28 anni dopo – Il tempio delle ossa (2026) di Nia DaCosta è il sequel del rilancio della saga cinematografica creata da Danny Boyle.
È difficile fare una stima dei ricavi, in quanto sia 28 anni dopo (2025) sia il suo sequel sono stati girati insieme: nel complesso, ha guadagnato 58 milioni di dollari.
Di cosa parla 28 Anni Dopo – Il tempio delle ossa?
Dopo le alterne avventure del primo capitolo, il giovane Spike si trova coinvolto in una gang… piuttosto particolare.
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena vedere 28 Anni Dopo – Il tempio delle ossa?

Assolutamente sì.
Per quanto Nia DaCosta non riesca, ovviamente, a raggiungere le vette registiche di Boyle col precedente capitolo, nondimeno risulta vincente nell’imprimere la sua impronta artistica, pur in maniera più sottile, preferendo abbracciare la scena piuttosto che farla esplodere.
Al contempo, 28 Anni Dopo – Il tempio delle ossa funziona molto bene sia come capitolo mediano, sia per dare una chiusura tematica e narrativa a personaggi precedentemente introdotti, fungendo sia come pellicola conclusiva che come punto di partenza per un eventuale sequel.
Insomma, da vedere.

Dio

Jimmy è un dio?
Certamente un dio particolarmente indifferente, che vive unicamente per riempire la sua mano di dita pronte ad essere la sua naturale estensione, tanto da riprenderne direttamente il nome e, in parte, l’aspetto, snaturandosi di ogni tipo di personalità propria.
E, infatti, morto un Jimmy, se ne fa un altro.

Per quanto il figlio naturale di Old Nick avrebbe potuto salvare una delle sue dita, preferisce che la stessa faccia il suo naturale corso, scomparendo sotto ai colpi del giovane quanto astuto Spike, che viene suo malgrado inglobato all’interno di quella che si può tranquillamente definire una setta…
…nata da un inevitabile bisogno umano: fare gruppo.
Primitivo

Se nel primo capitolo il bisogno primitivo del maschio dominante – Jaimie – era l’essere l’eroe della storia in senso fisico…
…per Jimmy è un bisogno tutto morale, quasi religioso.
Probabilmente la diagnosi del Dr. Kelson sarebbe che Jimmy soffre di schizofrenia, o di un’altra condizione mentale, per cui è tormentato da voci che gli comandano di compiere gli atti più efferati, che lui associa ad una sorta di coscienza divina che lo guida in un mondo afflitto dal puro caos.

Ma non c’è menzogna nelle convinzioni di Jimmy, bensì una vivace testardaggine nel voler riscrivere il mondo intorno alla sua persona, scaturita da quell’orrenda immagine del padre che si consegna al presunto piano apocalittico del suo dio per essere divorato dall’onda di infetti.
E tanto più l’atto di purificazione è doloroso e efferato, tanto più si confà al mondo della violenza che circonda Jimmy e gli altri personaggi, che riscoprono, a livelli diversi, il piacere della brutalità libera e spietata – che ha la sua massima espressione in Jimmima, unica fra i Jimmy ad avere un nome proprio, per quanto derivativo.
E, in questo contesto, il Dr. Kelson è il perfetto contraltare.
Visione

Il Dr. Kelson si attarda serenamente in una visione del mondo ormai compiuta.
L’anziano dottore, infatti, non può che smussare gli angoli di una realtà che sembra ormai impossibile da salvare, riuscendo temporaneamente ad addomesticare l’alpha Sansone, massima espressione di quel mondo ormai fuori controllo, quasi una naturale evoluzione dello stesso.
Eppure, proprio quando Kelson sembrava ormai pronto a concedere la pace eterna al suo nuovo amico, lo stesso gli offre la chiave per comprendere davvero la natura dell’infezione e come la stessa non ci snaturi, ma semplicemente ci annebbi la mente, tanto da farci vedere il mondo intorno a noi come una realtà da fare a pezzi.

Per questo è tanto più interessante vedere la progressiva presa di coscienza di Sansone, che comincia a vedere il mondo intorno a sé non attraverso gli occhi della malattia, ma bensì del ricordo: il panorama naturale sfreccia davanti al suo sguardo attonito, e in un momento torna ad essere un giovane ragazzo seduto sul treno insieme alla sua famiglia.
Particolarmente azzeccata in questo senso la scena in cui il personaggio mescola il ricordo col presente, tanto da rispondere quasi automaticamente all’approccio di uno degli altri infetti, per poi tornare allo stato primordiale di violenza… ma questa volta non per distruggere, bensì per difendersi.
E il suo paradosso si consuma nel finale.
Incontro

L’incontro fra il Dr. Kelson e Jimmy segna un punto di arrivo fondamentale.
Istigato da un personaggio potenzialmente pure più ossessionato dalla figura di Old Nick di lui – Kelli – Jimmy si avventura nel tempio delle ossa pensando di incontrare finalmente il proprio padre spirituale, scontrandosi invece con una visione del mondo contraria alla propria, che lo costringe a razionalizzare le proprie credenze.
Ed è proprio questa scintilla di razionalità, che dovrebbe portare Jimmy a comprendere la limitatezza delle sue vedute, che invece lo rende ancora più ossessivo nella sua missione divina, resosi comprensibilmente conto di quanto, in mancanza della stessa, la sua esistenza sarebbe ben più miserabile.

A questo punto il racconto sfocia sostanzialmente nel grottesco, alimentato dallo stesso Dr. Kelson, che assume realmente i panni di Old Nick, come voluto da Jimmy, facendosi portavoce della sua esacerbata egomania… ma anche rivoltandogli contro la sua stessa fede per salvare Spike.
E così la chiusura di entrambe le prospettive – quella più razionale del Dr. Kelson e quella invasata di Jimmy – apre le porte ad una più cauta prospettiva positiva, incarnata da Spike e Kelli, che si lasciano alle spalle entrambi – e anche Sansone rinato, che Jimmy vede paradossalmente come il demonio…
…per riconnettersi con le radici della saga e, si spera, con un potenziale terzo capitolo conclusivo.






































































































