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Black Mirror 1 – L’inizio dell’incubo

Black Mirror 1 è la prima stagione della serie ormai iconica nata dalla mente di Charlie Brooker, che al tempo venne trasmessa – così come la seconda stagione – su Channel 4.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Black Mirror 1?

Daniel Kaluuya e Jessica Brown Findlay in una scena di National Anthem (Black Mirror 1)

Assolutamente sì.

Per quanto questa prima stagione non sia la mia preferita, in questo terzetto di episodi racchiude tutto quello che è Black Mirror: futuro lontano, futuro prossimo e un drammatico presente, tutti accomunati da una sottile quanto ancora attualissima critica sociale.

Al contempo, è la stagione con le puntate veramente più disturbanti dell’intera serie, che lasciano un buco nello stomaco per molto tempo…

Ma ne vale la pena.

The National Anthem

La primissima puntata di Black Mirror è già tutto un programma.

Lo scandalo comincia a prendere piede passo dopo passo, seguendo il climax stesso della puntata, mettendo in scena un concetto drammaticamente reale – ancora di più oggi: non puoi fermare il web.

E così bastano nove minuti online che già tutto il mondo è a conoscenza del tuo scandaloso contenuto, ed inutili sono i tentativi di tenere sotto controllo la situazione: è diventato virale e, per questo, inarrestabile.

Rory Kinnear in una scena di National Anthem (Black Mirror 1)

Al contempo, i canali di informazione sono come dei cani sguinzagliati a caccia della notizia, a caccia della preda, pronti a tutto pur di portare a casa l’esclusiva, senza alcun tipo di scrupolo.

Ma tutta la situazione è solo una sceneggiata, volta solo a dimostrare un concetto: basta un video amatoriale caricato su YouTube per distogliere totalmente l’attenzione da tutto il resto, per svuotare le strade, per tenere tutti incollati allo schermo…

15 Millions Merits

Daniel Kaluuya in una scena di National Anthem (Black Mirror 1)

La seconda puntata è anche più scioccante e riesce a centrare veramente il punto.

Guardare 15 Millions Merits è come entrare materialmente all’interno dei nostri schermi – che sia la tv o il cellulare poco importa – e ritrovarsi in un incubo claustrofobico da cui non possiamo scappare.

In particolare, al tempo erano molto popolari – e in parte lo sono ancora – i cosiddetti giochi freemium, che contengono al loro interno potenziali micro-transazioni con soldi reali, camuffate dalla valuta interna al gioco.

Daniel Kaluuya in una scena di National Anthem (Black Mirror 1)

Così i personaggi si muovono in un mondo virtuale e illusorio, dove non è neanche possibile avere accesso alla luce del sole, in cui la loro grigia – letteralmente – e misera esistenza si contrappone in maniera drastica al mondo esplosivo e coloratissimo della tv.

Ma, proprio quando il protagonista trova uno scopo nella sua vita annoiata, fallisce due volte: la prima accompagnando Abi verso un sogno che in realtà è l’incubo dei talent show, in questo caso discarica per arricchire il mondo dei film per adulti.

E, soprattutto, fallisce nell’aprire gli occhi al pubblico, diventando lui stesso un pupazzo, un prodotto da servire nel marasma di contenuti disponibili, con cui asserire mentre si compiono le stesse azioni condannate…

The Entire History of You

Anche se non è la mia puntata preferita di questa stagione, The Entire History of You è quella che più si avvicina a quello che davvero adoro di Black Mirror.

Il grain è un’invenzione che, sulla carta, potrebbe risolvere tantissimi problemi: diventerebbe praticamente impossibile mentire, commettere crimini e rimanere impuniti, e sarebbe molto più facile ricostruire situazioni e dinamiche passate.

Tuttavia, la puntata dimostra molto chiaramente cosa verosimilmente succederebbe a molte persone: diventare del tutto ossessionati dai propri ricordi, andando ad inseguire e a rivivere infinite volte inutili particolari, senza riuscire più a vivere nel presente.

Nel caso di Liam, è il prototipo dell’uomo geloso con in mano un potere che non dovrebbe avere.

Fin dall’inizio si dimostra incredibilmente sospettoso della compagna, e in generale del tutto ossessionato dal rivivere momenti e particolari del suo passato, andando a ricercare i dettagli che confermerebbero la sua teoria: Fi non lo ama più.

E, se potrebbe apparire anche solo vagamente giustificato, dalle parole della moglie scopriamo che Liam ha avuto in precedenza comportamenti assai tossici – come sparire per giorni – che rappresentano proprio la sua volontà autodistruttiva e incapace di ricostruire un rapporto che, forse, poteva ancora essere salvato…

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Black Mirror 2 – Due puntate fanno un cult

Black Mirror 2 (2013) è la seconda stagione della serie nata dalla mente di Charlie Brooker, al tempo rilasciata ancora su Channel 4.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Black Mirror 2?

