totalmente sé stessa.

Eric Sex Education

Il percorso di Eric è quello che ho più apprezzato della serie, nonché quello che secondo me è risultato infine più completo.

Il personaggio parte apparentemente come la più classica delle macchiette comiche: l’amico gay del protagonista, che corrisponde alla linea comica della serie.

Ma Eric è molto più di questo.

Paura

Ncuti Gatwa in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Grazie anche alla splendida recitazione di Ncuti Gatwa, il personaggio di Eric si smarca piuttosto velocemente dal ruolo di comic relief, e diventa invece protagonista di una delle tematiche fondamentali di Sex Education:

l’accettazione del sé.

Infatti questo baldanzoso ragazzo aveva portato avanti anche quasi con sfrontatezza il suo modo di vestirsi ed esprimersi, persino davanti al bullismo di Adam. Ma basta un errore di Otis ed una terrificante aggressione per farlo spegnere.

Rinascita

Ncuti Gatwa in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Per la rinascita del suo personaggio, Sex Education sceglie una via non scontata, ma che ho apprezzato fino all’ultima battuta.

Di fatto Eric rinasce riscoprendo la sua comunità e le sue radici, e abbracciandole in un modo nuovo, pur davanti alla disapprovazione del padre, il cui ricongiungimento alla fine della prima stagione è fondamentale per il battesimo di questa nuova forma…

…capace persino di tenere testa ad Adam.

Ncuti Gatwa e Asa Butterfield in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Questo percorso legato alla cristianità è interessante proprio perché inaspettato, ma assolutamente fondamentale per raccontare una realtà molto pressante: il mondo delle persone queer legate al cristianesimo.

Proprio nella quarta stagione Eric mostra tutte le difficoltà ad integrarsi in una comunità che, per molti tratti, è apertamente ostile anche solamente all’idea di qualcosa fuori dall’ordinario – o quello che è considerato tale.

La riscrittura di Gesù e poi di Dio stesso secondo un nuovo immaginario è splendida quanto provocatoria: con queste nuove immagini Sex Education si propone proprio di portare in scena un’idea nuova di religione.

E così la chiusura ideale di Eric è proprio quella di diventare pastore, essendogli stato affidato il compito da Dio stesso di aprire la strada, come un novello Mosè, ad una cristianità nuova ed aperta al cambiamento e all’integrazione.

Crescere

Ncuti Gatwa e Asa Butterfield in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Un elemento portante di Sex Education è l’amicizia fra Otis e Eric.

I due ragazzi sono cresciuti insieme, ma per tutte e quattro le stagioni intraprendono vie e strade diverse, arrivando molto vicino al baratro del growing apartlett. crescere separati – e della conseguente separazione.

La quarta stagione serve proprio a Eric a smarcarsi momentaneamente dalla figura di Otis, e scoprire delle personalità più nelle sue corde, in particolare parte di quell’esplosiva comunità queer con cui non aveva mai avuto veramente un contatto.

Ma, infine, i due riescono ad accettare le reciproche differenze e a trovare uno spazio anche nelle realtà più apparentemente peregrine dell’amico, è così a continuare la loro amicizia, pur nelle loro diverse inclinazioni.

Scegliere

Ncuti Gatwa e Connor Swindells in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

La storia relazionale di Eric è fondamentale per più motivi.

Parte inizialmente con un innamoramento impossibile con il suo persecutore – Adam – da cui però rimane diviso per tutta la seconda stagione, intraprendendo invece una relazione con il magnetico Rahim.

La terza stagione è invece dedicata all’esplorare del rapporto con Adam, dopo la splendida dichiarazione nel finale del precedente ciclo di episodi, ma che si rivela passo a passo sempre più impossibile.

Ncuti Gatwa e Connor Swindells in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Questa dinamica, per quanto triste, è un elemento che differenzia Sex Education da molte altre serie teen analoghe.

Non ci troviamo semplicemente davanti ad un solo modello di omosessualità, banale e stereotipico, ma ad un ventaglio di personaggi tutti diversi fra loro, a rappresentare proprio una sessualità che non si può appiattire ad un solo modello.

Allo stesso modo, è fondamentale anche per rappresentare come l’outing di ogni persona queer corra a velocità diverse: come Eric ha già spiccato il volo e diventa infine rappresentante della sua comunità, Adam deve ancora muovere i primi passi.

Ma Eric non può aspettarlo...

Adam Sex Education

Adam e suo padre percorrono due strade parallele e sostanzialmente analoghe.

Partono entrambi dallo stesso punto: un ruolo che sta loro stretto, sentito quasi come necessario per la definizione della propria identità, ma utile solo a nascondere paure e fragilità

Ruoli

Connor Swindells in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Se infatti Michael è l’aspro preside della scuola, incapace di ascoltare i suoi alunni, così Adam ricopre la figura del bullo, andando a colpire proprio quel personaggio che invidia per la sua capacità di esprimersi liberamente: Eric.

Questo comportamento è dettato dalle loro origini comuni: entrambi sono figli di bulli.

Alistair Petrie in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Se infatti Michael soffre anche da adulto i traumi infantili derivati sia dal comportamento del padre che del fratello – rivelati solo nella terza stagione – allo stesso modo Adam è terrorizzato dal genitore e dal suo giudizio.

Tuttavia, è anche una finezza della serie non raccontarli come dei villain tout-court, ma scegliere invece di lasciar loro un margine per mostrare la loro insicurezza, che a volte, soprattutto nel caso di Michael, è quasi comica.

Scoperta

La scoperta del sé avviene per strade differenti.

Per Adam passa attraverso la travagliata relazione con Eric, che gli permette di comprendere che lunghezze deve ancora percorrere per riuscire ad accettarsi.

Così vi è un importante passo avanti nel finale della seconda stagione, che però non è seguito da altrettanta intraprendenza quando finalmente Adam inizia la sua prima relazione queer.

Connor Swindells in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

E, nonostante la stessa giunga alla fine prima del tempo, è comunque un’occasione per il personaggio di conoscersi meglio, anche nelle sue debolezze, e così trovare anche una passione che possa cominciare a definirlo.

In questo senso il punto di arrivo della quarta stagione è la giusta chiusura del suo personaggio: lasciatosi alle spalle quella scuola in cui non aveva mai eccelso, Adam trova finalmente qualcosa in cui splendere.

Rottura

Anche la scoperta di Michael passa in qualche modo per una rottura.

Dopo aver perso il ruolo che lo definiva, l’uomo si trova impossibilitato a ricoprirlo nuovamente, anzi dovendo sottostare – di nuovo – alle angherie del fratello, riaprendo vecchie ferite d’infanzia.

Ma, all’interno del suo dramma, della sua impossibilità di riconnettersi sia col figlio che con la moglie, anche Michael scopre qualcosa di nuovo: la passione per la cucina.

Anche se è un elemento non abbastanza esplorato all’interno della serie, è la chiave per Michael per cominciare finalmente a definirsi come persona, persino in qualcosa di così stereotipicamente femmineo, che il suo vecchio sé avrebbe ripudiato.

Incontro

Connor Swindells e Alistair Petrie in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Il ricongiungimento fra Adam e il padre è stato uno dei miei momenti preferiti dell’ultima stagione.

Nonostante entrambi abbiano fatto diversi passi avanti nella loro vita – anzi proprio per questo – li divide ancora un amaro contrasto non del tutto risolto, che per Adam si concretizza nella paura della ricomposizione di quel opprimente quadro familiare.

Al punto che il ragazzo si sente una pedina nelle mani del genitore, un mezzo dello stesso per riconquistare la madre e così il suo sicuro ruolo paterno.

Connor Swindells e Alistair Petrie in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Ma questo scontro è anche il momento in cui Adam riesce finalmente ad esprimere apertamente quella rabbia covata per anni, e a ribadire la necessità che il padre diventi effettivamente una figura paterna, e non un patriarca opprimente.

E così la famiglia si può ricongiungere, ma solo dopo che i suoi protagonisti hanno vissuto un periodo di transizione e scoperta.

Ruby Sex Education

Ruby è uno dei miei personaggi preferiti di Sex Education.

Parte con il ruolo della ragazza popolare e bulla – una rivisitazione della figura di Regina George, insomma – ma dalla seconda stagione in poi si riscopre in altre vesti.

Come per Adam, anche per Ruby il suo ruolo da bulletta era derivato da una sofferenza passata, da cui aveva cercato di liberarsi diventando lei stessa la carnefice: da bed-wetter a cock-biter il passo è breve.

Scoperta

Mimi Keene in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

La riscoperta avviene soprattutto tramite la relazione con Otis, con cui si apre in una maniera che non aveva mai fatto prima, mostrando quel lato della sua vita che aveva celato persino ai suoi migliori amici.

Infatti Ruby cova interiormente un profondo dolore, sia per la condizione del padre, che per le sue umili origini, a cui si aggiunge la relazione con Otis, che non va come avrebbe sperato.

Inizio

Mimi Keene in una scena di Sex Education (2019 - 2023), serie tv Netflix

Nella quarta stagione il suo personaggio viene spogliato e così arricchito: ritrovatasi sola e senza amici, Ruby punta subito a far parte del gruppo popolare nella nuova scuola.

Ma in questo tentativo riesce anche a riscoprirsi in altro modo, confrontandosi con il suo passato – O, aka Sarah – e risolvendolo non con la ripicca, ma con il ripensamento.

Anche se un po’ monco, il suo finale racconta una Ruby più sicura, che vuole far parte di un nuovo gruppo in maniera diversa, ovvero nascondendosi molto di meno: non a caso, indossa i pantaloni fatti dalla madre, di cui fino a poco prima si era vergognata…

Eric Sex Education

Lily è uno dei personaggi più rappresentativi di Sex Education, che purtroppo esce definitivamente di scena alla fine della terza stagione.

Sulle prime Lily è alla disperata ricerca di un’esperienza sessuale, che le permetta di raccontare con più sincerità e consapevolezza il lato erotico dei suoi fantasiosi racconti fantascientifici, parte fondamentale della sua stessa personalità.

