After the Hunt (2025) è un thriller psicologico con protagonisti Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri, per la regia di Luca Guadagnino.
A fronte di un budget sconosciuto, ha aperto con un riscontro abbastanza ridotto – per quanto prevedibile – al box office.
Di cosa parla After the hunt?
Alma è una stimata professoressa di Yale, che ha nella sua corte due personaggi piuttosto ambigui che si incontrano…come non avrebbero voluto.
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena di vedere After the hunt?

Assolutamente sì.
After the hunt è uno dei ritratti più spietati quanto lucidi dell’evoluzione degli Stati Uniti contemporanei, partendo da un momento di massima radicalizzazione – gli anni finali del #MeToo – fino ad arrivare ad un presente forse anche peggiore.
Un racconto che si snoda in un terzetto di personaggi estremamente ambigui, che segue ed al contempo evade un copione sociale già scritto, a cui viene assegnato un ruolo, che però crolla su se stesso in un panorama ben più fumoso ed inafferrabile.
Insomma, dopo un racconto molto più pop come Challengers (2024), un’opera che mi ha decisamente più convinto.

Scandito

La vita di Alma è meticolosamente scandita.
I primissimi momenti della pellicola sono utili ad inquadrare a grandi linee il personaggio e le figure che la circondano, pochi ma fondamentali tasselli – il marito ombra, la pupilla, l’amante impossibile – che l’accompagnano verso il punto di partenza della sua storia: la cena.
Guadagnino introduce brevemente la situazione per poi penetrarla con lo sguardo registico in medias res, quando dinamiche apparentemente ripetitive e scontate hanno già preso piede: illazioni nei confronti di Maggie e, pur in maniera diversa, nei confronti di Alma.

Viene, in altre parole, raccontato il panorama sociale in cui la storia si muove – intorno alla fine degli Anni Dieci – in cui, mentre Hank si sposta furbescamente al fianco e in difesa di Alma, Maggie ha già svelato una delle tante contraddizioni del suo personaggio, rappresentata dalla misteriosa busta.
Ma una figura ulteriore ha un ruolo fondamentale in questo scenario…
…pur occupandone i margini.

Frederick entra e esce programmaticamente di scena, la osserva e l’analizza, e dà il suo fondamentale commento quando la stessa si sta per concludere, mettendo un punto fondamentale alla caratterizzazione della moglie: Alma vive soprattutto dell’approvazione e dell’adorazione degli altri, a prescindere dal loro valore.
Ma le attenzioni di qualcuno vogliono essere assolutamente esclusive.
Rapace

Maggie è una figura rapace.
L’incipit della sua macchinazione è ben rappresentato dalla falsa soggettiva sui due bicchieri sul tavolo, che osserva pensierosa nella penombra, prima di uscire di scena per lunghissimi momenti, ricomparendo solamente nel primo atto della sua tragedia.
E, quando riappare, è rannicchiata in una posizione meccanica e innaturale, che dovrebbe raccontare la sua sofferenza, facendola sembrare invece in agguato per l’arrivo di Alma, che costringe fuori dalla sua abitazione, dove è sicura – e infatti così succederà – che verrebbe invece insidiata da Frederick.

E qui comincia un importante gioco di mani e di non detti.
Il racconto di Maggie è volutamente lacunoso, lascia intendere quello che dovrebbe essere successo dopo le attenzioni di Hank, ma non lo dice mai esplicitamente, preferendo invece concentrarsi sul creare una connessione emotiva e fisica nei confronti di Alma, scegliendo con attenzione parole e gesti.
La ragazza cerca infatti di ritrovarsi con la donna in un terreno comune di violenza subita, azzardandosi ad introdurre un’informazione che non dovrebbe avere, sottolineando il momento con una mano poggiata vicino a quella di Alma con il palmo verso l’esterno, pronta ad essere afferrata…
…ma senza che questo succeda.
Mani

Si sviluppa così una trama profondamente rapace, che ha il suo primo apice – e apparente punto di arrivo – nella riapparizione violenta di Hank, che riesce a dare ulteriore margine di manovra al racconto vittimistico di Maggie, che ritorna nella sua posa strategica per essere finalmente raccolta da Alma.
Anche in questo caso sono fondamentali le inquadrature sulle mani di personaggi – e il loro contrasto: Alma mostra un tocco consolatorio ma incerto, mentre Maggie inarca le dita proprio come un rapace, svela la sua lucidità sgranando gli occhi e osservando un convitato di pietra – letteralmente – con cui il suo sguardo si scontra.