Assolutamente sì.

Come stagione è un pochino più altalenante rispetto alla precedente, ma gode anche di due episodi davvero grandiosi come White Bear e White Christmas, fra i più iconici dell’intera serie.

Complessivamente comunque tutte le puntate – quale più, quale meno – offrono spunti di riflessione veramente interessanti, mostrando situazioni che, se non sono il nostro presente, rappresentano un futuro più vicino di quanto sembri…

Be Right Back

 Domhnall Gleeson in una scena di Be Right Back (Black Mirror 2)

Be Right Back è forse una puntata in chiave minore di Black Mirror.

Infatti, a differenza dei precedenti episodi – e degli altri di questa stagione – non mi ha lasciato un particolare senso di angoscia, ma più che altro una sorta di rassegnazione e riflessione sul presente e su quello che sarà il prossimo futuro.

Probabilmente con le tecnologie odierne, e con la IA sempre più in ascesa, non sarebbe difficile creare quello che si vede in scena, almeno per la parte scritta e parlata. E probabilmente quello che per questa puntata è il futuro, per noi oggi è il nostro presente.

 Domhnall Gleeson in una scena di Be Right Back (Black Mirror 2)

Certo, le tecnologie odierne non potrebbero portare effettivamente in vita una persona morta con tutte le sue caratteristiche, ma solamente limitarsi a ricostruire una personalità basata su quello scampolo di informazioni che le offriamo.

Tuttavia, se dieci anni fa Black Mirror immaginava una realtà che non è tanto lontana dal presente, quanto ci vorrà perché potremo portare in vita le nostre copie artificiali perfette, praticamente indistinguibili, che vivranno insieme a noi?

E le vorremo ancora chiudere in soffitta come Martha?

White Bear

Lenora Crichlow in una scena di White Bear (Black Mirror 2)

White Bear è uno dei miei episodi preferiti di Black Mirror.

Semplicemente perché riesce a mettere in scena in maniera straziante quanto terribilmente verosimile un problema che, soprattutto oggi, è un germe sociale difficile da sradicare, anzi, è ancora più pericoloso: la gogna pubblica.

È così facile che una persona passi dall’essere il carnefice alla vittima, pur non essendo percepita come tale: dal momento che quell’individuo ha compiuto un’azione errata – di qualsiasi tipo – ci sentiamo legittimati a fare di lui quello che vogliamo.

E così una donna che ha compiuto un crimine così efferato, così ingiustificabile ed inscusabile come rapire, torturare ed uccidere una bambina, non può che essere torturata a sua volta, diventare l’attrazione di un parco tematico.

E non si può non rimanere ammutoliti mentre sentiamo le sue urla disperate di dolore, mentre vediamo come tutti gli attori in scena rimettano ogni cosa al suo posto per il prossimo giro di torture, mentre osserviamo i ghigni degli ospiti che potrebbero facilmente essere i nostri…

The Waldo Moment

The Waldo Moment è una puntata che, a posteriori, fa sinceramente paura.

Già nel 2013 Black Mirror è riuscito a rappresentare fedelmente quello che sarebbe stato il trionfo del populismo da lì a pochi anni, con i capipopolo, le voci fuori dal coro che portavano con sé una grande quantità di voti.

In questo caso Waldo è una marionetta vuota, che non fa altro che dare voce ai sentimenti più bassi dei votanti, che sbarrano il suo nome sulla scheda elettorale solamente per simpatia.

E così si potrebbero potenzialmente trovare con al governo un pupazzo manovrato nell’ombra da chissà quale lobby con chissà quale interesse, nascosta dietro ad un cartone simpatico e irriverente…

Bianco Natale Black Mirror 2

Due anni dopo la seconda stagione, è stato anche rilasciato uno speciale di Natale, che fra l’altro divenne uno degli episodi più di culto della serie stessa.

Di fatto sono tre storie che si intrecciano, in un mondo molto più vicino di quello che potremmo pensare: quanto manca prima che gli smartphone diventino parte del nostro stesso corpo?

E da qui si può implementare una tecnologia che sulla carta potrebbe potenzialmente risolvere il problema dello stalking e rendere effettivi gli ordini restrittivi, senza possibilità di errori.

Nella pratica, si darebbe in mano a persone comuni il potere di cancellare le persone dalla propria vita, anche solamente spinti da un momento di debolezza emotiva, che potrebbe però ad un atto irreparabile…

Ancora più inquietante la questione dei cookie, che mi ha ricordato molto Severance, ma con il concetto di base ha radici più lontane, addirittura in Asimov: i diritti dei robot – o AI che dir si voglia.

Proprio come per Be Right Back, è una tecnologia più vicina di quanto pensiamo, visto che già oggi siamo capaci di dialogare efficacemente con le intelligenze artificiali: il mondo mostrato in questo speciale potrebbe essere dietro l’angolo…