La scoperta della sua sessualità è forse un po’ meno vincente di altre: se sulle prime poteva essere interessante il kink del role play, il problema del vaginismo è portato in scena con un po’ troppa leggerezza.

Ma anche meno mi è piaciuto il personaggio di Ola, veramente insipido e senza personalità, che ha quel poco di interesse per quanto sia legata al personaggio di Lily stesso, in particolare quando la stessa viene censurata e umiliata nella terza stagione.

Jean Sex Education

Jean è, grazie soprattutto alla splendida interpretazione di Gillian Anderson, uno dei personaggi più esplosivi di Sex Education.

Una donna che è stata più volte messa alla prova dalla vita, in particolare dal turbolento matrimonio, che l’ha portata addirittura ad un breakdown mentale, e che si è costruita la sua piccola quotidianità con il figlio e le relazioni occasionali.

Il cambiamento arriva con l’entrata in scena di Jakob, personaggio con cui intraprende relazione molto altalenante, che si conclude in una sostanziale incompatibilità di vedute e di stili di vita, oltre all’impossibilità di reclamare la paternità di Joy.

Guida

Ma, mentre Jean fatica nelle relazioni, soprattutto in quella con Otis, diventa al contempo una guida importante per molti dei personaggi della serie, a cui trasmette i suoi preziosi insegnamenti per una sessualità più libera e consapevole.

Il suo percorso si conclude in qualche modo con la gravidanza, che le permette di riscoprirsi come madre, ma di vivere anche il dramma della depressione post-partum, un’occasione per la serie di raccontare una maternità definita anche da delle importanti ombre.

Manca purtroppo per il suo personaggio un riallacciare in maniera decisiva il rapporto con Otis, che avrebbe definito anche una maturazione dello stesso, che però si risolve solamente in poche, insufficienti, battute

Aimee Sex Education

Aimee è il personaggio che è più alla ricerca di una sua identità.

Il suo punto di partenza è insipido: fa parte del gruppo popolare della scuola perché lo sente come fondamentale per la sua identità, coltivando così solo segretamente l’amicizia con Maeve, e incastrandosi all’interno di una relazione insoddisfacente…

…in cui non fa altro che fingere di essere qualcun altro.

Personalità

I primi passi nella direzione giusta sono lasciare Adam e scegliere invece un altro ragazzo che le permetta veramente di cominciare ad esplorare la sua sessualità, e abbandonare il gruppetto di Ruby per coltivare invece l’amicizia positiva con Maeve.

Ma i punti di svolta, nel bene e nel male, avvengono dalla seconda stagione.

Nel penultimo ciclo di episodi Aimee comincia a sviluppare una sua personalità, intraprendendo un hobby che all’inizio sembra un disastro, ma che piano piano diventa un tratto distintivo del suo personaggio.

Trauma

Al contempo in questa stagione si sviluppa anche un dramma non indifferente, che è raccontato con un realismo piuttosto amaro, delle donne che non riescono ad accettare neanche con sé stesse di essere state aggredite.

Un trauma irrisolto che la porta ad allontanare sia il fidanzato che l’amica, per poi cominciare a rimettersi in piedi grazie all’aiuto delle sue compagne – vittime anche loro – e, in ultimo, grazie ad Isaac, che la aiuta a affrontare il trauma grazie ad una nuova passione: la fotografia.

Jackson Sex Education

In quattro stagioni, Jackson è forse il personaggio a cui vengono affidate più tematiche – forse anche troppe.

Il suo personaggio parte nel ruolo di star dello sport e beniamino del preside, intraprendendo una relazione non usuale con Maeve, purtroppo destinata al totale fallimento.

Scoperta

Il punto più interessante del suo personaggio è però nella seconda stagione, in cui cerca definitivamente di smarcarsi dal ruolo che ha portato sulle spalle per tutta la vita – la promessa dello sport…

…per provare invece un’altra passione e riscrivere così il rapporto con le sue madri.

Meno incisivo è il suo percorso nella terza e quarta stagione: prima tentando un rapporto con Cal, poi scoprendo altri lati della sua sessualità, e infine venendo finalmente a conoscenza delle sue turbolente origini.

Molti temi, che però avevano bisogno di più tempo per un personaggio indubbiamente interessante.

Viv Sex Education

Intorno al personaggio di Viv ruotano due importanti tematiche: il sexting e le relazioni abusive.

Nella seconda stagione il suo personaggio compie un interessante passo avanti, passando dall’essere il genio della scuola ad aprirsi anche a qualcos’altro grazie a Jackson, che diventa nel tempo anche il suo maggiore punto di riferimento.

Fantasia

Nella terza stagione Viv rischia nuovamente di ricadere in un modello non sano, ma per fortuna è anche capace di salvare sé stessa, e anzi di diventare la miccia che scatena la rivolta degli studenti negli ultimi episodi.

Parallelamente Viv racconta un tema veramente poco affrontato nelle serie teen: il sexting, che, insieme all’autoerotismo, permette di conoscersi meglio come persona e come coppia, esplorando vie meno canoniche, ma altrettanto intriganti.

Ma la parte che mi è piaciuta di più del suo personaggio si svolge nella quarta stagione.

Svolta

Per quanto avrebbe avuto bisogno di più episodi, la tematica della relazione tossica è raccontata in tutta la sua angoscia: un rapporto che nasce con un affetto improvviso ed inarrestabile – il cosiddetto love bombing – ma che svela poi il suo lato più violento.

Ed è fondamentale rappresentare un personaggio che riesce, pur fra mille dubbi e anche grazie al supporto dei suoi amici, a ribellarsi ad una situazione che rischiava di finire in tragedia…

…andando però anche a sottolineare come il suo ragazzo tossico possa affrontare un percorso di terapia e così superare questi problematici comportamenti.

Isaac Sex Education

Anche se non gode di ampissimo spazio nella serie, Isaac è un personaggio fondamentale per ben due motivi.

Anzitutto, offre finalmente la possibilità di rappresentare un personaggio disabile che non sia una figurina sullo sfondo, il classico personaggio di buon cuore che deve essere costantemente compatito dagli altri personaggi.

Anomalo

Al contrario Isaac presenta un carattere piuttosto turbolento, respingendo qualunque tipo di umiliante pietismo nei suoi confronti, e diventando quasi il villain del finale della seconda stagione.

Insomma, prima che un ragazzo disabile, Isaac è un personaggio assolutamente tridimensionale.

Inoltre la sua presenza nella serie permette anche di esplorare un tema veramente poco trattato, ovvero quello del desiderio e della soddisfazione sessuale di persone che apparentemente non posso averla – con Maeve prima, con Aimee dopo.

Invisibile

In ultimo, nella quarta stagione Isaac dà voce a quegli ostacoli invisibili agli altri, ma determinanti per una persona disabile, mostrando come anche cambiare un singolo elemento – l’ascensore rotto e le scale bloccate – può stravolgere la percezione del mondo.

Una scena che apre le porte anche ad un altro tipo di disabilità, ancora meno raccontata: la sordità.

Cal Sex Education

Cal e gli altri personaggi queer della quarta stagione introducono un tema ancora poco esplorato nei prodotti teen: le difficoltà della disforia di genere.

Il suo personaggio attraversa varie fasi in cui cerca di definirsi, prima come persona non-binary, poi ricercando un’identità forse più maschile, o almeno cercando di privarsi uno dei tratti sessuali primari – il seno – che aveva sempre cercato di nascondere.

Transizione

Il suo personaggio passa dall’essere piuttosto ribelle e sfuggente nella terza stagione – in cui si affrontano le difficoltà di una persona non binaria in una realtà definita dal bianco e nero – a diventare il protagonista della non semplice transizione.

In questa fase Cal vive diversi impulsi, che in principio permettono di riscoprire una sessualità esplosiva e incontrollabile, poi di sentirsi addosso il peso di un corpo in cui non si riconosce, e che non permette di integrarsi veramente all’interno della realtà scolastica.

Solitudine

Purtroppo Cal è un altro personaggio che avrebbe avuto bisogno di un’altra stagione intera per concludere il suo percorso, arrivando solo al primo passo: superare degli istinti suicidi purtroppo propri di molte persone transessuali…

…e al contempo aprirsi davvero alla transizione, non solo sessuale, ma anche relazionale.

In una quinta stagione che non vedremo mai, sarebbe stato splendido vedere un Eric che accompagnava Cal nel suo percorso di accettazione…

Hope Sex Education

Anche se la terza stagione non mi ha convinto fino in fondo, Hope non solo è un ottimo villain, ma è anche quello che permette di più ai personaggi di fare gruppo e di riscoprirsi.

Apparenza

Se si fa attenzione, la sua natura è svelata fin dalla sua primissima apparizione, soprattutto se la si confronta con Michael Groff: Hope si racconta – ed inizialmente viene percepita – come un personaggio cool, aperto al confronto con gli studenti.

In realtà è indicativo il modo in cui è vestita: totalmente di nero, con dei vestiti anche molto accollati, quindi con un colore che assorbe tutti gli altri, nello specifico i colori caldi e pieni della scuola – che persino Michael Gross indossava.

E infatti Hope spegnerà – o, meglio, tenterà di spegnere – i colori degli adolescenti, riducendoli ad una grigia neutralità.

Controllo

Come si scopre nel finale di stagione, questo comportamento deriva dal suo confronto ben poco sereno con le aspettative sociali: se anche Hope un tempo era una ragazza piena di sogni, questi le sono stati spenti dalla crudezza del mondo adulto.

Per questo la nuova preside cerca di trasmettere questa necessità di controllo e di rispetto delle regole – anche in picchi decisamente eccessivi come quello della retrograda educazione sessuale – perché i suoi alunni siano già pronti ad un mondo ostile.

In questo modo però Hope non si rende conto della necessità degli adolescenti di esprimersi e così di scoprire sé stessi, anche sbagliando, ma evitando così di diventare degli adulti grigi e senza personalità.

E questo passa anche dalla ribellione contro Hope che inevitabilmente avviene.

