Categorie
Comico Commedia romantica Cult rivisti oggi Dramma romantico Drammatico Film Manhattan Woody Allen

Manhattan – Inghiottiti dalla città

Manhattan (1979) è la pellicola più importante e iconica di tutta la produzione di Woody Allen, un cult nonché un capolavoro del cinema occidentale. E i motivi si sprecano.

Fondamentalmente, se avesse smesso improvvisamente di produrre film dopo questa pellicola, sarebbe stato comunque artisticamente inarrivabile.

Troviamo ancora una volta come protagonista Diane Keaton, con una dinamica altrettanto amara e coinvolgente come in Io e Annie (1977). Fu anche il primo grande successo del regista: a fronte di un budget di 9 milioni di dollari, ne incassò 40.

Di cosa parla Manhattan?

Isaac è un autore televisivo con una vita sentimentale tormentata: divorziato dalla moglie con cui è ancora ai ferri corti e in una relazione con una ragazza molto più giovane di lui, si innamora della donna sbagliata…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Manhattan?

Woody Allen in una scena di Manhattan (1979) di Woody Allen

Assolutamente sì.

Manhattan è considerato un capolavoro del cinema, e non a caso: un livello artistico che definire mostruoso è poco, con scelte che non sono solo un vezzo o un esercizio di stile, ma organiche al tipo di narrazione profonda e coinvolgente.

Ma non dirò di più: se non l’avete mai visto è giusto che lo scopriate da soli.

Oltre a questo riprende la bellezza di Io e Annie proprio nel raccontare delle relazioni genuine e profondamente coinvolgenti, con, fra l’altro, un umorismo brillante e ben dosato.

Insomma, uno di quei film che non possono non essere visti.

Quando il bianco e nero non è solo un vezzo

Woody Allen e Diane Keaton in una scena di Manhattan (1979) di Woody Allen

Manhattan è un film girato in bianco e nero, ed è una scelta registica con un significato ben preciso: Allen gioca continuamente con la luce e il buio, portando scene anche completamente buie o molto luminose sui toni del bianco in cui le figure scure dei personaggi si stagliano sullo sfondo.

Ancora più interessante è l’uso della luce diegetica: le scene per la maggior parte vivono della luce in scena, l’unica di cui i personaggi possono servire per apparire agli occhi dello spettatore, finendo spesso per essere facilmente inghiottiti dal buio che li circonda.

Entrambe queste scelte senza il bianco e nero non avrebbe avuto lo stesso effetto.

La città al centro

Diane Keaton in una scena di Manhattan (1979) di Woody Allen

Altra scelta registica peculiare sono state le non poche sequenze con camera fissa, in cui i personaggi entrano ed escono dai limiti della scena senza che la macchina da presa li segua. A volte interi dialoghi avvengono proprio fuori scena, con inquadrature che invece privilegiano la vista della città.

Come se questo non bastasse, i personaggi sono sempre messi a lato dell’inquadratura, anche quando sono gli unici soggetti in scena. Questo sempre con la volontà di mettere la città, e per estensione lo spazio, al centro, e fare in modo che la stessa inghiotta i personaggi.

La comicità naturale

Woody Allen in una scena di Manhattan (1979) di Woody Allen

We should meet some stupid people once in a while. We could learn something.

Potremmo frequentare delle persone stupide ogni tanto. Potremmo imparare qualcosa.

Con questo film Allen riesce a trovare definitivamente una sua dimensione comica, tenendo tutta la comicità sulle sue spalle e portando un tipo di umorismo molto naturale, con poche battute brillanti e genuinamente divertenti.

Molta della comicità nasce dalla situazione paradossale in cui la società dei ricchi newyorkesi persa nelle sue divagazioni senza senso per darsi un tono, con situazioni paradossali e spassosissime, che si prestano facilmente a battute di effetto.

Insomma con questo film Allen capisce che è meglio poco, ma di qualità.

Cosa ci insegna Manhattan delle commedie romantiche

Woody Allen e Meryl Streep in una scena di Manhattan (1979) di Woody Allen

Come già in Io e Annie, Manhattan racconta in maniera sincera il mondo delle relazioni, con le sue complicatezze e insidie. Solitamente le commedie romantiche hanno un finale confortante, per cui ogni cosa si risolverà inevitabilmente a nostro favore e tutto andrà al proprio posto, nonostante tutto.

