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Senior Year – Cosa abbiamo imparato?

Senior Year (2022) di Alex Hardcastle è il suo esordio alla regia ed è un teen movie che ripercorre diversi stereotipi del genere di inizio del Millennio.

Il film è stato distribuito direttamente su Netflix.

Di cosa parla Senior Year?

Steph è all’ultimo anno del liceo e sembra pronta a fare il botto…finché qualcuno non lo fa per lei.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Senior Year?

In generale, sì.

Senior Year forse non si può annoverare fra i prodotti più brillanti del genere teen movie post-Anni Duemila, ma offre comunque degli spunti interessanti per raccontare come i prodotti dell’inizio del Millennio abbiano influito sull’immaginario generazionale.

E così, anche nel suo impianto narrativo semplicistico e la sua morale fin troppo buonista, riesce a dare un insegnamento non banale, ma che, paradossalmente, è più pensato per gli adulti attuali che le nuove generazioni.

Schema

Il racconto del passato di Senior Year è uno specchio perfetto del genere all’inizio del millennio.

Le sciocche manie di protagonismo e la continua competizione fra Stephanie e Tiffany potrebbero essere proprie di un qualunque teen movie del periodo, e sono racconto di un sistema distorto finalizzato unicamente all’apparenza e al divorarsi a vicenda…

…basando la propria esistenza su dei miopi sogni di un futuro perfetto come naturale eco del successo presente, basando la propria felicità sulle esigenze più immediate di approvazione, appartenenza e popolarità – pena rimanere infelicemente ai margini.

Ma è un sogno fragile, derivato da un’esigenza immediata.

Stephanie ricerca nella popolarità una via di fuga da una vita di cui ha già subito abbastanza per la sua giovane età – dal cambio forzato di panorama sociale alla morte prematura della madre – andando a ricercare così una vita apparentemente perfetta che possa cancellare tutti i suoi problemi.

Ma il presente è davvero migliore?

Ideale

Il racconto del presente di Senior Year sembra non giungere davvero al punto.

Da una parte rappresenta il racconto di una società i cui problemi del passato sembrano essersi trasmessi al presente solamente dietro una facciata diversa, senza cancellare le inquietudini che gli adulti ora al comando soffrono ancora.

Per questo la gestione della popolarità di Bri sembra da un lato derivata effettivamente dalle sue azioni lodevoli, dall’altra del tutto montata da sua madre, l’ormai adulta Tiffany, che non ha mai veramente abbandonato le vesti da reginetta del ballo, portando così a delle rappresentazioni incerte sul piano narrativo.

In alcuni frangenti la figlia sembra agire di propria sponte e con gli stessi atteggiamenti della madre – dal non voler seguire Stephanie su Instagram al fare delle feste per VIP a cui né Janet né Jaz sono invitati – altre volte sembra ribellarsi a lei e al suo inseguimento di un sogno che non le appartiene.

Allo stesso modo, la cancellazione di ogni possibilità della discriminazione che Martha ha dovuto subire da adolescente è un evidente nonché maldestro tentativo di aggirare un problema, quando in realtà lo stesso – in maniera ben poco credibile – non sembra proprio esistere, in quanto tutti gli studenti sembrano incredibilmente positivi nel loro agire.

Forse perché la lezione non è per chi vive l’adolescenza oggi, ma per adulti che l’hanno dovuta subire ieri?

Focus

Nella sua semplicità, la morale di Senior Year è un insegnamento intergenerazionale.

La pellicola ci racconta oggi come ieri che l’inseguimento di questo fantomatico successo – ancora più amplificato dall’esposizione sui social media – non sia la reale chiave per la felicità come spesso si pensa, ma anzi che questa folle corsa ad essere i protagonisti della scena può essere più stancante che premiante.

Infatti emerge chiaramente nel corso della pellicola come Stephanie si sia esaurita all’interno di un’effettiva ossessione che l’ha portata a dare più importanza a qualcosa di insignificante e passeggero piuttosto che all’affetto delle persone effettivamente importanti per la sua vita.

Un’ossessione che, fra l’altro, l’ha portata a non rendersi conto della pluralità delle esperienze dei suoi amici, che hanno vissuto in tutt’altra direzione la sua felicità perfetta, e che ne pagano le conseguenze nella vita adulta, nella loro insoddisfazione e inquietudine – mai realmente risolta neanche nel finale.

Ma, paradossalmente, il personaggio più importante è quello di Deanna Russo, che racconta come le possibilità di una giovane donna possano andare molto più in là di una semplice gara di popolarità – la stessa che Tiffany sta vivendo nel presente…

…proprio per bocca di un’attrice come Alicia Silverstone, diva degli Anni Novanta per Clueless (1995), mai riuscita ad affermarsi realmente altrove.