Sex Education Mean Girls

Sex Education è pieno di citazioni ad altri cult teen – e non solo.

Seguono spoiler su Mean Girls (2004), High School Musical (2006), Breakfast Club (1985) e Juno (2007).

Mean girls è in assoluto il film più citato, più o meno esplicitamente.

Se già di per sé il gruppetto dei ragazzi popolari è uno specchio aggiornato al nuovo decennio delle plastics, la prima citazione effettiva arriva alla fine della seconda stagione, quando il preside Groff sparge le pagine degli appunti di Jean in giro per la scuola, proprio come Regina George con il Burn Book alla fine del film:

Nella terza stagione, l’entrata in scena di Viv con il fidanzato è un riferimento esplicito alla famosa scena della camminata finita male di Cady con le sue nuove amiche (da 0:21):

Così ci sono altre due citazioni nella quarta stagione.

Anzitutto, nella prima puntata sia Ruby che Michael mangiano seduti in bagno, esattamente come la protagonista di Mean girls:

E nella penultima puntata, quando c’è la rivolta scolastica, uno dei ragazzi disabili interviene e qualcuno fra la folla dice che non viene neanche in questa scuola, come omaggio alla famosissima scena alla fine del film:

Un’altra citazione che ho semplicemente adorato è il ribaltamento della terrificante sequenza di Juno (2007) sull’aborto:

Così, anche se più indirettamente, Sex Education cita anche High School Musical, con l’imbarazzo di Jackson nel far parte del musical scolastico, allo stesso modo di Troy nel film.

Infine come non citare lo splendido riferimento a Breakfast Club nella scena della seconda stagione in cui le ragazze vengono obbligate a scrivere un tema su cosa le accomuni:

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Black Mirror 6 – Lo chiamavano Black Mirror…

Black Mirror 6 (2023) è la sesta stagione di una delle serie più iconiche della piattaforma, arrivata a ben quattro anni di distanza dalla precedente, con cinque nuovi episodi.

Ecco il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Black Mirror 6?

Possibilmente no.

In attesa di Black Mirror 6, per motivi che non so neanche spiegare, ero sicura che gli autori avessero imparato dagli errori e dalle critiche che avevano ricevuto per la scorsa stagione. Anche perché altrimenti sarebbero risultati ridicoli.

E invece non potevo immaginare quanto grande fosse il loro coraggio.

Questo nuovo ciclo di episodi, molto banalmente, non c’entra niente con Black Mirror: per buona parte sono puntate di scarsissimo valore, riuscendo a salvarsi solamente per il terzo episodio – che sembra quasi Black Mirror – e l’ultimo, che è abbastanza piacevole.

Ma, se amate Black Mirror, passate oltre.

Joan is Awful

Annie Murphy in una scena della puntata Joan is Awful (Black Mirror 6)

Questo episodio è terribile.

Joan is awful è esattamente quello che non volevo vedere da Black Mirror: praticamente una parodia, con un cattivo gusto di rara bruttezza che neanche nei peggiori b-movie dei primi Anni Duemila.

Inoltre, un episodio basato su concetti di una tale ingenuità che solo un bambino o un complottista in pieno delirio potrebbe pensare: non vi devo spiegare io quanto il motivo per cui Joan viene derubata della sua vita sia irrealistico e pretestuoso, vero?

Annie Murphy in una scena della puntata Joan is Awful (Black Mirror 6)

Ma diventa ancora più assurdo se si pensa alla questione di Salma Hayek – o chi per lei: Netflix dovrebbe essere la prima a sapere che produzioni e attori sono vincolati da contratti blindati e compilati pedissequamente dopo intense contrattazioni.

Avrebbe potuto funzionare diversamente?

Se Black Mirror fosse stato sé stesso avremmo potuto avere una puntata alla White Bear o alla 15 milions merits: sarebbe bastato fare un effettivo world building e ambientare la storia in un futuro possibile, come si era sempre fatto…

Loch Henry

Samuel Blenkin in una scena della puntata Loch Henry (Black Mirror 6)

A questo punto ho cominciato a chiedermi se stessi ancora guardando Black Mirror.

Di per sé Loch Henry non è una brutta puntata: mi ha convinto molto il montaggio e la regia in certi tratti dal taglio quasi documentaristico, che poi si riallaccia al finale, e che riesce in generale a far immergere piuttosto bene nella storia raccontata.

Tuttavia, non è Black Mirror.

Sembra più che altro una puntata di una serie fra il true crime e il mistery, però neanche particolarmente brillante a livello di scrittura: io non sono mai stata una persona particolarmente intuitiva nello scoprire i colpi di scena dei film, anzi.

Invece in questo caso praticamente dal primo minuto avevo intuito quale sarebbe stato il plot twist finale, e per due motivi: è incredibilmente banale, ed era anche l’unico modo per dare un senso alla puntata, che aveva un disperato bisogno di questo shock finale.

E, se la critica voleva essere la cannibalizzazione delle tragedie, diventata piuttosto di moda negli ultimi tempi, è veramente debole…

Beyond the sea

Aroon Paul in una scena della puntata Beyond the sea (Black Mirror 6)

Finalmente una puntata di Black Mirror.

Anche se…

Solitamente preferisco quando gli episodi sono ambientati in un prossimo futuro – come era tipico della serie nella maggior parte dei casi – ma questi Anni Sessanta alternativi tutto sommato non mi sono dispiaciuti.

Finalmente, un racconto con al centro una tecnologia che, più che soluzioni, si porta dietro le paure stesse del suo creatore.

E devo dire che, anche se il risvolto romantico fra David e Lana era abbastanza prevedibile, comunque è stato costruito in maniera intelligente e funzionale, lasciandoti addosso una sottile angoscia che permea tutto l’episodio…

Il problema è il finale.

Purtroppo, ho avuto la spiacevolissima sensazione che volessero chiudere l’episodio con un colpo di scena sconvolgente, ma che si siano dimenticati di costruirlo a dovere, raccontando in maniera convincente la crescente pazzia di David.

Sarebbe stato molto più interessante sempre un finale aperto, ma con David che uccideva Cliff, magari lasciandolo per sempre a vagare nello spazio, e magari in maniera anche più inquietante viveva la sua vita, all’insaputa di Lana…

Mazey Day

È possibile fare una puntata pure peggiore della prima?

Assolutamente sì, se sei Mazey Day.

Arrivati a questo punto io voglio immaginare – e sperare – che abbiano sbagliato writers room e che questa fosse in realtà la puntata pilota di una serie di terza categoria di Netflix, una brutta copia di Teen Wolf, e che abbiano fatto confusione.

Perché non so veramente con quale coraggio abbiano prodotto questo episodio sotto l’etichetta Black Mirror.

In prima battuta sembra una critica scialbissima e fuori tempo massimo al mondo dei paparazzi, uno dei simboli dei primi Anni Duemila. Poi, sempre con l’idea di lasciare a bocca aperta lo spettatore, diventa un fantasy.

Senza che di fatto questa puntata ci abbia raccontato niente di rilevante, senza che sembri neanche che lo volesse neanche fare. Almeno in Joan is Awful hanno cercato di inserire – pur malamente – un elemento fantascientifico.

Qui neanche quello…

Demon 79

Anjana Vasan in una scena di Demon 79 (Black Mirror 6)

Demon 79 è una puntata effettivamente molto carina.

Mi ha ricordato come toni Shaun of the Dead (2004) e Dirk Gently (2016-2017): una sorta di horror comedy apocalittica, con un umorismo ben dosato e dei personaggi che effettivamente funzionano a dovere.

In particolare, nonostante avrebbe funzionato meglio come un effettivo film, a differenza di Beyond the sea il finale è ben costruito, e il cambiamento – o maturazione diabolica – della protagonista è altrettanto ottimamente raccontato.

Paapa Essiedu in una scena di Demon 79 (Black Mirror 6)

E allora qual è il problema?

Ancora una volta, non è Black Mirror.

Nonostante io non sia una fan sfegatata di questa serie, né una purista della prima ora, mi rendo conto di quanto, nonostante in questo caso la qualità sia buona, uno spettatore appassionato si possa sentir preso in giro, e per l’ennesima volta.

E ne avrebbe tutte le ragioni…

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Avventura Azione Disney+ Dramma familiare Drammatico Fantascienza Mistero Serie tv Star Wars - Gli spin-off

Andor – L’ignorato

Andor (2022 – …) è una serie tv spin-off di Star Wars, prequel di Rogue One (2016) e pubblicata su Disney+ fra le diverse offerte dell’Universo Espanso della saga, ma con risultati piuttosto magri…

Di cosa parla Andor?

Andor è alla ricerca della sorella scomparsa, innescando una serie di eventi imprevisti che lo porteranno a ripensare alla propria vita…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Andor?

Diego Luna in una scena di Andor (2022 - ...) serie tv spin-off di Star Wars e prequel di Rogue One

Assolutamente sì.

Ma…

Andor è una di quelle serie che possono dare molte soddisfazioni, ma devono anche essere approcciate con grande pazienza. In particolare, questa serie non gode purtroppo del più robusto degli inizi – anzi.

Ma, dopo aver superato lo scoglio delle prime due puntate, la terza porta ad una svolta consistente che comincia veramente a risvegliare l’interesse, in maniera assolutamente inaspettata.

Da lì, diversi archi narrativi incredibilmente avvincenti.

Ma bisogna anzitutto arrivarci…

Dove si colloca Rogue One?

Andor si colloca cinque anni prima sia di Rogue One (2016), sia di Una nuova speranza (1977).

Un debole inizio

Diego Luna in una scena di Andor (2022 - ...) serie tv spin-off di Star Wars e prequel di Rogue One

La parte più debole di Andor è l’inizio.

Ci ho messo un tempo veramente considerevole per riuscire effettivamente ad iniziare la serie perché purtroppo i primi due episodi sembravano non raccontare niente di davvero interessante, ma essere un’introduzione piuttosto lunga che non si capiva dove portasse.