E come sembra che il nostro partner viva in nostra funzione.

Invece con questa pellicola Allen ci racconta la realtà contraria, la più dolorosa: come quella relazione che sembrava perfetta può in realtà finire in una bolla di sapone, ci si può ripensare, tornare sui propri passi. Lasciare. Non aspettare. E, infine, accontentarsi.

Con un finale amarissimo, ma dovuto.

Categorie
Comico Commedia Commedia romantica Drammatico Film Il primo Woody Allen Woody Allen

Io e Annie – Una lettera amara

Io e Annie (1977) di Woody Allen rappresentò il momento in cui artisticamente il regista divenne quello che conosciamo oggi, autore di commedie con un’ironia frizzante ma anche amara, e trame sempre più consolidate.

Questa pellicola si potrebbe definire superficialmente una commedia romantica, ma in realtà è molto più di quello. È una lettera d’amore molto amara a un amore appena sbocciato.

E che non durò per molto.

Il film fu anche il primo incasso sostanzioso della carriera di Allen: davanti ad un budget di 4 milioni, incassò ben 38,3 milioni di dollari.

Di cosa parla Io e Annie?

Alvy e Annie si sono appena lasciati, e si ripercorre, con diverse intersezioni e flashback, la nascita e la fine del loro amore.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Io e Annie?

Woody Allen e Diane Keaton in una scena di Io e Annie (1975) du Woody Allen

Assolutamente sì.

Io e Annie è una di quelle pellicole che personalmente non mi ha preso del tutto sulle prime, ma che poi mi ha fatto quasi involontariamente affezionare ai protagonisti e alla loro relazione, così difettosa e al contempo davvero divertente.

Non fatevi frenare dall’idea che sia una commedia romantica, perché non utilizza neanche una delle dinamiche tipiche del genere. Vuole anzi in tutto e per tutto essere un racconto credibile e sentito, una storia vera in cui è facile riconoscersi.

Un film da vedere quasi come prologo prima di arrivare a Manhattan

Raccontare una storia

Woody Allen in una scena di Io e Annie (1975) du Woody Allen

Scelta curiosa, ma anche intelligente, quella di cominciare la storia con la sua fine, raccontando già da subito di come la relazione si sia conclusa.

E poi partire con un racconto davvero tenero e appassionante di come la relazione è sbocciata nella maniera più ingenua possibile, per poi mostrare tutti i momenti di rottura e di difficoltà nel farla funzionare.

E anche con tante contraddizioni che li portano ad allontanarsi temporaneamente, per fortuna evitando quella classica dinamica per cui la donna amata appaia perfetta a discapito delle altre donne imperfette.

Infatti, il riavvicinamento avviene per colpa di Annie, che cerca una qualsiasi scusa per riallacciare i rapporti e portare all’ultimo periodo insieme.

Un finale dolce e amaro

Woody Allen in una scena di Io e Annie (1975) du Woody Allen

La bellezza di Io e Annie è anche e soprattutto il finale, in cui ammetto che mi sono sinceramente commossa, nonostante me lo aspettassi. Forse non tanto perché tutto sommato mi ero affezionata alla coppia protagonista, ma perché è un boccone amaro e malinconico.

Non vi è la volontà di raccontare un finale consolatorio o speranzoso, ma di due persone che semplicemente decidono di non far più parte della vita dell’altro. Con una carrellata finale dei momenti più significativi della loro storia, che fa scendere l’inevitabile lacrima sul finale…

La maturazione artistica di Diane Keaton

Woody Allen e Diane Keaton in una scena di Io e Annie (1975) du Woody Allen

Ammetto che non ho mai seguito più di tanto la carriera di Diane Keaton, ma questo è il secondo film in cui mi ha davvero sorpreso.

Se in Il dormiglione (1973) era principalmente esuberante, anche se piacevolissima, in Io e Annie mostra di essere un’attrice già in parte arrivata, con una recitazione ben calibrata e dosata.

Il suo personaggio non è infatti per nulla semplice e scontato, ma definito da più tratti: la sua ingenuità all’inizio, la sfrontatezza con cui guida, il suo rapporto col sesso…e si potrebbe andare avanti. In questa pellicola Keaton si è veramente sbizzarrita, ma senza mai andare all’eccesso sul lato comico.