Un momento chiave che definisce anche gli attimi successivi fra le due, una continua rincorsa, soprattutto a fronte della cena risolutiva, che dovrebbe confermare il supporto di Alma, che cerca persino di raggiungere fisicamente Maggie, aggrappandosi al suo lato del tavolo…
…ma scontrandosi con una chiusura categorica della ragazza, anche a fronte dello smascheramento – pur prevedibile – di Frederick, che non solo la sbeffeggia, facendole indirettamente ammettere di essere una figura accademicamente inconsistente, ma minando anche il suo momento di confronto con le sue programmatiche interruzioni.
Ma Alma ha una battaglia tutta sua.
Facciata

Alma vive di molte facciate.
Dopo un ritiro non voluto dalle scene, la donna vive rinchiusa nei suoi obiettivi a breve termine – e forse anche nel fascino della corsa per ottenerli: da una parte le attenzioni di Hank, che la seduce e la glorifica costantemente, dall’altra la cattedra, punto di arrivo che ormai dà quasi per scontato.
In altri termini ad Alma piace raccontarsi come una donna piacente e di successo, che si circonda di ammiratori all’interno del suo tempio di ricchezza, che in realtà non è altro che una facciata ben costruita che racconta un’interiorità ben più divisa e ambigua, che preferisce rifugiarsi in ambienti spogli ed insospettabili.

Col proseguo della narrazione ci avviciniamo sempre di più ad un racconto di una vita fatta di rimorsi, di un essere costantemente legata a qualcosa che non può avere – o che non vuole veramente avere – piuttosto che a quanto già possiede, prima di tutto con il rapporto distaccato col marito, un fantasma della sua esistenza.
In questo senso è significativo come Alma ignori sistematicamente le attenzioni di Frederick, unica persona realmente onesta e leale della sua vita, sia quando cucina per lei – e neanche le risponde – sia quando cerca le sue attenzioni sessuali, risultando come l’ennesimo personaggio in adorazione.
Lo sconvolgimento della vita di Alma, insomma, riguarda ogni cosa possa disturbare i suoi meri interessi.
Stanato

Qual è la verità?
Guadagnino sottolinea a più riprese come la stessa non sia il punto del discorso, quanto più il tipo di narrazione che vi è costruita intorno, ma che suggerisce comunque sotterfugi, vendette e, forse, un tentativo di approccio finito male, che si ripresenta nell’ultima scena con Hank.
Un punto di arrivo in cui tutti i personaggi si sentono in qualche modo delle vittime del sistema, continuando ad urlare il loro dissenso, la loro insoddisfazione e la loro sconfitta, fino a cadere preda di loro stessi e privati di quelli che sembravano i loro obbiettivi di una vita…
…eppure non lo erano.

Il presente dei cinque anni successivi mette un punto ad una storia di un terzetto di figure egoiste e approfittatrici, che si nascondono dietro alle blande scuse di un sistema ingiusto per lamentarsi di non raggiungere i loro traguardi, facendosi portatori di battaglie che scelgono facilmente di abbandonare alla prima occasione, per riproporsi in una veste nuova.
Per questo il finale è tanto più significativo per raccontare un assolutismo passeggero, che non cambia realmente la fondamentale incomunicabilità insita in un’umanità alla disperata ricerca di vittime da lodare, eroi da glorificare e nemici da sconfiggere…
…in un individualismo sfrenato che ha solo bisogno del giusto palco per potersi mostrare.








































































