Ed infatti la svolta che avviene alla fine del terzo episodio è assolutamente inaspettata, ma che mette finalmente in moto le vicende, soprattutto introducendo il personaggio più interessante della serie: il misterioso Luthen Lael.

Per questo credo che rilasciare questa serie settimana per settimana sia stato un azzardo: molti spettatori probabilmente non sono stati catturati dal primo episodio e non hanno proseguito.

Ammetto che anche io avrei fatto lo stesso…

L’heist movie

Diego Luna e Faye Marsay in una scena di Andor (2022 - ...) serie tv spin-off di Star Wars e prequel di Rogue One

Il primo arco narrativo è l’heist movie.

E mi ha particolarmente sorpreso: quando Andor parla con gli altri membri del gruppo riguardo ai pochi giorni necessari per attuare il piano, mi aspettavo che la storia si sarebbe prolungata per diverse puntate e che questo fosse il focus della serie.

E invece mi sbagliavo.

Questa trama occupa non più di un paio di puntate, seguendo quindi una scansione temporale piuttosto coerente, senza allungarsi più del dovuto. La costruzione narrativa è avvincente e la tensione, sopratutto nell’episodio decisivo, è palpabile.

E non sono rimasta del tutto sorpresa dall’inevitabile carneficina alla Rogue One…

La fuga

Diego Luna in una scena di Andor (2022 - ...) serie tv spin-off di Star Wars e prequel di Rogue One

La mia trama preferita rimane comunque quella della fuga dalla prigione.

Anche se i motivi per cui Andor viene incarcerato sono per certi versi pretestuosi, è una linea narrativa fondamentale per la formazione del protagonista. Infatti in questo contesto Andor smette di essere il lupo solitario e impara a lavorare in gruppo.

Ma, sopratutto, comprende l’importanza della lotta con l’Impero, che fino a quel momento non aveva sentito come propria.

Infatti la situazione in cui si trova è un’evidente esasperazione della situazione che opprime la galassia tutta, e che necessità di una ribellione.

E si comincia proprio da qui.

Inoltre ho particolarmente apprezzato il personaggio di Kino Loy, interpretato da un Andy Serkis che sono finalmente riuscita ad apprezzare per le sue doti recitative.

Probabilmente perché finalmente assume un ruolo che gli calza a pennello, non tanto diverso da quello di Cesare in Rise of the Planet of the Apes

È solo l’inizio

Diego Luna in una scena di Andor (2022 - ...) serie tv spin-off di Star Wars e prequel di Rogue One

La chiusura di Andor è davvero ottima.

Arrivati alle battute finali si capisce finalmente di cosa tratta la serie, anche se si è cominciato a comprenderlo solo passo dopo passo in un mare magnum di storie e personaggi: come nasce la Ribellione all’Impero, da quali sentimenti e da quali emozioni.

Infatti Andor supera quel semplicismo – pur apprezzabile e funzionante – che caratterizzava Una nuova speranza (1977) su questo argomento, che riduceva il tutto ad una lotta fra bene e male dal taglio quasi favolistico.

Al contrario in questa serie la Ribellione si arricchisce di nuovi significati, con una messinscena e delle tematiche che riescono a far sentirci sentire vicini i personaggi e le loro importantissime motivazioni.

Andor

L’altro nato negativo di Andor sono alcuni dei personaggi di contorno.

Benché si tratti di un gusto veramente personale, ci tengo a sottolineare come non tutte le figure che si muovono nella serie le ho trovate veramente interessanti, anzi a volte mi sentivo veramente disinteressata dalle loro sorti.

Dal lato degli antagonisti, ho apprezzato lo sforzo di dare un nuovo volto all’Impero con il personaggio di Dreda Meero, ma la stessa l’ho trovata in ultima analisi un villain abbastanza macchiettistico ed esplorato meno del dovuto.

Per i personaggi positivi, ho trovato veramente eccessivo lo spazio regalato a Bix, l’interesse amoroso di Andor, nonostante sia coinvolta in un racconto di prigionia e tortura piuttosto interessante e innovativo.

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Ted Lasso – Come si cambia…

Ted Lasso (2020 – 2023) è una delle migliori serie comedy degli ultimi anni, nonché uno dei titoli di punta di AppleTV+

Di cosa parla Ted Lasso?

Ted Lasso, mediocre coach di football americano, viene inaspettatamente assunto da un club di calcio britannico come allenatore…

Vi lascio il trailer per la prima stagione per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Ted Lasso?

Jason Sudeikis, Brett Goldstein e Brendan Hunt in Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Assolutamente sì.

Nonostante Ted Lasso si presenti come una comedy a tema sportivo, in realtà è molto, ma molto più di questo.

Più che parlare delle vittorie e sconfitte dell’AFC Richmond, questa meravigliosa serie segue l’evoluzione dei caratteri e delle vite dei suoi protagonisti.

E lo fa con una classe inarrivabile, scegliendo di evitare il più possibile il drama – anche quando ci sarebbero stati tutti i motivi per farlo.

Insomma, non ve lo potete perdere.

Non solo calcio

Proprio perché Ted Lasso non è propriamente una serie di calcio, parla di molti altri temi fondamentali.

Infatti, durante le tre stagioni si affrontano diverse tematiche al di fuori dell’ambito sportivo: l’importanza di curare la propria salute mentale, il revenge porn, la difficoltà del coming-out (soprattutto nel contesto calcistico) …

E, ovviamente, le affronta in maniera perfetta.

Il pagliaccio triste

Jason Sudeikis n Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Ted Lasso inizialmente si presenta con la sua energia inarrestabile, che Rebecca cerca inutilmente di castigare e, in parte, di comprendere. Ma la maschera che il protagonista si è costruito è ben difficile da penetrare…

Infatti, Ted vive costantemente con un complesso interiore, le cui radici vengono da lontano.

Come ci racconta l’incontro-scontro con la madre, il protagonista aveva tenuto profondamente nascosto dentro di sé il trauma della morte del padre, mascherandolo proprio come vedeva fare alla madre. E senza che nessuno dei due sembrasse in grado di affrontarlo.

Jason Sudeikis n Ted Lasso, serie tv Apple TV+

E il trauma si è prolungato con l’inevitabile conclusione del suo matrimonio, nonostante l’affetto che lega Ted alla sua famiglia.

Ed è anche in questo che si ritrova con Rebecca.

La donna, inizialmente antagonista, diventa invece un’alleata del protagonista, ed entrambi riescono a trovare nell’altro una spalla su cui reggersi per affrontare i propri demoni.

Ma il vero momento di svolta è quando Ted accetta finalmente non solo di aiutare gli altri, ma anche sé stesso, affidandosi alle impegnative quanto necessarie cure della Dottoressa Sharon.

E così riesce a tornare finalmente e felicemente a casa.

La bellezza di Ted Lasso sta proprio nella complessità del suo personaggio: da una parte fortemente comico, ma nel profondo anche profondamente emotivo e fragile – caratteristica non comune negli eroi maschili.

L’ex-moglie trofeo

Hannah Waddingham in Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Il percorso di Rebecca è forse quello più interessante.

Inizia come un’ex-moglie trofeo, che è stata scartata perché ormai troppo vecchia, sbeffeggiata da ogni tabloid, rimanendo inevitabilmente nell’ombra di Rupert.

Ma anche grazie a Ted riesce a capire di essere molto più di questo, di poter ricercare, anzi pretendere dei partner migliori di quelli avuti finora, riscoprendosi come una donna interessante, intrigante e che ha ancora molto da dire.

Hannah Waddingham e Toheeb Jimoh in Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Ma la sua più grande vittoria non è tanto quella di riuscire a vivere molto più felicemente la sua vita sentimentale e sessuale, ma di superare il suo odio per Rupert.

Infatti, in una delle ultime puntate, quando l’ex marito cerca di riavvicinarla, lei lo scaccia immediatamente, senza neanche pensarci: la sua considerazione per Rupert è ormai l’indifferenza.

E la sua realizzazione finale è proprio che non ha più motivo di provare a distruggere l’ex-marito, perché lo stesso è capace di farlo tranquillamente da solo.

E, anche per questo, smette infine di usare Richmond come mezzo di vendetta, preferendo invece di trarne il meglio per tutti.

Il wonderkid

Nick Mohammed in una scena di Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Nathan è il personaggio con la storia più turbolenta.

Prende le mosse da una situazione sociale molto bassa: umile tuttofare, e pure bullizzato.

E, anche se riesce, grazie alle sue capacità, a risalire la scala sociale, non riesce a lasciarsi alle spalle il rancore covato per anni. Infatti, Nate solo all’apparenza è innocuo e timido, nella realtà nasconde dentro di sé non poca cattiveria, anche fortemente gratuita, che sfoga soprattutto verso Will.

L’apice di questa situazione è lo strappo – in tutti i sensi – della relazione con Richmond e Ted, per entrare al servizio di Rupert. La nuova posizione sembra potergli garantire tutto quello che aveva sempre desiderato: successo, ricchezza, donne bellissime.

Nick Mohammed in una scena di Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Ovvero, diventare Rupert.

Infatti, l’ex marito di Rebecca riesce a catturare Nathan proprio nel momento suo momento più basso, quando, dopo la sua prima vittoria, è diventato sempre più ossessionato dall’idea del successo, e sempre più arrogante e incattivito.

Ma proprio quando Nathan sta per diventare definitivamente un gradasso e un serpente al pari di Rupert, arrivando quasi a tradire la sua nuova fidanzata, decide di abbandonare tutto e tornare su suoi passi.

E finalmente ha la possibilità di redimersi, proprio grazie alle importanti quanto strazianti parole di Coach Beard.

Per tornare ad essere come era all’inizio, ma in situazione totalmente diversa.

Il triangolo

Juno Temple in una scena di Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Ted Lasso ci regala un triangolo amoroso particolarmente bislacco.

Parte tutto da Keeley, inizialmente una ragazza molto superficiale e con una bassa considerazione di sé – proprio come Rebecca: si accontenta di un uomo piccolo e pieno di sé stesso come Jamie – o, almeno, il Jamie dell’inizio.