I camei che non ti aspetti

In questa pellicola ci sono due camei davvero inaspettati, proprio come era stato per Il dittatore dello stato libero delle Bananas (1971)

Il fratello di Annie è interpretato da niente poco di meno dell’immenso Christopher Walken, al tempo appena trentenne, a pochi anni di distanza dalla vittoria agli Oscar per Il cacciatore (1979). In questo caso la sua gag piuttosto dark, per quanto sia breve, l’ho piuttosto apprezzata e mi ha strappato una sincera risata.

Molto più rapido il cameo di Jeff Goldblum, che appare in una piccolissima scena in cui risponde al telefono. Goldblum al tempo era anche più giovane: appena vent’anni sulle spalle e da pochi anni attivo sulle scene, ancora lontano dal grande successo di Jurassic Park (1996).

Categorie
Avventura Comico Commedia Distopico Fantascienza Film Futuristico Il primo Woody Allen Woody Allen

Il dormiglione – La distopia comica

Il dormiglione (1973) è uno dei primi film di Woody Allen, il primo in cui cercò di portare un’opera più strutturata rispetto ai film precedenti.

Fu anche la pellicola che inaugurò il duraturo sodalizio artistico (e amoroso) fra il regista e Diane Keaton, che sarà protagonista di molti altri progetti, fra cui Io e Annie (1977) e Manhattan (1979).

Questo film fu anche la conferma positiva del riscontro di pubblico di Allen: a fronte di un budget di 2 milioni, incassò 18,3 milioni di dollari, proprio come il precedente Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (1972).

Di cosa parla Il dormiglione?

Miles Monroe si sveglia a 200 anni di distanza in un mondo totalmente cambiato, e vive la sua nuova vita fra i tentativi di ambientarsi in questa realtà alienante e la volontà di partecipare alla ribellione…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Il dormiglione?

Woody Allen in una scena di Il dormiglione (1973) di Woody Allen

In generale, sì.

Il dormiglione è un film dal sapore distopico, ma fondamentalmente è un prodotto umoristico, con pesanti influenze del cinema muto.

Anche se la trama si presterebbe, non ci si deve tanto aspettare un film di avventura o con tinte drammatiche, ma in tutto e per tutto un’avventura comica, per certi versi simile a Il dittatore dello stato libero delle Bananas (1971).

Tuttavia, a differenza di quest’ultimo, è un film molto simpatico e piacevole, soprattutto se ci si aspetta un tipo di comicità tipica del primo Allen, che ben si adatta al contesto fantascientifico e futuristico.

Una comicità ancora limitata

Woody Allen in una scena di Il dormiglione (1973) di Woody Allen

Personalmente non apprezzo in toto la comicità della prima produzione di Woody Allen.

Mi intrattiene quando ha dei toni più surreali come in Prendi i soldi e scappa (1969), meno quando è più semplice e che mima appunto la comicità dei film muti, come il già citato in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere).

Queste piccole inserzioni ispirate proprio a quel genere di film le ho trovate leggermente ridondanti alla lunga, anche se non per questo non apprezzabili e sicuramente ben realizzate. D’altronde sono lo strumento principale con cui Allen cerca di sdrammatizzare i toni in questa pellicola, che potrebbe averne di molto più drammatici.

Devo però ammettere che ho riso di gusto sul finale quando Miles prova a sparare al naso del dittatore.

Un’esplosiva Diane Keaton

Diane Keaton in una scena di Il dormiglione (1973) di Woody Allen

Come detto, questo fu il primo film del sodalizio fra Allen e Keaton. Ed è incredibile vedere due attori che sono sulla stessa lunghezza d’onda: straordinariamente espressioni, sperimentali, senza freni.

Come mi ero abituata all’esplosività del regista come attore, Diane Keaton mi ha piacevolmente sorpreso.

Anche se forse era ancora un in parte attorialmente acerba (fino a quel momento la sua interpretazione più importante era nella saga de Il Padrino), riesce perfettamente a destreggiarsi nei vari aspetti del suo personaggio.

Insomma, un ottimo inizio.

Una fantascienza minimale

La fantascienza di questo film è ancora lontana da quella più creativa e piena di prodotti successivi, come in parte Star Wars (1977) e poi di cult come Alien (1979) e Blade runner (1982).

