Spider-Man Brand New Day (2026) è il quarto capitolo della saga dedicata allo Spider-Man di Tom Holland.
A fronte di un budget medio per questo tipo di prodotti – 225 milioni di dollari – ha aperto in maniera spettacolare al primo weekend, prospettandosi fra i maggiori incassi dell’anno – e non solo.
Di cosa parla Spider-Man Brand New Day?
Dopo il disastroso finale di No Way Home (2022), Peter Parker cerca di rifarsi una vita forse…troppo solitaria.
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena di vedere Spider-Man Brand New Day?

In generale, sì.
Per quanto sia difettoso in più parti, il quarto capitolo della saga di Tom Holland risulta, nel complesso, un film molto piacevole, soprattutto se confrontato con gran parte della produzione Marvel più recente – che ha inevitabilmente abbassato le aspettative.
Tuttavia, se lo si prende come il classico prodotto di intrattenimento per cui non bisogna farsi più domande del necessario, permette di passare un paio d’ore effettivamente avvincenti e coinvolgenti, con anche non poche trovate di grande interesse.

Sfida

Spider-Man Brand New Day aveva un’importante sfida davanti a sé…
…anzi, più di una.
La scelta di cambiare regista dopo una direzione molto chiara per ben tre capitoli è stata piuttosto ambiziosa – e rischiosa – soprattutto volendo, in qualche modo, recuperare le atmosfere più urban e drammatiche dell’amatissima trilogia di Raimi – da cui, fino a questo momento, lo Spider-Man di Tom Holland si era nettamente distanziato.
A questo fine, la pellicola si affida ad un semplice ma complessivamente efficace cappello introduttivo, un sunto delle piccole sfide del protagonista nel nuovo contesto adulto e della sua continua ricerca del ricordo degli amici ormai perduti.

In questo contesto, con una dinamica che richiama volutamente Spider-Man 3 (2007), Peter subisce un cambiamento radicale dei suoi poteri, assumendo anche una direzione piuttosto anomala per questa versione del personaggio, da sempre più legato alla tecnologia che alla natura dei suoi poteri…
…e che, proprio per questo, risulta poco robusta, raccontando un cambiamento troppo repentino, financo troppo volutamente vicino a quello di Raimi, più funzionale a creare un parallelo con la villain che ad aggiungere veramente qualcosa al personaggio.
E a questo proposito…
Parziale

Jean Gray funziona… a metà.
Dopo villain molto più visibili ed immediati, l’antagonista di Spider-Man: Brand New Day è, per buona parte della pellicola, una presenza invisibile, che corre di bocca in bocca ed insidia il protagonista non perché personalmente legata a lui, ma perché, banalmente, gli sta impedendo di realizzare il suo misterioso piano.
Un cambio di passo effettivamente interessante, che riesce a creare una buona tensione in scena, che raggiunge sicuramente il suo picco con il rapimento mentale di MJ – la cui gestione merita un discorso a parte – creando un’interessante connessione con il protagonista.
Ma non basta.

La storia di Jean Gray segue nell’ultimo atto un andamento estremamente prevedibile, ancora più guastato dalla scelta di renderla una presenza incomprensibile per tutti i primi due atti, non gettando quindi le basi – anche solo indiziarie – sulla sua vera storia.
Si finisce quindi per rendere il suo racconto un banalissimo flashback rivelatorio – il cui unico guizzo è la verità di VIMAX – che porta a scoprire il vero – e prevedibile? – villain della storia, cercando di ricondurre la sua storia a quella di Peter…
…ma con risultati decisamente troppo deboli.
Ma non è l’unica debolezza narrativa.
Eredità

Spider-Man Brand New Day si portava dietro la pesantissima eredità del precedente capitolo.
Per quanto sia ormai sostanzialmente tipico per la saga – e per la Marvel in generale – di risolvere sbrigativamente i cliffhanger – come già visto, appunto, in Spider-Man: No Way Home (2021) – va riconosciuto alla presente pellicola il merito di averci almeno provato.
La gestione di MJ – quella in assoluto più complicata – è nel complesso piuttosto soddisfacente, quasi sorprendente, scandita da importanti momenti drammatici – il già citato rapimento mentale e la scoperta della lettera – e si accompagna all’analoga riscoperta di Ned.

Quest’ultima, facendosi forza, paradossalmente, delle debolezze del finale del precedente capitolo – i limiti dell’incantesimo di Strange non sono mai esplicitati – è volutamente più giocosa e, per questo, meno credibile.
Tuttavia, va riconosciuto alla pellicola l’impegno di riportare in scena i comprimari in maniera quantomeno interessante ed un minimo ricercata, volendo evidentemente porre le basi per ulteriori sequel – che gli incassi della pellicola rendono quasi scontati.
Ma c’è un ultimo punto da smarcare.
Affollamento

Dopo Endgame (2019) è quasi impossibile per un prodotto Marvel vivere da solo.
Un aspetto molto evidente per Spider-Man: Brand New Day, il cui cast, come molto spesso accade, più in generale, per i film di Spider-Man di Tom Holland, è molto ricco di comprimari, spesso totalmente accessori.
Si passa da un personaggio tutto sommato ben inserito, effettivamente utile alla narrazione e alla crescita del personaggio – il Punitore, specchio di quello che Peter non vorrebbe diventare – ad aggiunte veramente superflue come Hulk.

Sulla gestione del personaggio di Hulk si dovrebbe aprire tutto un discorso a parte: Bruce Banner è stato, da un certo punto in poi, un personaggio jolly da utilizzare alla bisogna, e in una versione sempre diversa – creando una forte discontinuità.
Ma se, tutto sommato, la sua presenza può essere anche utile nell’ottica di voler rafforzare il discorso complessivo della difficoltà nella gestione dei poteri, veramente ingiustificabile, se non a fini puramente commerciali, è la presenza di Yelena Belova.

In altri tempi forse saremmo stati più clementi a giudicare questo personaggio inserito appositamente per ricordarci la presenza dei New Avengers e il loro ruolo futuro – dopo il dimenticassimo inserimento in Thunderbolts (2025)….
…ma, con la Marvel Fatigue che ormai impazza da anni, è una scelta veramente insostenibile.