Per questo, da quando si lasciano, i due cominciano a prendere due strade di crescita diverse.

Keeley riesce a darsi maggiore importanza, intraprendendo una piccola, ma significativa carriera nell’ambito PR, pur con qualche inciampo e passo indietro, arrivando comunque ad una bellissima conclusione insieme a Rebecca.

Phil Dunster e Brett Goldstein in una scena di Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Parallelamente Jamie compie un’importante evoluzione caratteriale, che si definisce nell’antagonismo con Roy. Inizialmente Jamie è infatti un ragazzo estremamente immaturo e troppo sicuro di sé stesso. E, soprattutto, è incapace di giocare in squadra, di essere un team player.

La sua evoluzione si articola non del tutto nel mettere da parte il suo essere un gradasso sul campo, ma nel saper bilanciare questo aspetto nella vita privata, tirandolo fuori solo al momento giusto per far vincere la sua squadra.

E soprattutto riesce a superare il suo antagonismo con Roy, anzitutto desiderando, anzi pretendendo di farsi allenare proprio dal tanto odiato idolo dell’infanzia.

Roy Ted Lasso

Brett Goldstein in una scena di Ted Lasso, serie tv Apple TV+

Al contempo Roy arriva alla fine della serie non sentendosi tanto diverso.

E invece ha compiuto un’evoluzione fondamentale.

È stato capace anzitutto di lasciarsi alle spalle quello che sembrava definirlo come persona: una star del calcio. E invece torna in panchina, sceglie di mettere in pratica le sue conoscenze per aiutare la nuova generazione.

E, in particolare per aiutare Jamie, a portare a termine la sua evoluzione.

Al contempo aiuta anche sé stesso, migliorando la sua importante relazione con la nipote, accettando tutte quelle caratteristiche che lo rendono meno virile e costruendo un’importante relazione con Keeley – pur non riuscendo (per ora) a ricostruirla.

Ted Lasso finale

Il finale di Ted Lasso è illuminante.

La serie dialoga con lo spettatore, che è rimasto col fiato sospeso fino all’ultimo momento, che ha tifato per quella che è diventata alla fine la sua squadra.

Eppure, alla fine scopriamo che il tanto agognato titolo non è stato vinto da Richmond.

Ma alla fine è veramente importante?

Jason Sudeikis in una scena di Ted Lasso, serie tv Apple TV+

È più importante che ogni storia abbia la sua prevedibile e auspicata conclusione, che ogni personaggio abbia raggiunto il massimo del successo, o che i protagonisti siano arrivati alla fine del loro percorso in maniera soddisfacente?

Un po’ questo quello che ci vuole dire Ted Lasso, guardandoci direttamente negli occhi.

È solo l’inizio.

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Mare of Easttown – Un caso umano?

Mare of Easttown (2021) è una miniserie mistery di produzione HBO con protagonista Kate Winslet, che divenne molto popolare nella stagione dei premi di quell’anno, vincendo quattro Emmy e un Golden Globe.

In Italia è nota col titolo di Omicidio a Easttown ed è disponibile su NOW.

Di cosa parla Mare of Easttown?

Dopo un anno, un misterioso caso di scomparsa di una ragazza nella piccola città di Easttown è ancora irrisolto. E cominciano ad accumularsi altri casi riguardanti altre giovani della comunità…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Mare of Easttown?

Kate Winslet in una scena di Mare of Easttown (2021), miniserie mistery di produzione HBO

Sì e no.

Personalmente, da una serie di cui si era parlato così tanto mi aspettavo qualcosa di più: è un prodotto complessivamente buono, con un’ottima Kate Winslet e una costruzione narrativa che riesce a tenere col fiato sospeso fino all’ultimo minuto.

Tuttavia, è anche una serie che si può definire mistery fino ad un certo punto, dal momento che per certi versi il caso diventa un elemento accessorio di una storia, che risulta invece molto più focalizzata sui personaggi.

E certe volte sembra voler prioritizzare l’elemento scioccante rispetto alla coerenza narrativa…

Poco amabile, ma necessaria

Kate Winslet in una scena di Mare of Easttown (2021), miniserie mistery di produzione HBO

La protagonista ci viene subito presentata come una donna dura e scorbutica.

Ha un rapporto fortemente antagonistico sia con la madre che con l’ex-marito, proprio quando questo si sta per risposare, oltre ad essere incline alla scorrettezza e alle scorciatoie pur di togliersi da situazioni scomode.

Tuttavia, fin dalla prima puntata cominciamo a conoscerla anche come una detective che regge sulle sue spalle un enorme peso, soprattutto emotivo, fra casi impossibili e situazioni familiari complesse.

Kate Winslet in una scena di Mare of Easttown (2021), miniserie mistery di produzione HBO

E col tempo scopriamo anche i traumi del suo passato.

La difficile vita familiare, che avuto il suo picco drammatico con il suicidio del figlio, l’ha fortemente indurita, portandola a gettarsi su casi apparentemente insolvibili, portandola ad un tormento interiore ancora più profondo.

Non mi ha del tutto entusiasmato la gestione del suo personaggio: si punta moltissimo dal punto di vista emotivo sui suoi traumi, ma poi questi vengono risolti fin troppo sbrigativamente, in particolare la morte di Colin.

Inoltre, la sua temporanea sospensione dalla polizia, che poteva portare ad una maggiore riflessione sul personaggio e ad una gestione della trama più interessante, in realtà si rivela fondamentalmente inutile, e anche troppo facilmente risolta.

E non è l’unico caso…

L’effetto Barnaby

Enid Graham in una scena di Mare of Easttown (2021), miniserie mistery di produzione HBO

In moltissime serie analoghe, i misteri si svolgono in piccole comunità che fino a quel momento non erano mai state toccate da tragedie, anzi dove era improbabile che accadessero.

Tuttavia, la loro forza sta proprio nell’unicità del caso, che porta i detective ad investigare personaggi che appaiono del tutto innocui e insospettabili.

Quest’ultima dinamica non manca all’interno della serie, ma diventa davvero poco credibile quando i membri della comunità non solo hanno comportamenti sospetti, ma commettono pure svariati crimini.

Ruby Cruz in una scena di Mare of Easttown (2021), miniserie mistery di produzione HBO

Di fatto, all’interno di una comunità abbastanza piccola, sembra che ci sia la maggiore concentrazione di criminali che all’interno del resto degli Stati Uniti – e neanche tutti vengono denunciati o puniti.

Insomma, si scade nell’effetto Barnaby: all’interno di una cittadina minuscola accadono tantissimi e improbabili casi di omicidio, e chiunque può essere potenzialmente un criminale.

Tanti casi, nessun caso

Pur di tenere alta la tensione, la serie si perde in tante, troppe storyline.

Già l’idea di mettere due casi in un’unica serie è stato un azzardo, ma lo è tanto più se fondamentalmente i casi vengono risolti e messi nel cassetto, senza che si approfondisca più di tanto il caso stesso o le motivazioni che vi erano dietro.

E scegliere come uno dei colpevoli un personaggio sconosciuto è stato un incredibile autogol che ha vanificato del tutto il mio interesse al riguardo.

Julianne Nicholson in una scena di Mare of Easttown (2021), miniserie mistery di produzione HBO

Anche peggio scegliere di trascinare così lungamente invece l’omicidio di Erin, utilizzando una messinscena che puzzava fin da subito di fake: la scelta di non mostrare la notte dell’omicidio mentre John Ross la raccontava è un indizio fin troppo palese della falsità della sua confessione.

Al contempo ho poco apprezzato la scelta di Ryan come colpevole: un ragazzino di appena tredici anni che fondamentalmente lo spettatore non conosce e che serve solo per costruire l’inaspettato colpo di scena finale, che però appare veramente poco credibile…

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Malcolm in the middle – Il dramma della classe media

Malcolm in the middle (2000-2006), in Italia noto semplicemente come Malcolm, è un piccolo cult della televisione di inizio Anni Duemila.

Una sitcom, se così vogliamo definirla, ma più che altro una serie comedy veramente unica nel suo genere.

Perché Malcolm in the middle è una sitcom diversa

Frankie Muniz, Erik Per Sullivan e Justin Berfield in una scena di Malcolm

Solitamente le sitcom – anche quelle più rinomate – sono caratterizzate da trame semplicissime, con dinamiche incredibilmente prevedibili e concetti facilmente digeribili per il pubblico medio.

Nel suo piccolo – e nella sua follia – Malcolm in the middle riuscì a scardinare questo concetto.

Raccontando la storia di una famiglia povera e folle insieme, e col suo taglio a tratti quasi surreale, la serie è riuscita a portare in scena una storia credibile e al contempo incredibilmente appassionante.

Oltre a raccontare in maniera più efficace i disagi della classe media statunitense: le famiglie strozzate dai debiti, le condizioni di lavoro distruttive e le dinamiche sociali imprevedibili.

Un racconto che si vede molto bene in particolare in due episodi: L’assicurazione (7×02) – in cui Hal, il padre di famiglia, si dimentica di pagare l’assicurazione sanitaria e impazzisce perché i suoi figli non si facciano male, pena sborsare soldi che non ha – e in Doni fatti in casa (6×06) – di cui parleremo più avanti.

Insomma, una serie che ha molto più da raccontare di quanto sembri.

Top 5 episodi Malcolm in the middle

Una selezione dei cinque episodi migliori di Malcolm in the middle, da cui magari partire per farsi un’idea del prodotto.


La partita perfetta (2×20)

or. Bowling

Frankie Muniz e Jane Kaczmarek in una scena di Malcolm

Una puntata che è una sorta di what if sdoppiato: Malcolm e Reese vanno al bowling e si racconta cosa sarebbe successo se li avesse accompagnati Lois o Hal. Intanto, Dewey rimane a casa in punizione.