Al contrario troviamo un’estetica meno fantasiosa e meno alienante, che non vuole raccontare un mondo tanto diverso da quello presente dello spettatore, aggiungendo solo degli elementi paradossali con un preciso effetto comico.

In generale la pellicola si diverte ad esplorare questo nuovo mondo e le sue bizzarrie, prendendosi ampio tempo anche a discapito della trama.

Categorie
Avventura Comico Commedia Film Il primo Woody Allen Satira Sociale Woody Allen

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) – La guida che mancava

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (1972) è uno dei primi film di Woody Allen, forse fra i più sperimentali di inizio carriera.

Anche in questo caso Allen continuò a lavorare con un budget piuttosto ridotto (appena 2 milioni), riuscendo comunque ad incassare abbastanza bene: 18 milioni di dollari.

Di cosa parla Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)?

Il film è una collezioni di episodi che si propongono di rispondere a domande piuttosto bollenti, come Perché alcune donne non riescono a raggiungere l’orgasmo? oppure Cosa significa sodomia? Le risposte (?) vengono date con delle storielle umoristiche dal sapore molto surreale.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)?

Woody Allen in una scena di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (1972) di Woody Allen

Assolutamente sì.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) è uno dei film più sperimentali e divertenti del primo Allen, dove lo stesso si accinge in diversi personaggi, anche fuori della sua comfort zone.

Tuttavia qui è dovuto un trigger alert: in un episodio recita in italiano, nella maniera in cui vi potete immaginare uno statunitense recitare in italiano (non terrificante come House of Gucci, ma non meno fastidioso).

Tuttavia, pure questo fa parte di un episodio molto simpatico, in cui il regista sperimenta con un personaggio inedito. In generale, pur con una partenza un po’ più debole, è una pellicola che vale assolutamente la pena di guardare, in particolare se vi piacciono i film più surreali della sua produzione.

Rispondere e non rispondere

Woody Allen in una scena di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (1972) di Woody Allen

Uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato di questa pellicola è che le domande proposte non sono altro che uno spunto per creare delle piacevoli storielle, e non vi è la volontà di rispondere davvero.

In particolare, ci sono degli episodi che quasi non sembrano raccontare l’argomento della domanda.

Per esempio l’episodio che dovrebbe rispondere alla domanda I travestiti sono omosessuali? in realtà è una piccola sequenza basata su una sorta di commedia degli equivoci, che si risolve anche felicemente, ma che non affronta di fatto questo tema.

Ma, appunto, l’effetto comico sta anche in questo.

Un inedito Gene Wilder

Gene Wilder in una scena di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (1972) di Woody Allen

Questo film dovrebbe essere preso come caso studio per raccontare la bravura di Gene Wilder come attore. In questa fase era ancora all’inizio della sua carriera, a solo un anno di distanza da La fabbrica di cioccolato (1971) e poco prima del suo ruolo iconico in Frankenstein Junior (1974).

Nell’episodio in cui è protagonista ruba totalmente la scena, lavorando in maniera splendida sulle espressioni e microespressioni, riuscendo a rappresentare in maniera incredibilmente credibile il suo innamoramento con la pecora.

Non a caso, è fra le parti più memorabili del film.

Is this Esplorando il corpo umano?

Woody Allen in una scena di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (1972) di Woody Allen

L’episodio più incredibile della pellicola è quello di chiusura, ovvero Cosa succede durante l’orgasmo?

Una piccola parentesi che sembra davvero un live action di Esplorando il corpo umano, con il sistema corporeo che sembra veramente un’azienda, con tutti i suoi reparti che lavorano insieme.

Un episodio anche molto materiale, quasi disgustoso, ad esempio quando mostra l’apparato digerente che cerca di smaltire il cibo ingerito. Ma assolutamente irresistibile in tutte le sue parti, sia quando si mostra materialmente come viene fatta un’erezione, sia quando la lingua che viene preparata per uscire.

Essere provocatori paga?

Pur essendo il film che (fino a quel momento) incassò di più per la sua produzione (anche se i grandi incassi arriveranno alla fine degli Anni Settanta), per i temi trattati subì ovviamente diverse censure.

In effetti Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) è piuttosto provocatore e molto esplicito per alcune tematiche, anche alcuni temi tabù come la zoofilia, i kinky e addirittura le gang bang.

