I Fantastici Quattro – Gli inizi (2025) di Matt Shakman è il terzo tentativo di rilancio del quartetto supereroistico – e il primo tentativo dell’MCU.
Di cosa parla I Fantastici Quattro?
I Fantastici Quattro sono da ben quattro anni i paladini della loro città – e del mondo – pronti a salvare la Terra da ogni minaccia…oppure no?
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena di vedere I Fantastici Quattro?

In generale, sì.
Non mi sento di sbilanciarmi nel consigliarvi questo film semplicemente perchè è solo un piccolo, quasi minuscolo passo nella giusta direzione per l’MCU, che riesce, dopo diversi prodotti anche molto discutibili, a portare in scena un film complessivamente buono…
…ma ricco anche di diverse debolezze, che vi colpiranno più o meno a seconda di quanto riusciate ad appassionarvi all’estetica e al taglio del film, che ricerca fortemente l’elemento giocoso e fumettoso, pur non mancando di momenti profondamente drammatici.

Pubblico

In I Fantastici Quattro il pubblico siamo noi.
Proprio come per il contemporaneo Superman (2025), anche questa pellicola non affronta direttamente la origin story dei protagonisti, ma sceglie di far vivere allo spettatore l’emozione di aprire un fumetto senza saperne nulla di loro, introducendoli tramite un breve riassunto contenuto nella cornice dello spettacolo televisivo.
Una scelta molto intelligente e che si riassume nella battuta del presentatore, che si rivolge al pubblico diegetico ed extradiegetico per dire che sì, la storia la conosciamo già, ma è giusto raccontarla di nuovo con questi nuovi volti, partendo dalle origini e arrivando fino alle minacce più recenti – e prontamente debellate.

Ma la scelta di renderli personaggi pubblici è un’arma a doppio taglio.
Da un lato, permette alla pellicola di avere un taglio tutto sommato inedito, smarcandosi dalla classica origin story dell’eroe solitario, anzi, dando una valenza politica ai protagonisti che permette loro di essere nel complesso credibili nella gestione di un intero pianeta davanti ad una minaccia globale.

Dall’altra, lascia il dubbio che questa scelta sia dovuta anche al poco interesse generale dei personaggi dal punto di vista supereroistico e, per certi versi, anche umano: i Fantastici 4 sono umani e fallibili, ma al contempo godono di pochissime aree grigie effettivamente esplorabili.
E proprio qui si trova la maggiore debolezza della pellicola.
Conflitto

La definizione di un personaggio è soprattutto tramite il conflitto.
La sua maturazione, specificatamente all’interno di una origin story, è definita proprio dai conflitti interni – con familiari, amici e altri personaggi di importanza emotiva – ed esterno – con il pubblico, il villain di turno, o entrambi.
E questo è un elemento drammaticamente carente in I Fantastici 4.

Nonostante ci fossero grandi possibilità di sfruttare drammaticamente sia Pedro Pascal che Vanessa Kirby – che comunque, quando possono, brillano in questo senso – gli stessi sono intrappolati all’interno degli stretti confini dei loro personaggi, avendo poco spazio per raccontarsi in maniera significativa.
Infatti il fulcro emotivo della pellicola – il neonato Franklin – e il suo utilizzo creano indubbiamente dei conflitti interni ed esterni: Sue e Reed si interrogano ripetutamente sia sulla vera natura del figlio, sia su quanto siano disposti a sacrificarlo o anche solo metterlo in pericolo per la salvezza del mondo.
Eppure, manca qualcosa.

La risoluzione delle fratture interne, nonostante la pellicola cerchi in più momenti di sottolinearne l’importanza, è fin troppo immediata e semplicistica: sembra come se ai personaggi basti scambiarsi poche parole nella scena successiva per ricomporre immediatamente l’unione interna del gruppo.
Invece, quanto avrebbe giovato in questa dinamica rendere significativo e continuo il conflitto del quartetto, soprattutto fra Sue e Reed, banalmente chiudendo delle scene con pensati silenzi o anche solo mancate risoluzioni, per poi cercare le stesse attraverso lo scontro con Galactus e i suoi pesanti dilemmi morali.
Invece, è come se rimanesse tutto in superficie.
Ma ci sono alcuni personaggi che questa mancanza la soffrono più di altri…
A parte

In I Fantastici Quattro è come se alcuni personaggi vivessero una storia a parte.
Lato eroi, il più sacrificato drammaticamente è Johnny Storm: come la linea comica funziona perfettamente nei tempi e nei modi, il lato più drammatico della sua indagine parallela è spalmato disordinatamente nella pellicola, emergendo in alcuni punti ma senza che lo stesso abbia un valore così significativo.
In particolare, risulta mal costruito l’arrivo al potenziale sacrificio nel finale, per cui non bastano pochi momenti in cui Johnny cerca di intervenire per giustificare l’importanza emotiva di quella scelta – che, in fin dei conti, è tutta sulle spalle di Sue, forse unico personaggio che davvero può godere di un dramma importante all’interno della pellicola.

Un problema analogo si ritrova anche nella gestione di Shalla-Bal, personaggio che speravo riuscisse a distaccarsi in maniera netta dalla gestione superficiale della sua controparte del film del 2007, per cui erano bastate poche parole di Sue Storm per farlo rinsavire.
Invece, nonostante la gestione sia complessivamente migliore, la costruzione del suo ripensamento è molto più discontinua e, anche se le parole di Johnny sono ben più incisive, le stesse non bastano a reggere sulle spalle un cambio di passo così importante, con un ripensamento che avviene quasi del tutto fuori scena.
Ma, lato villain, l’apparenza sembra vincere sulla sostanza.
Eccesso

I Fantastici 4 funziona nei suoi toni fumettosi…
…finché risulta credibile.
Purtroppo il taglio giocoso presentato fin dall’inizio non basta a giustificare la gestione di Galactus, personaggio che, per il lato estetico, è assolutamente impeccabile, portando sullo schermo uno degli antagonisti più iconici della Marvel con uno dei character design più azzeccati degli ultimi anni…

…ma che, invece, lato profondità narrativa, finisce vittima della classica trappola tipica di molti altri prodotti MCU: avere un’importanza ridotta per evitare di oscurare gli eroi protagonisti, finendo per essere veramente poco incisivo e fin troppo banale per un cinecomic uscito nel 2025.
Soprattutto, considerando come il quartetto sceglie di sconfiggerlo.

Se idealmente funzionava molto bene l’idea della consapevolezza dei quattro di non poterlo sconfiggere fisicamente, per quanto potesse essere anche accettabile il piano di spostamento dell’intera Terra sotto al suo naso – nonostante, più credibilmente, venga poi vanificato in un battito di ciglia…
…il piano di Reed risulta poco credibile persino in questo contesto.

La scelta di creare un piano così blando, una trappola così evidente senza neanche provare a nasconderla, va a sminuire da un lato la credibilità di Reed come uomo più intelligente del mondo, dall’altra l’importanza di Galactus, potenza millenaria che, evidentemente, non può farsi sconfiggere da un trucco così palese.
E se, per ovvi motivi, si fa il confronto con Superman proprio su questi ultimi punti, il risultato è abbastanza desolante – soprattutto se vogliamo considerare I Fantastici Quattro un punto di ripartenza per l’MCU.







































































