Una puntata che mi piace moltissimo perché è costruita alla perfezione nell’alternare le due versioni e portando dinamiche per nulla prevedibili, anzi…


Se i ragazzi fossero ragazze (4×10)

or. If Boys Were Girls

Jennette McCurdy in una scena di Malcolm

La puntata più what if di tutte: mentre deve accompagnare i ragazzi al centro commerciale per comprare nuovi vestiti, Lois immagina se avesse avuto tre figlie femmine. Ma non è tutto oro quello che luccica…


La puntata che guardo a ripetizione perché è esilarante il comportamento delle controparti femminili dei protagonisti e le dinamiche che si creano, anche grazie al casting perfetto. Nonostante non manchino stereotipi di genere piuttosto infelici, è comunque una puntata che apprezzo anche oggi.


Un Natale difficile (5×07)

or. Christmas Trees

Frankie Muniz, Erik Per Sullivan, Justin Berfield, Brian Cranston in una scena di Malcolm

Dal momento che la sua azienda lo costringe a due settimane di ferie non pagate sotto Natale, Hal decide di intraprendere una folle scommessa coi suoi figli: vendere alberi di Natale.


Una puntata che rappresenta benissimo questo senso di impotenza e di fallimento della classe media statunitense impoverita, che deve continuamente mettersi in gioco per riscattarsi, inseguendo il sogno impossibile del self-made man.


Blackout (7×07)

or. Blackout

Erik Per Sullivan in una scena di Malcolm

Un palloncino si impiglia nei pali della luce e crea un blackout in tutto il quartiere. Proprio la sera che ogni personaggio aveva un suo piano da portare a termine…


Adoro la costruzione di questa puntata: si intrecciano diverse vicende e pianificazioni, e la situazione viene mostrata dai diversi punti di vista dei personaggi, in venti gustosissimi minuti pieni di colpi di scena.


Una nuova famiglia (5×14)

or. Malcolm Dates a Family

Frankie Muniz, Erik Per Sullivan, Justin Berfield in una scena di Malcolm

Lois intraprende una guerra personale contro la Pizzeria da Luigi, il ristorante preferito della famiglia. E i suoi familiari si organizzano di conseguenza. Intanto Malcolm conosce la famiglia della sua nuova ragazza, con esiti inaspettati.


Già la storyline della pizza è stupenda, ed è una di quelle puntate che adoro in cui Hal lavora in combutta con i suoi figli. Ma anche le altre storyline viaggiano sul taglio surreale e comico, che ho apprezzato – persino quella di Francis.

Questa recensione contiene piccoli spoiler – anche se è difficile farli per un prodotto del genere – più che altro sull’evoluzione dei personaggi e le situazioni in cui si trovano.

I fratelli

I quattro fratelli sono il cuore della serie stessa, e hanno ognuno una propria interessante evoluzione, anche per gli anelli più deboli.

Malcolm

Malcolm è un protagonista anomalo, che per certi versi ha anticipato i tempi.

Un protagonista assolutamente imperfetto, quasi negativo, e che mette più volte in scena la sua insicurezza.

In prima battuta è raccontato come il piccolo genio – elemento che è portato avanti organicamente per tutti gli episodi – la cui genialità però gli si rivolta anche contro e che, sopratutto all’inizio, è più una vergogna che un vanto – come si vede bene nella puntata Il picnic (01×08).

Frankie Muniz in una scena di Malcolm

Più entra nell’adolescenza, più Malcolm mischia la sua insicurezza con una sorta di vanità – per sua stessa ammissione. Continua ad inseguire dei riconoscimenti sociali, illudendosi di star simpatico a tutti e andando dietro a diverse ragazze nel corso delle puntate.

La sua incapacità di rapportarsi con l’altro sesso è ben raccontata in due puntate in particolare: in La ragazza di Malcolm (3×04) il protagonista si mette con la sua prima fidanzata – che fra l’altro non vediamo mai in faccia – e vive la situazione in maniera assolutamente folle.

Altrettanto assurda è la relazione segreta con Nicki a partire dalla puntata II gusto del pericolo (4×06), ripresa nelle dinamiche anche nella puntata Un amore segreto (7×06).

La puntata migliore di Malcolm

Finalmente al liceo (4×02)

or. Humilithon

In questa puntata Malcolm arriva finalmente al liceo e cerca di cambiare vita e diventare popolare. Ma Lois ha altri programmi in serbo per lui…


Per me è la puntata migliore dedicata a questo personaggio perché ne racconta veramente l’essenza: nonostante Malcolm sia incredibilmente intelligente – e ne è consapevole – sente al contempo che lo status sociale che ne consegue gli stia stretto.

E cerca di sfuggirne.

Reese

Reese è la scheggia impazzita, il personaggio imprevedibile e che compie le azioni più assurde e senza senso.

Ha una costruzione complessivamente organica per tutta la serie, con degli interessanti picchi drammatici quando si prospetta il suo futuro da nullafacente – in particolare nella incredibile puntata Un amore segreto (7×06), in cui Lois sogna un ipotetico Reese del futuro che non si è ancora diplomato.

Ma la bellezza del suo personaggio è proprio nella sua ingenuità e fantasiosità nell’affrontare la situazioni più assurde, per esempio nell’incredibile puntata Condivisione (7×05), in cui si auto-spedisce in Cina – o crede di farlo – per prendere a botte il suo amico di penna.

Justin Berfield in una scena di Malcolm

Una svolta interessante del suo personaggio è quando scopre la sua passione per la cucina – elemento che purtroppo si va un po’ a perdere nelle stagioni successive.

Già di per sé la puntata Scuola di cucina (2×18) è piacevolissima, ma lo è ancora di più il picco di questa linea narrativa, ovvero la puntata Il giorno del Ringraziamento (5×04), in cui Reese fa di tutto – e davvero di tutto – per preparare la cena perfetta per il Ringraziamento.

Senza contare ovviamente l’indimenticabile intuizione del blallo, che è tutta da scoprire:

La puntata migliore di Reese

Il saggio di ammissione (5×15)

or. Reese’s apartment

In questa puntata Reese fa qualcosa di talmente indicibile che è raccontato fuori scena. Per questo – e per l’ennesima volta – i suoi genitori lo cacciano fuori casa, e lui va vivere da solo.


Per me è la puntata migliore dedicata a questo personaggio perché racconta un lato imprevedibile di Reese, che riesce a rimettersi apparentemente in riga e a diventare uno studente e cittadino modello.

Non l’unica puntata con questa tematica, ma quella più efficace.

Dewey

Dewey è il personaggio che fra tutti ha l’evoluzione più interessante.

Il suo cambio di personalità è andato di pari passo con la crescita dell’attore, che è stata ben più drastica rispetto a quella dei suoi fratelli. Dewey infatti comincia come personaggio abbastanza secondario, la cui personalità si riassume in quella di un qualunque bambino che vuole essere al centro dell’attenzione della sua famiglia.

Particolarmente iconica in questo senso la puntata L’ingorgo (2×01) – che fra l’altro è anche una delle mie preferite – in cui Dewey vive le più incredibili avventure proprio guidato dalla sua ingenuità e buon cuore.

Il personaggio di Dewey

Frankie Muniz, Erik Per Sullivan, Justin Berfield in una scena di Malcolm

Facendosi più grande, Dewey passa da essere un ingenuo bambino al secondo genio della famiglia, che scopre la sua grande passione per la musica – che lo porterà anche a scontrarsi con Malcolm nella puntata Il santo (6×18).

L’inizio di questa caratterizzazione comincia nella fantastica puntata In visita al collage (5×16), in cui Dewey, davanti al rifiuto del padre di comprargli un pianoforte, trova un’interessante soluzione alternativa…

Le puntate successive più interessanti in questo senso sono Il matrimonio (7×11) – in cui Dewey cerca di andare ad una gara di piano e Lois gli dà un’importante lezione di vita – e Opera (6×11) – in cui scrive un’opera lirica sulla sua famiglia.

La puntata migliore di Dewey

Una terribile vecchietta (2×11)

or. Old Ms. Old

Dewey rompe apposta lo zaino e Lois si rifiuta di comprargliene uno nuovo. Per questo Dewey decide, in tutta la sua ingenuità, di usare una borsa da donna.


Mi piace particolarmente questa puntata perché racconta perfettamente la prima fase di questo personaggio, in cui se ne infischia totalmente delle conseguenze e utilizza la borsa di sua mamma semplicemente perché è comoda.

Inoltre, la puntata regala un finale piacevole e per nulla scontato.

Francis

Francis è il personaggio con cui ho sinceramente più problemi all’interno di questa serie.

Questo perché, nonostante non sia di per sé un cattivo personaggio, l’ho vissuto per la maggior parte delle puntate come un riempitivo che diventava sempre meno interessante all’interno della storia.

Infatti, come ogni sitcom, ogni puntata è divisa in due – o più – linee narrative auto conclusive. E, fino alla quinta stagione, una era sempre dedicata a questo personaggio, nelle sue improbabili avventure in ben tre situazioni diverse.

E, per quanto abbia abbastanza apprezzato quasi tutte le vicende all’Accademia Militare nelle prime stagioni, mi sono risultate col tempo sempre più indigeste quelle invece dell’Alaska e poi del ranch – sempre più improbabili e meno interessanti.

Il personaggio di Francis

Frankie Muniz e Christopher Masterson in una scena di Malcolm

E infatti, dalla quinta stagione in poi, la sua linea narrativa subisce una brusca svolta, e viene ripresa solo in alcune puntate per il resto della serie.

Complessivamente Francis è un personaggio abbastanza bidimensionale: molto simile a Reese per certi versi, si definisce fondamentalmente attraverso il conflitto con le figure femminili della sua famiglia – la nonna e la madre – e in generale con tutte le figure autoritarie – che siano il Colonnello Spangler o la Lavernia.

Il suo conflitto con Lois si intensifica ancora di più con l’arrivo della nuova moglie, Piana, nella puntata che preferisco dedicata al suo personaggio.