In particolare, in Irlanda venne totalmente censurato, per poi essere distribuito alcuni anni dopo con dei tagli, in particolare per la parte dell’episodio della pecora e la scena dell’uomo che fa sesso con una pagnotta enorme.

Categorie
Avventura Comico Commedia Film Il primo Woody Allen Woody Allen

Il dittatore dello stato libero di Bananas – Un passo indietro?

Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971) è uno dei primi film di Woody Allen, immediatamente successiva alla prima pellicola di questa rubrica, Prendi i soldi e scappa (1969).

Con un titolo tanto più ingannevole e, di fatto, spoileroso, la pellicola è forse ancora più sperimentale della precedente.

Ma forse non nella direzione giusta…

Anche in questo caso una produzione fatta con pochissimo: appena 2 milioni di budget, che però non portarono ad un come il precedente, ma ad incasso di quasi 12 milioni.

Di cosa parla Il dittatore dello stato libero di Bananas?

Fielding, interpretato dallo stesso Woody Allen, è un mediocre impiegato che, deluso dall’amore, parte per il paese sudamericano Bananas, rimanendo involontariamente coinvolto nelle sue macchinazioni politiche…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Il dittatore dello stato libero di Bananas?

Woody Allen in Il dittatore dello stato libero delle Bananas (1971) di Woody Allen

In generale, sì.

Personalmente considero questa pellicola come una delle più deboli della prima produzione di Allen. Come dinamiche è abbastanza vicino al precedente Prendi i soldi e scappa, ma in questo caso premendo l’acceleratore sui tasti comici sbagliati.

In generale rimane comunque un film da recuperare per esplorare le prime sperimentazioni del regista in ambito cinematografico e soprattutto comico. In questo caso Allen è scatenato, tanto che mi ha ricordato – con le dovute differenze) – Jim Carrey in Ace Ventura (1998).

Una comicità diversa

Come attore, siamo abituati a vedere un Woody Allen interpretare personaggi timidi e ingenui, spesso considerati (non del tutto a torto) dei totali idioti. Tuttavia in questo caso il regista sperimenta in un’altra direzione, giocando con un tipo di comicità molto slapstick e di chiara ispirazione al cinema muto.

E questo personalmente è stato un elemento che non mi ha del tutto entusiasmato della pellicola. Personalmente preferisco l’umorismo più surreale di altri prodotti, che in questo caso indubbiamente non manca, ma che è in parte guastato da questa scelta di una comicità più spicciola e, per me, molto meno divertente.

Affogati nelle gag

Il dittatore dello stato libero delle Bananas (1971) di Woody Allen

Il problema principale della pellicola è avere una storia poco solida, costruita principalmente su gag comiche, che non appaiono come intermezzi alla storia, ma come un elemento portante, appunto.

E personalmente vedere momenti comici anche interessanti e geniali, come tutta la sequenza iniziale, davanti a gag di base livello come quella in cui il protagonista guarda in camera con sguardo furbetto quando scopre di avere l’occasione di succhiare il veleno del morso di un serpente dal seno di una sua compagna.

E le gag si susseguono interminabili senza che la trama prenda effettivamente uno slancio significativo, neanche alla fine.

Due camei che non ti aspetti

Il dittatore dello stato libero di Bananas è uno di quei film che vengono citati quando si raccontano primi camei degli attori in film improbabili.

In questo caso, Sylvester Stallone.

Personaggio estremamente secondario, protagonista di una gag in cui rappresenta uno dei due bulli che importunano le persone nella metropolitana. E con nessuna battuta. Ben prima del successo dei suoi ruoli iconici, insomma.

La seconda apparizione simpatica da notare è quella di Louise Lasser, la seconda moglie di Woody Allen, che qui interpreta Nancy. E di cui riconoscerete il volto per averla già vista in Prendi i soldi e scappa come la ragazza che viene intervistata verso la fine dopo l’arresto del protagonista.

Categorie
Avventura Azione Comico Commedia Film Heist movie Il primo primo Allen Le mie radici Mockumentary Woody Allen

Prendi i soldi e scappa – L’arte del paradosso

Prendi i soldi e scappa (1969) è una delle prime pellicole di Woody Allen, in un periodo in cui sperimentava ampiamente con il surreale e con quel tipo di comicità che è diventata la sua firma.

