Disclosure Day (2026) è un action-scifi che segna il ritorno al genere di Steven Spielberg dopo quasi dieci anni.
A fronte di un budget abbastanza contenuto per il tipo di progetto – appena 115 milioni di dollari – ha aperto non ottimamente al primo weekend, non prospettandosi un successo commerciale.
Di cosa parla Disclosure Day?
Daniel è un programmatore per la misteriosa associazione paragovernativa, la Wardex, che sembra indagare… o sfruttare risorse di un altro mondo.
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena vedere Disclosure Day?

In generale, sì.
Per quanto la pellicola presenti dei limiti che potrebbero risultare alla lunga quasi fastidiosi – la poca credibilità di non pochi passaggi narrativi, per cui è davvero difficile, alle volte, immergersi nella scena…
…i concetti raccontati sono non meno interessanti ed attuali, e meritano una visione alla luce di un film che per certi versi sembra dialogare – anche se non sempre in maniera efficace – fra il passato e il presente del genere.

Medias Res

Disclosure Day utilizza il più classico aggancio in medias res.
Con tutte le sue insidie.
Il racconto non ha bisogno di introduzioni esplicite, ma porta subito in scena le sue dinamiche, immediate nella loro esecuzione, più complesse per i loro significati: Daniel è un ribelle e per questo è perseguitato da un gruppo pseudo-governativo piuttosto potente ed organizzato, che non ha paura di sporcarsi le mani per i propri obiettivi.

Il problema è che la pesantezza di rendere la spiegazione della posta in gioco a spizzichi e bocconi può in parte rivoltarsi contro il film stesso, finendo a tratti per risultare quasi ridicola nella sua esecuzione… e forse non venendo neanche tanto compensata dalla spiegazione effettiva successivamente proposta.
In parte più vincente l’evoluzione di Margaret, in questo caso per la scelta di rendere il suo racconto ben più lineare e immediato, del tutto comprensibile a fine pellicola, supportata dalla totale mancanza di consapevolezza del personaggio, che agisce spinto da un istinto che non riesce a controllare.

La stessa è tuttavia in parte guastata dalla presenza di Jackson, che dovrebbe fungere da contraltare della protagonista e tenere coi piedi per terra la narrazione, ma finisce, paradossalmente, per rendere ancora più difficile l’immedesimazione nella storia e nelle sue peculiari dinamiche.
E qui arriva il problema principale della pellicola.
Credibile

La sospensione dell’incredulità è la chiave per la serena fruizione di non pochi prodotti audiovisivi.
Nondimeno la stessa deve essere ad un livello coerente con il tono della pellicola: in termini pratici, farebbe strano se le dinamiche surreali di una pellicola come Bottoms (2023) – permessa dal patto narrativo insito nella pellicola – fossero applicate nella stessa misura ad una commedia dai toni più realistici e terreni.
In questo contesto, la credibilità scenica viene meno all’interno di un contesto narrativo in cui il tono della pellicola è estremamente drammatico e basato sulla presenza di un sistema rigoroso e pervasivo, che riesce a spingersi letteralmente oltre i confini delle possibilità umane…

…ma che si lascia sfuggire più e più volte il bersaglio sotto ai propri occhi, al punto che bastava – per un’organizzazione paramilitare, ricordiamolo, con gli occhi ovunque – allungare lo sguardo di pochi metri per trovare i protagonisti che si nascondono nella maniera più improvvisata e meno credibile possibile.
Una scelta che inficia molto sul risultato complessivo di una pellicola che porta al suo interno un grande potenziale.
Intento

Cosa vuole raccontare Disclosure Day?
All’interno di una pellicola così profondamente ambiziosa, che mischia diversi generi, temi e dinamiche, risulta in ultima analisi difficile per la scrivente arrivare ad un giudizio definitivo sul risultato, proprio perché sembra mancare della volontà di arrivare veramente ad un punto, vivendo più che altro di grandi ed importanti spunti non definitivamente sviluppati.
In un certo senso la pellicola pare voler riprendere dinamiche e storie di genere che si potrebbero definire quasi vetuste, ma quantomeno cercando di renderle contemporanee, toccando un tema estremamente attuale, in cui le informazioni, i dati e la conoscenza, quasi più di ogni altra cosa, sono diventati la merce di scambio più importante.

Un tema che si intreccia anche con l’elemento più prettamente religioso per costruire una sorta di Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) ma in un presente – o un futuro molto vicino – decisamente più angosciante, potendo essere al contempo un punto di partenza interessante per il genere o uno dei più grandi azzardi registici degli ultimi anni.
Solo il tempo potrà darci una risposta.
































































