La puntata migliore di Francis

Il compleanno di Hal (3×15)

or. Hal’s Birthday

In occasione del compleanno di Hal, Lois vuole sorprendere il marito facendo tornare a casa Francis dal collage. Ma con il figlio maggiore viene anche la nuova moglie, Piana…


Mi piace particolarmente questa puntata perché racconta meglio di tutte il rapporto conflittuale fra Francis e Lois: nonostante alla fine Piana sia un personaggio ricorrente e quindi rimanga nel tempo, subito Lois l’accoglie con freddezza e risentimento.

E, per Francis, è l’ulteriore dimostrazione di come la madre non accetti nulla della sua vita.

I genitori

La coppia di Hal e Lois rappresenta una perfetta – e incredibilmente interessante – controparte rispetto ai figli, che sono sostanzialmente ingestibili.

Ma è fantastico anche il loro rapporto, sopratutto dal punto di vista sessuale: in Malcolm in the middle si parla molto più di quanto ci si potrebbe aspettare di sesso – nonostante non sia mostrato.

Hal

Il personaggio di Hal è indubbiamente arricchito dalla fantastica interpretazione di Bryan Cranston.

Anche guardandolo doppiato, è impossibile non innamorarsi della recitazione corporea e facciale di questo attore, che è la punta di diamante di questa serie.

A dimostrazione che non è solo un superbo attore drammatico in Breaking bad, ma anche un ottimo interprete comico.

Il suo personaggio è comico, ma sopratutto grottesco: rappresenta appieno il classico uomo della middle class, intrappolato in un lavoro noioso e ripetitivo – oltre che punitivo. Per questo, cerca continuamente una via di fuga, rincorrendo via via nuove ossessioni, una più strampalata dell’altra.

In questo senso le puntate più divertenti sono sicuramente La nuova classe di Dewey (5×18) – in cui Hal scopre insieme a Craig la mania per la danza alla sala giochi – e sopratutto Pensare e poi parlare (4×07) – in cui entra in un’assurda competizione sportiva.

Il personaggio di Hal

Brian Cranston in una scena di Malcolm

Altrettanto gustosa è la linea narrativa riguardante il suo processo, dovuto alle false accuse all’interno della sua azienda.

Oltre ad essere incredibilmente divertente e piena di colpi di scena, il finale della duologia delle puntateArresti domiciliari Parte I e II (5×21 – 5×22) – ci racconta moltissimo su quest’uomo distrutto dal lavoro, ma che comunque non ha voluto farsi ingabbiare – e a qualunque costo…

La puntata migliore di Hal

Doni fatti in casa (6×06)

or. Hal’s Christmas gift

È Natale, e per l’ennesima volta la famiglia si trova sommersa dai debiti e senza soldi per fare i regali. Lois quindi decide che quest’anno si faranno regali fatti in casa.


La puntata che meglio racconta l’aspetto più grottesco del personaggio di Hal: davanti all’impossibilità di fare dei bei regali ai suoi figli, tenta il tutto per tutto per non essere un pessimo padre…

Lois

Il personaggio di Lois è quello che più di tutti necessità di una contestualizzazione all’interno della serie.

Infatti, se messa in un contesto realistico – più di tutti gli altri – sarebbe un personaggio totalmente da condannare, quasi da cronaca nera. E i comportamenti, per quanto esagerati, dei suoi figli non giustificano i suoi comportamenti.

La prima volta che la vediamo veramente all’azione è in L’unione fa la forza (1×02), in cui Lois crede che uno dei suoi figli le abbia distrutto l’abito da sera. Per questo li punisce severamente, cercando anche di metterli uno contro l’altro.

Successivamente non mancano le volte in cui questa madre terribile caccia i suoi figli di casa o impedisce loro di accedere ai beni essenziali: è il caso sempre di Un amore segreto (7×06), in cui Lois impedisce a Reese di mangiare, avere vestiti puliti e un tetto sopra la testa, e ancora quando lo caccia nella già citata puntata Il saggio di ammissione (5×15).

Il personaggio di Lois

Jane Kaczmarek in una scena di Malcolm

E più volte vengono citate le più assurde punizioni: dal tagliare l’erba del prato con le forbicine a pulire il bagno finché non ci si possa mangiare sopra…

È anche una madre che controlla ossessivamente i figli, sopratutto Malcolm: così in In visita al collage (5×16), quando lo accompagna forzatamente alla visita delle università, o nella già citata puntata Finalmente al liceo (4×02).

Tuttavia altre puntate cercano un po’ di ridimensionare il personaggio come madre lavoratrice che ha sulle spalle tutto il peso emotivo della casa e della famiglia.

Così in Il club del libro (3×03) – con un’interessantissima riflessione sulla donna moderna e sull’invidia sociale – e in Rapporti anonimi (3×10) – con una riflessione analoga sul ruolo della donna nella società.

Ma già in Il compleanno di mamma (2×03) era chiara la drammaticità del suo personaggio.

La puntata migliore di Lois

Contestazioni (2×16)

or. Traffic Ticket

Lois è convinta di essere stata multata da un poliziotto corrotto, e per questo è sicura di avere ragione.


Un picco davvero interessante per questo personaggio, che deve per la prima volta rimettersi in discussione, nonostante per tutto il tempo cerchi costantemente di combattere per i suoi principi.

I fantastici personaggi secondari di Malcolm in the middle

Malcolm in the middle gode di un ampio gruppo di personaggi secondari assolutamente irresistibili. Dal momento che sono tantissimi, mi limiterò a raccontare i miei tre preferiti.

Jessica

Jessica è il mio personaggio secondario preferito.

Comincia come la babysitter dei protagonisti, nonostante sia loro coetanea, nella puntata Stereo store (4×13), in cui si dimostra immediatamente come la ragazza manipolatrice, che riesce a fregare i protagonisti.

Nella seconda fase delle sue apparizioni si mostra come il suo comportamento venga dalla sua famiglia tossica e problematica – padre ubriacone e in galera – che infatti la porta ad essere più volte ospite della famiglia di Malcolm, in particolare nella già citata puntata Condivisione (7×05).

Adoro il suo personaggio perché è incredibilmente subdola, ma al contempo davvero irresistibile nei comportamenti. Fra l’altro interpretata dalla splendida Hayden Panettiere, diventata un sex symbol più avanti negli anni, mentre in questa serie venne notevolmente imbruttita.

La puntata migliore di Jessica

Pearl Harbour (6×04)

or. Pearl Harbour

Jessica convince Malcolm che Reese è gay, e viceversa. Il tutto solamente per raggiungere i suoi scopi…


Una delle puntate più geniali di questo personaggio, dove si uniscono due tendenze opposte: l’omofobia benevola che circolava in quegli anni e una sorta di accettazione della comunità queer.

Mr Herkebe

Mr. Herkebe è un altro secondario fantastico.

Un’introduzione veramente interessante a partire dalla terza stagione, andando a sostituire un personaggio che personalmente non ho mai apprezzato: Mrs. Miller, la lacrimevole e insopportabile insegnante delle prime due stagioni.

Al contrario, Mr Herkebe è di fatto più un antagonista che un secondario, contro il quale Malcolm – e anche Hal in un episodio – si devono scontrare. È malignamente e irresistibilmente subdolo e malvagio, come dimostra fin dalla sua prima apparizione in La graduatoria (3×02).

E continua ad esserlo in diverse occasioni, in particolare in L’asta (6×13) – in cui incastra Malcolm in un club per il suo tornaconto – e in La gara dei cervelloni (4×16) – in cui fa di tutto per far vincere una competizione ai suoi studenti.

La puntata migliore di Herkebe

La graduatoria (3×02)

or. Emancipation

Malcolm e i suoi compagni incontrano il loro nuovo insegnante, Lionel Herkebe, che cerca di fare di tutto per farli migliorare…


L’introduzione di questo personaggio è anche il suo momento migliore, quello in cui si dimostra non tanto malvagio, ma sopratutto tremendamente ambizioso e vanitoso.

Craig

Craig è uno dei personaggi secondari più ricorrenti e iconici della serie.

Perdutamente innamorato di Lois, si scontra continuamente sia con lei che con la sua famiglia, sopratutto con Hal, in Il compleanno di mamma (2×03), ma in particolare in L’appartamento segreto (5×02), in cui diventa sostanzialmente un villain.

Non del tutto appiattito in questo ruolo, ma riflette molto bene l’ossessione di quel periodo verso l’obesità: Craig è buffo, pasticcione e quasi grottesco, è quel classico personaggio passivo aggressivo che si sente continuamente la vittima.

Ma, proprio per quel motivo, dà molto colore alla serie.

La puntata migliore di Craig

Pensare e poi parlare (4×07)

or. Malcolm Holds His Tongue

Reese vuole portare la sua nuova ragazza ad un concerto, ma suo padre si rifiuta di accompagnarli. Per questo cerca di convincere Craig…


In questa puntata in particolare si racconta la solitudine del personaggio di Craig, che si emoziona oltre ogni misura per quello che di fatto è un inganno, ma gli permette di stare in compagnia.

Il doppiaggio di Malcolm in the middle

Malcolm in the middle ha una peculiarità: il doppiaggio è veramente ottimo – tanto che io ad oggi non ho ancora fatto un rewatch in inglese. Tuttavia l’adattamento è molto latente in diversi punti.

E ci sono due momenti emblematici.

Nella puntata L’ingorgo (2×01) Francis scommette di essere in grado di mangiare cento quacks, caramelle gommose a forma di papera. Non riesce a mangiare le ultime quattro e un suo compagno dice:

No one said that he had to eat all the quacks. They just have to be inside his body, right?

Nessuno ha detto che doveva mangiare tutte le paperelle. Basterebbe che fossero dentro il suo corpo, giusto?

Andando ad intendere che Francis potrebbe anche rigettare tutte le caramelle, ma se le avesse dentro il suo corpo almeno per un momento basterebbe per vincere la scommessa.

E infatti Francis se le mette in bocca e le ingoia.

E invece in italiano dice:

Nessuno ha detto che doveva mandarle giù. Quindi sarebbe sufficiente che le mettesse in bocca, giusto?

Cosa che appunto non ha assolutamente senso nella scena, perché Francis le manda giù.