L’ho scelto come prima tappa per la mia (ri)scoperta di questo regista perché è stato forse il primo film che ho visto della sua cinematografia e fra i primi film che mi hanno fatto innamorare del cinema.

Una pellicola prodotta veramente con niente: appena 1.53 milioni di dollari (circa 12 milioni oggi), con un incasso di 2,9.

Di cosa parla Prendi i soldi e scappa?

Nella forma del mockumentary, il film racconta la storia di Virgil, timido ragazzo cresciuto nella criminalità e il degrado e che non è mai riuscito a trovare il suo posto nel mondo. Per colpa di una serie di improbabili situazioni, diventerà uno dei criminali più ricercati degli Stati Uniti.

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Prendi i soldi e scappa?

Woody Allen in una scena di Prendi i soldi e scappa (1969) di Woody Allen

Assolutamente sì.

Prendi i soldi e scappa è un film abbastanza particolare, proprio per i suoi due elementi portanti: la forma del finto documentario e la comicità assolutamente surreale, che gioca in maniera intelligente con lo slapstick.

In generale è un film che vi consiglierei di guardare un po’ a prescindere, anche per vedere le prime mosse che Allen muoveva all’inizio della sua produzione. Tuttavia, se questi elementi di cui sopra non sono nelle vostre corde, potrebbe non essere così godibile.

Il mockumentary before it was cool

Woody Allen in una scena di Prendi i soldi e scappa (1969) di Woody Allen

Prima Allen il cinema aveva sperimentato con il genere mockumentary, a partire dal classico della cinematografia, Quarto potere (1941). La particolarità di Prendi i soldi e scappa è utilizzare questo taglio narrativo in maniera comica.

E l’effetto comico nasce anzitutto dalla voce della voce fuori campo che racconta la maggior parte degli avvenimenti, con il classico tono del documentario più agèe, rimanendo del tutto seria ed imponente anche quando racconta qualcosa di evidentemente comico.

Fra le scelte più esilaranti, le mie preferite sono sicuramente i genitori di Virgil, che viene raccontato con estrema serietà che si coprono il viso per la vergogna del figlio, e quando si riferisce il commento speranzoso del protagonista riguardo alla sua condanna a 800 anni galera:

At the trial, he tells his lawyer confidently that with good behavior, he can cut the sentence in half.

Al processo, ha detto al suo avvocato in confidenza che, grazie alla buona condotta, può dimezza la sua pena.

Esilarante.

L’arte del paradosso

Woody Allen in una scena di Prendi i soldi e scappa (1969) di Woody Allen

Come detto, la colonna portante del film è la comicità paradossale: oltre all’utilizzo comico del documentario, Allen si dimostrò fin da subito capace di ridere di sé stesso. Il regista, spesso protagonista delle sue pellicole, ha infatti un aspetto ormai iconico e innocuo, che nel contesto del film appare davvero ai limiti del paradosso.

Ovviamente la narrazione è estremizzata, raccontando Virgil proprio come un idiota, che diventa uno dei criminali più ricercati degli Stati Uniti nonostante abbia partecipato a crimini uno più improbabile dell’altro.

Tematica su cui Allena tornerà, seppur in maniera diversa, in altre pellicole successive dal taglio anche più drammatico, come Criminali da strapazzo (2000)

La comicità mai scadente

La comicità della pellicola è a tratti fantozziana, ma, a differenza di questa, non scade mai nello slapstick puro e, di fatto, prevedibile. Al contrario lavora sempre sull’effetto sorpresa, sia nei momenti comici più elaborati, sia in quelli di comicità più semplice.

Ad esempio, all’inizio è esilarante l’assurdità della situazione per cui Virgil suona nella banda cittadina, ma non può di fatto farlo perché per suonare il violoncello ha bisogno di stare seduto.

O ancora il climax comico dell’arresto alla fine, quando l’amico che sta rapinando gli prende gentilmente la pistola di mano e gli dice di essere un poliziotto.

Un tipo di comicità più semplice, ma mai scadente, è quella per esempio della scena in cui in prigione il protagonista cerca di piegare la camicia col macchinario apposito, ma questa gli si rivolta contro.

Insomma, una comicità che non sbaglia un colpo.