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Magnolia – Uniti nella distruzione

Magnolia (1999) è (per ora) l’ultima opera prettamente corale della produzione di Paul Thomas Anderson, che prenderà una direzione differente a partire dal film successivo.

A fronte di un budget abbastanza importante – 37 milioni di dollari – è riuscito a superare di poco i costi di produzione.

Di cosa parla Magnolia?

La storia gira intorno ad un nutrito gruppo di personaggi accomunati da un elemento comune: un destino potenzialmente piuttosto…bizzarro.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Magnolia?

Assolutamente sì.

Considerandolo l’ultimo film effettivamente corale della produzione di Anderson, ne è anche la massima espressione, distribuendo il concetto cardine su personaggi con situazioni e destini differenti, eppure profondamente legati a livello concettuale.

Ancora una volta Anderson gioca con le aspettative dello spettatore, quasi le deride apertamente, partendo da un presupposto quasi folkloristico per intraprendere una narrazione stratificata e profondamente riflessiva.

Aspettative

L’apertura di Magnolia è costruita ad arte per creare precise aspettative nello spettatore.

Come neanche il peggior programma di real tv saprebbe fare, Anderson intavola un discorso legato alle improbabili coincidenze di una serie di episodi della storia umana, insistendo particolarmente sull’incredibile sequela di avvenimenti, con tanto di schemi visivi…

…andando a suggerire che gli stessi non siano mere coincidenze, ma precisi disegni di un destino ineluttabile, che, secondo la stessa logica, dovrebbe colpire anche i suoi protagonisti, coinvolti fin dall’inizio in situazioni piuttosto peculiari e ricche di possibili esiti drammatici quanto bizzarri.

In realtà, il discorso è ben più complesso.

Maschere

I personaggi di Magnolia si possono volgarmente suddividere in tre macro categorie.

I personaggi più appariscenti – e, di conseguenza, anche più fragili – sono Frank e Jimmy Gator, accomunati da un’immagine pubblica piuttosto ingombrante quanto decisiva nella loro persona, delle pesanti maschere dietro le quali si nascondono, messe in difficoltà da un comune elemento.

La morte.

Il paradosso di Jimmy Gator risiede proprio nell’apparente immutabilità della sua posizione, che lo identifica come un’ottima persona, molto umana e accogliente, soprattutto nel gestire i suoi giovanissimi concorrenti, ma che viene perseguitato da una colpa segreta quanto indelebile nella sua memoria.

Se infatti sulle prime appare incomprensibile il rigetto della figlia nei suoi confronti, la stessa assume dei contorni sempre più strazianti davanti all’impossibilità di una redenzione tanto ricercata e tanto più urgente, vista la dipartita imminente, che lo rende sempre più lontano dal suo ambiente naturale e sempre più bloccato in una colpa da cui non può redimersi.

Invertendo i fattori, una situazione analoga è quella di Frank, apparentemente uno spietato guru, che insegna ai suoi discepoli come diventare i predatori del sesso debole, tanto da temere per l’incolumità dell’intervistatrice che si mischia al pubblico in sala…

…ma a cui bastano poche battute per far crollare il castello di vetro dentro il quale Frank si è rinchiuso, facendo emergere la difficoltosa relazione con la figura paterna, che l’ha portato ad essere così profondamente cinico e spietato, così desideroso di istruire altri sull’unica via che ritiene possibile per la propria sopravvivenza.

In altre parole, sono entrambi sull’orlo del collasso.

Vittime

Se, pur nella loro fragilità, Frank e Jimmy sono i predatori della storia, Linda, Jim e, soprattutto, Donnie sono le vittime.

Questo terzetto di personaggi è accomunato da una totale insoddisfazione verso il presente, un tentativo di riaffermazione confusa e caotica di identità ricercate e poi abbandonate, ritrovandosi costantemente frustrati e falliti nei loro intenti.

Nel caso di Jim il suo tentativo di essere un poliziotto rigoroso e puntuale si scontra continuamente contro una realtà imprevedibile e caotica, in cui prima viene aggredito verbalmente – e fisicamente – dalla custode del corpo del reato che risulta incapace di risolvere…

…fallimento ribadito dalla perdita della pistola, simbolo fondamentale della sua identità da poliziotto.

Altrettanto smarrita è Linda, che sulla carta dovrebbe essere l’arrampicatrice sociale e la Lucrezia Borgia della situazione, nel concreto si ritrova a pregare l’avvocato del marito morente di escluderla dal testamento di un uomo che sente di non meritare…

…tanto da arrivare a diventare lei stessa vittima del cocktail fatale che avrebbe dovuto somministrare a Earl.

Ma la storia forse più straziante è quella di Donnie, che guarda da lontano il se stesso del passato, quando era la star del momento nel programma What Do Kids Know?, ma che si ritrova nel presente ad essere un adulto insoddisfatto e alla ricerca di un modo per riscattarsi…

…che sia con un apparecchio ai denti o con il furto per vendetta.

Ma una speranza esiste.

Riscatto

Come il giovane Stanley potrebbe percorrere le orme ora di Donnie, ora di Jimmy, sceglie invece di salvarsi.

Il bambino è infatti fin da subito intrappolato in un ruolo che, come per altri personaggi, gli è stato imposto: il giovane prodigio capace persino di decantare a memoria un pezzo operistico, si lascia frenare dagli stessi adulti nel non poter vivere la naturalezza della sua infanzia.

In quel momento, pregno dell’umiliazione di essersela fatta addosso, Stanley si blocca proprio come Jimmy, e così viene meno al suo ruolo, non riducendo a risultare vittorioso come tutti si aspettavano, ma così capendo l’avidità e la malignità che guida gli adulti che lo circondano…

…proprio a partire dal padre.

L’ossessione della figura paterna nei confronti della vittoria del figlio – una sorta di riscatto indiretto della miseria della sua condizione – è visibile fin dalla sua prima apparizione, e assume contorni sempre più grotteschi davanti alla totale indifferenza per le evidenti difficoltà del figlio.

Per questo, anche se infine il padre continua ad ignorare Stanley, lo stesso, nel richiedere una maggiore gentilezza nei suoi confronti, prende consapevolezza della sua importanza come persona e non come strumento per il riscatto altrui, liberandosi da un destino insoddisfacente come quello di Donnie.

Ma tutti possono avere la loro salvezza in Magnolia.

Pioggia

La Pioggia può avere diversi significati.

Ad un livello più immediato, potrebbe sembrare una pioggia punitiva, dal sapore quasi biblico, per cui i personaggi vengono sostanzialmente castigati per le loro diverse colpe con una cascata violenta di rane, che non possono né fermare, né prevedere, dovendola subire incessantemente.

Ad un livello invece più profondo, la Pioggia è un’epifania: nella sua natura innegabile e distruttiva, questo acquazzone ricorda a diversi personaggi – specificatamente Frank e Claudia – come la distruzione possa essere imminente e inaspettata, e come il cambio di passo sia tanto più urgente.

In altri termini, la Pioggia è anche l’occasione di un ripensamento, di rimettere tutto in discussione, di accogliere l’amore materno di protezione, di perdonare gli errori del passato sul letto di morte, di diventare quei custodi dell’ordine che non si è mai stati e, infine, di rendersi conto della pochezza dei propri tentativi di riscatto.

Così, Anderson sceglie di chiudere la pellicola con questo abile gioco narrativo che non vanifica completamente le aspettative dello spettatore per una coincidenza straordinaria di personaggi sottilmente legati fra loro, ma bensì li riunisce sotto un evento miracoloso ed epifanico insieme.

Ovvero, qualcosa di ancora più sorprendente.