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Notorious – Caccia al dettaglio!

Notorious (1946) è una delle pellicole più note della produzione di Alfred Hitchcock, fra l’altro con due attori protagonisti di grande talento e richiamo: Cary Grant e Ingrid Bergman.

A fronte di un budget non esorbitante – 2 milioni di dollari, circa 30 milioni oggi – incassò molto bene: 24,5 milioni in tutto il mondo – circa 377 milioni oggi.

Di cosa parla Notorious?

Conclusosi il processo contro la spia tedesca John Huberman, la figlia Alicia viene coinvolta dal governo statunitense per una missione piuttosto particolare…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Notorious?

Ingrid Bergman e Cary Grant in una scena di Notorius (1946) di Alfred Hitchcock

Assolutamente sì.

Notorious è uno dei miei titoli preferiti di Hitchcock, e uno dei primi con cui mi sono avvicinata alla sua produzione. Pur non mancando di qualche ingenuità narrativa, è un’opera davvero coinvolgente e piena di tensione, costruita con una maestria registica di rara bellezza.

Inoltre, i due interpreti protagonisti di altissimo valore riescono a regalare ai loro personaggi una perfetta tridimensionalità: né buoni né veramente cattivi, ma profondamente umani, imperfetti, fallibili.

Insomma, non potete perdervelo.

Attenzione ai dettagli!

Ingrid Bergman in una scena di Notorius (1946) di Alfred Hitchcock

Il focus della pellicola sono i dettagli.

Hitchcock in questo caso lavora su inquadrature piuttosto peculiari, che si concentrano soprattutto sui particolari della scena e sulle mani dei personaggi, che si muovono abilmente per nascondere l’oggetto dell’interesse.

In particolare la chiave.

La chiave è un elemento che ritorna costantemente nella pellicola: porte chiuse e inaccessibili, chiavi richieste, chiavi rubate, momenti di grande pericolo in cui la chiave viene passata da una mano all’altra, nascosta frettolosamente, riportata al suo posto in maniera molto ingenua…

Nel terzo atto, invece il focus è sulla tazza di caffè, con cui Alicia viene avvelenata, con degli zoom improvvisi per catturare l’attenzione dello spettatore, ma anche con inquadrature concentrate sempre sulle mani dei personaggi, mentre la tazzina viene passata di mano in mano, fino ad arrivare alla vittima…

Un amore…troppo tormentato?

Ingrid Bergman e Cary Grant in una scena di Notorius (1946) di Alfred Hitchcock

Un elemento mi sta dando un discreto fastidio nella produzione di Hitchcock è la storia romantica.

In questo caso la gestione non è assolutamente malvagia, anche se, secondo me, più per la bravura degli attori che per la scrittura degli stessi, che è per certi versi abbastanza scontata: un classico avanti e indietro di una storia di enemy to lovers.

Insomma, non mi ha fatto lo stesso effetto di Io ti salverò (1945), ma…

Anche se il prodotto va naturalmente contestualizzato nel suo contesto storico, mi ha comunque leggermente infastidito come per certi versi Alicia risulti meno brillante proprio per questo amore travolgente che quasi la istupidisce…

Un fallimento credibile?

Ingrid Bergman e Cary Grant in una scena di Notorius (1946) di Alfred Hitchcock

I protagonisti di Notorious sono incredibilmente fallibili.

Il piano che mettono in scena è incredibilmente pericoloso e facilmente fallimentare, con tantissime trappole lungo la strada. E la bellezza del prodotto sta proprio nell’apparente arguzia dei personaggi, che però inciampano molto facilmente proprio in questi errori.

Quasi tutta la risoluzione del mistero è in mano al caso e ai puri colpi di fortuna, mentre i protagonisti devono fare e disfare le proprie macchinazioni per adeguarsi alle situazioni e ai cambiamenti improvvisi.

Infine, con una perfetta costruzione della tensione, Alicia si fa anche troppo facilmente incastrare nel piano del nuovo marito e della madre. E sembra che sia inevitabile che risulti sconfitta, intrappolata nella sua stessa casa, senza che nessuno possa aiutarla…

Il finale di Notorious

Fino a questo momento i finali dei film di Hitchcock non mi avevano convinto del tutto.

In generale, non amo molto i finali che sembrano più degli epiloghi, ovvero che vanno a chiudere delle sottotrame o fanno vedere il destino del protagonista a vicenda conclusa.

Preferisco invece i finali che magari non concludono del tutto la vicenda, ma che sono altresì davvero efficaci.

Come in questo caso.

Claude Rains in una scena di Notorius (1946) di Alfred Hitchcock

Devlin, nonostante l’evidente pericolo, va a cercare Alicia e la conduce in salvo fuori casa, trovando a metà strada un insolito accompagnatore: Alexander, che viene convinto a seguire la spia verso una salvezza desiderabile tanto dalla moglie quanto da lui.

Ma, arrivati alla macchina, Devlin lo lascia indietro.

E Alex ripercorre la scalinata da cui era venuto, buttandosi nelle braccia di quelle ombre minacciose che fanno da guardia all’ingresso della sua stessa casa…