Categorie
2025 Azione Dramma familiare Dramma romantico Drammatico Film Paul Thomas Anderson Thriller

Una battaglia dopo l’altra – La lotta è ancora nostra

Una battaglia dopo l’altra (2025) di Paul Thomas Anderson è un thriller politico e la prima collaborazione del regista con Leonardo DiCaprio.

A fronte di un budget piuttosto importante – 150 milioni di dollari circa – è stato complessivamente un insuccesso commerciale.

Di cosa parla Una battaglia dopo l’altra?

Pat e Perfidia fanno parte di un gruppo di combattimento rivoluzionario…a cui il mondo non è ancora pronto.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena vedere Una battaglia dopo l’altra?

Assolutamente sì.

Con Una battaglia dopo l’altra Paul Thomas Anderson ritorna alla regia per un racconto di satira sociale, per la prima volta ambientato nella contemporaneità più straziante, riuscendo splendidamente in un incontro fra il thriller più cupo e la comicità più grottesca.

Ne consegue una pellicola di altissimo valore storico e artistico, con una regia strabiliante e un montaggio clamoroso, oltre a prove attoriali che dominano con la loro presenza scenica – che da sole fanno il film.

Controllo

Pat e Perfidia viaggiano su due esistenze parallele…

…che convivono finché possono.

Fin dalle primissime battute appare chiaro come Perfidia sia il personaggio di punta dell’intera organizzazione, la protagonista della scena, mentre gli altri – specificatamente il suo compagno – non sono altro che dei figuranti, dei personaggi di contorno che permettono la realizzazione della sua storia.

Ed è così protagonista che, anche quando un uomo minuscolo come Lockjaw cerca di possederla, Perfidia riscrive la situazione a suo favore, rendendolo totalmente succube della sua forza fisica e sessuale, raccontando fin da subito come potere, caos ed erotismo si intreccino profondamente nella sua persona.

Ed è un incontro davvero…esplosivo.

L’esaltazione del vortice involutivo di Perfidia ha il suo apice nelle diverse scene che la ritraggono sessualmente attratta dalla violenza e dal caos, riuscendo persino a trovare del godimento fisico nell’incontro sessuale con Lockjaw, nonostante ne sia sostanzialmente la vittima.

Ma se il controllo è così eccitante, la perdita dello stesso è devastante.

Attenzione

Con la nascita della figlia, Perfidia non ha più tutte le attenzioni su di sé.

Risulta genuinamente grottesco come la donna si esprime nei riguardi della figlia, di come si senta derubata delle attenzioni del compagno, di come conseguentemente non si senta più bella, né potente né, più in generale, padrona del proprio corpo, che sembra, in qualche modo, averla tradita.

E se semplicemente allontanarsi dal neonato nucleo familiare dovrebbe essere la soluzione, si rivela in realtà l’ultimo atto di un processo di autodistruzione, la cui esasperazione è rappresentata dalla rapina in banca, in cui Perfidia apre il fuoco su un uomo innocente che aveva osato muoversi differentemente da come da lei indicato.

Così, ingabbiata e, apparentemente, definitivamente sconfitta, la donna tradisce doppiamente la fiducia dei suoi compagni di lotta prima e del colonnello dopo, rinchiusendosi spregiudicatamente nel suo egoismo e scomparendo definitivamente dalla scena.

E la storia è appena iniziata.

Differenze

Come la maggior parte dei film di Paul Thomas Anderson, la vera storia è tutta nel sottotesto.

Ed è interessante notare come il regista evada ogni tipo di banalità e di discorso già sostanzialmente scritto, per invece raccontare come, nel loro essere estremamente grotteschi, le due parti non siano fondamentalmente così diverse, ma che anzi abbiamo alla base un sistema profondamente ridicolo.

Infatti, se Perfidia rappresentava l’esasperazione della ribellione e radicale e violenta, il resto della resistenza non è tanto più brillante, così rinchiuso in una serie di formule senza significato e di processi apparentemente utili alla causa, ma che, in realtà, come si vede dalla comica telefonata fra Bob e la nuova confraternita, sono estremamente fine a sé stesse.

Ed è veramente paradossale che lo stesso sistema definisca anche la totale controparte, possibilmente ancora più ridicola nel suo essere legata ad un immaginario sostanzialmente infantile – il Natale e San Nicola – nel parlare di violenza, razzismo e uccisione sistematica e senza esclusione di colpi.

Ma ancora più interessante è come questo sistema sia, di fatto, la quotidianità.

Quotidiano

Il racconto degli Stati Uniti di Anderson, anche esplorando ere differenti, è sempre stato sostanzialmente pessimista.

E la situazione, anche nel presente, non sembra mai cambiata.

La stessa giustizia sommaria, la stessa paranoia e la medesima violenza dilagante che trovavamo alla fine degli anni Sessanta in Vizio di Forma (2012) sono ancora dominanti anche nel quotidiano della contemporaneità del regista, che raffigura un paese cristallizzato in un ciclo di brutalità senza via di scampo…

…oppure no?

All’interno di un sistema così radicato, che vive sotto apparenze del tutto quotidiane – come una semplice casa suburbana o una palestra di karate – forse per la prima volta Anderson riesce a vedere una flebile speranza in una generazione che sceglie le sue battaglie e impara dal passato.

Willa infatti si addestra, combatte e si ribella ma con armi totalmente differenti, diventando un personaggio che non ha bisogno di essere salvato dalla vecchia generazione, ma che deve semplicemente fare i conti con la stessa – che, come tipico per Anderson, è rappresentata dalla sua stessa famiglia.

Significativo in questo senso il confronto finale col padre, che si ritrova davanti ad una figlia del tutto cambiata e che non comprende più da dove è venuta – una traditrice? Un’eroina? Un uomo fragile e violento? – e cerca di abbracciare debolmente le formule di un sistema che non gli appartiene.

Per questo infine la vecchia generazione si può riposare e lasciare che siano i figli a riprendere in mano la lotta, ma in maniera differente, forse meno violenta…

…ma decisamente, si spera, più efficace.