Scuola di cucina in Malcolm

Justin Berfield in una scena di Malcolm

Un’altra ingenuità di adattamento è dovuta a un problema di mancanza di sfumature di significato in italiano.

Infatti, alla fine della puntata Scuola di cucina (2×18), a Reese viene impedito di cucinare. E in originale il suo personaggio dice:

You said no cooking. The cake is baking!

Ed è di fatto intraducibile, per è un gioco di parole fra la parola cooking, che significa più genericamente cucinare, e baking, che invece fa riferimento specifico ai prodotti da forno. E in italiano infatti diventa:

Hai detto niente cucina! La torta è nel forno.

Un finale amaro di Malcolm

Justin Berfield e Frankie Munizin una scena di Malcolm

Il finale di Malcolm in the middle è uno dei più belli e al contempo amari che ho visto in una serie tv.

Non proseguire se non vuoi spoiler!

L’amarezza sta sopratutto nel personaggio di Malcolm: nonostante abbia dimostrato più e più volte di essere un genio sostanzialmente in tutto e di meritare più di chiunque altro di andare in un college prestigioso, non può farlo se non con tanta fatica.

E questo solamente per la sua condizione sociale.

E infatti alla fine si crea questo parallelismo quasi grottesco in cui Reese, diventato ormai assunto nella scuola come bidello, telefona al fratello, che gli racconta la sua vita al college. La telecamera si allontana e mostra che anche Malcolm sta facendo il bidello.

Come molti giovani statunitensi prima di lui, per non essere sommerso dai debiti universitari, deve alternare lo studio con un lavoro, e pure umilissimo.

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La vita bugiarda degli adulti – Non per me

La vita bugiarda degli adulti (2023 – …) è una serie tv italiana di produzione Netflix, tratta dal romanzo omonimo di Elena Ferrante.

Ho superato il mio naturale repulsione verso questo tipo di prodotti per avere l’occasione di collaborare con Cristina (@cristinasponk), che ha arricchito questa recensione con un confronto col romanzo.

Una buona idea?

Di cosa parla La vita bugiarda degli adulti?

Giovanna vive nel mito della zia Vittoria, personaggio odiato dai genitori ma che lei vuole assolutamente conoscere…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere La vita bugiarda degli adulti?

Sì e no.

È molto difficile raccontare oggettivamente una serie che, anche se non mi è piaciuta, non è neanche un cattivo prodotto.

Mi sento di consigliarvela se vi interessano le serie con un profondo taglio drammatico e realistico – di cui, se seguite la serialità italiana, avrete molto più esperienza di me. Anche comunque con una regia più che buona e una caratterizzazione dei personaggi complessivamente funzionante – pur all’interno di una sceneggiatura non del tutto vincente.

Una regia intrusiva

Partiamo dal punto più positivo della serie tv: la regia è piacevole e ben fatta.

Ma non mi aspettavo niente di meno da Edoardo De Angelis, vincitore del David di Donatello per Indivisibili (2016),

La macchina da presa segue e insegue fedelmente i personaggi, gli entra dentro e coglie i più piccoli particolari che raccontano una marea di significati anche in una sola inquadratura. E, al contempo, si concentra sugli ambienti che li raccolgono, indugiando sugli stessi in maniera anche inaspettata…

Insomma, un elemento che da solo eleva il livello della serie.

Sorprese e insipidezza

La caratterizzazione dei personaggi – la scelta degli abiti e del modo in cui parlano – è piuttosto indovinata.

Si vede chiaramente la differenza sociale fra le varie figure in scena: da Angela e Ida, che sono nate signore – con i loro abiti e capelli perfetti – a Giovanna, che invece si vede essere figlia di intellettuali di sinistra, ma nati dal basso.

E da questo punto di vista è particolarmente significativa la caratterizzazione di Andrea, il padre di Giovanna. Infatti, come per la maggior parte del tempo parla in maniera forbita e ricercata, in certi momenti – quando perde la pazienza e con Vittoria – scade nel dialetto.

Valeria Golino La vita bugiarda degli adulti

E il dialetto nella serie è spia di un condizione sociale inferiore, particolarmente nel personaggio di Vittoria, considerata fondamentalmente l’ultimo gradino della scala sociale. E non c’è un momento in cui si toglie dalla bocca il dialetto – unica lingua che conosce – con una Valeria Golino che mi ha sinceramente sorpreso.

Sul versante totalmente contrario, il personaggio di Giovanna mi è risultato incredibilmente insipido.

Non so se sia colpa dell’attrice, ma ho avuto per la maggior parte del tempo la sensazione che Giordana Marengo fosse stata diretta male. È alquanto possibile che le abbiano detto di mantenere l’espressione fredda e accigliata che caratterizza il personaggio per tutto il tempo, rendendola di fatto inespressiva.

Un tira e molla

La parte che mi ha meno convinto della pellicola è proprio la gestione della storia.

Non ho purtroppo la capacità di capire quanto sia colpa degli sceneggiatori e quanto del materiale di partenza – Cristina ve lo saprà dire. Tuttavia, sopratutto nella seconda parte, mi è sembrata per molti versi insensata e un inutile tira e molla.

Ho avuto proprio la sensazione di un fastidioso girotondo, che forse voleva raccontare una storia reale con dinamiche reali – compreso il rapporto strano e altalenante fra Vittoria e Giovanna. Tuttavia questo mi ha portato anche alla consapevolezza che questo non è il genere e il tipo di storia che mi interessa fruire.

E questo riguarda anche i libri di Elena Ferrante.

Sopratutto se vi è un certo tipo di rappresentazione della sessualità che mi ha infastidito, se non addirittura disturbato…

Il parere della lettrice su La vita bugiarda

Un confronto con il romanzo di ispirazione a cura di Cristina (@cristinasponk)

Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta.

La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo.

Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione.”

L’omonimo romanzo del 2019 di Elena Ferrante – si dice sia uno pseudonimo, lo sapevate? – ripercorre con una narrazione in prima persona al passato la vita di Giovanna, dalla pubertà all’adolescenza. 

La trama è pressoché la stessa della serie, con qualche piccola divergenza che nel complesso ne va a modificare il tono: nei primi capitoli, Giovanna vive la relativa spensieratezza dell’infanzia, segnata da qualche preoccupazione legata alla scuola e a questa apparente somiglianza alla terribile zia Vittoria, una sagoma senza volto, un demone della Napoli bassa che aveva tormentato la giovinezza dei suoi genitori.

Ma al contrario della serie, nel libro Giovanna è una figlioletta modello tutta vestitini rosa e dizione perfetta, che venera i genitori con cui condivide un ottimo rapporto.

Ribellione graduale

La sua ribellione è graduale: comincia raccontando delle bugie ai suoi per potersi avvicinare sempre più a Vittoria, e al tempo stesso asseconda la zia in qualsiasi cosa pur di farsi ben volere. È solo quando vengono a galla il tradimento del padre e l’instabilità mentale di Vittoria che Giovanna attraversa un vero e proprio periodo di ribellione: trascura gli studi, non dà più valore al proprio corpo, non cura più gli affetti.

Spesso, nel romanzo, la Ferrante si sofferma sui pensieri di Giovanna, ossessivi e ripetitivi, che come per ogni adolescente sono diversi da ciò che poi effettivamente dice. Nella serie, pur essendo presenti momenti di narrazione voice-over, spesso questi monologhi interiori vengono trasformati in dialoghi.

Pensate alla scena in cui Giovanna sale in macchina con Corrado e Rosario: nel libro è chiara la distinzione tra la Giovanna-di-fuori, svampita e sciocca, e quella interiore, che si meraviglia del potere che il suo corpo esercita su quei ragazzi, e prova disgusto per loro e per se stessa

I pensieri di Giovanna

Nell’adattamento seriale Giovanna tronca improvvisamente le civetterie con un Ma com’è possibile che non vi accorgete dello schifo che mi fate? Che mi faccio io stessa? lasciando i due ammutoliti e facendo calare una freddezza impacciata su una scena che avrebbe dovuto lasciare solo a lei (e a noi) un retrogusto amaro.

Perché nel libro è Giovanna la unica protagonista, il punto di vista della narrazione appartiene solo a lei, non assistiamo mai a scene tra soli adulti come nella serie; leggiamo i suoi pensieri, vediamo attraverso i suoi occhi, speculiamo assieme a lei mentre cerchiamo di mettere insieme i pezzi del dramma della sua famiglia.

E il braccialetto di rubini è uno dei pezzi fondamentali, assume un significato simbolico nella rete di bugie che avviluppa Giovanna.

Quello che inizialmente è un dono puro, ambasciatore dell’infrangibilità dei legami familiari, regalatole da Vittoria per celebrare la sua nascita, diventa poi il portavoce di un tradimento, viene spogliato della sua purezza perché sfruttato meschinamente dal padre che lo regalò all’amante.

E, alla fine, così come accade per tutti gli altri personaggi del romanzo, si rivela per quello che è sempre stato: un oggetto macchiato di falsità, testimone della crudeltà con cui si tratta la famiglia, sottratto da Enzo alla propria madre morente per darlo alla madre di Vittoria.

La vita bugiarda degli adulti libro consigliato?

Proprio nelle ultime pagine Giovanna avrebbe il potere di insozzarlo ancora di più, di servirsene egoisticamente per ferire come hanno sempre fatto tutti, tradendo l’amicizia di Giuliana e prendendosi il suo tanto amato Roberto

Potrebbe diventare anche lei protagonista effettiva nella vita bugiarda degli adulti, ma sceglie di non farlo.

Consiglio il libro?

Sì, sia a chi ha apprezzato la serie, sia a chi non è piaciuta.

È una lettura triste ma molto coinvolgente, scorrevole, che rende facile rispecchiarsi nei problemi adolescenziali di Giovanna e in tutte le segretezze e vaghe assurdità della vita familiare.

Ma non lo definirei un romanzo coming-of-age: è scritto in chiave adulta, per adulti, con passaggi espliciti legati soprattutto al sesso che risultano volutamente disturbanti. E poi il titolo è una bomba.