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Superman – Ancora più in alto

Superman (2025) di James Gunn è una delle più grandi scommesse cinematografiche e produttive degli ultimi anni: sfidare un colosso come la Marvel al suo stesso gioco.

A fronte di un budget piuttosto impegnativo – 225 milioni di dollari – ha aperto molto bene nella prima settimana, riuscendo già quasi a pareggiare i costi produttivi.

Di cosa parla Superman?

Come può un superumano che vuole solo il bene e la giustizia scontrarsi con una società interessata solo al profitto e all’immagine pubblica? Con qualche difficoltà…

Vi lascio il trailer per farvi un’idea:

Vale la pena di vedere Superman?

David Corenswet (Superman) e Krypto in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Assolutamente sì.

Gunn si è posto una sfida via via sempre più difficile, riuscendola a superare brillantemente in ogni sua parte, forte di una profonda consapevolezza del mercato attuale e dell’evoluzione del genere negli ultimi decenni, vincendo, in in certo senso, dove The Boys ha più volte fallito.

E così, come il suo Superman prende le mosse da nientedimeno che il classico del ’78, ereditandone la capacità di equilibrare i toni più fumettosi – e, per certi versi, ormai tipici di Gunn – riesce a rendersi attuale in un contesto geopolitico anche fin troppo reale, che quasi spaventa nella sua puntualità e potenza.

Insomma, non ve lo potete perdere.

Medias res

David Corenswet (Superman) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Se Gunn non aveva già una sfida abbastanza ardua nel riportare l’Azzurrone al cinema dopo gli scempi di snyderiana memoria...

…se n’è posto uno ancora più importante: non voler raccontare un’origin story.

Infatti, al pari al grande colpo di genio di Spiderman: Homecoming (2016), il Kal-El di Gunn arriva in scena come eroe già formato, anzi che fa fatica ad inserirsi all’interno di un panorama di metaumani già piuttosto affollato, e si trova già nel mirino del signore della guerra di turno: Luthor.

Eppure, non gli manca niente.

David Corenswet (Superman) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

L’eroe kryptoniano è raccontato fin da subito nei suoi tratti essenziali – la bontà innata, il senso di giustizia – sempre con uno sguardo al suo passato, alle sagge figure dei genitori che accompagnano il suo viaggio sulla Terra e che lo portano a battersi per la stessa…

…anche contro il proprio stesso governo, non avendo conoscenza, anzi proprio dimostrandosi molto ingenuo davanti ad un mondo scandito dagli interessi del potente di turno, in un delicato equilibrio politico che porta inevitabilmente alla distruzione del paese con meno armi da imbracciare.

E, proprio nella sua imperfezione, Superman vince.

Umano

David Corenswet (Superman) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Il Superman di Corenswet è più Klark che Kal-El.

Ed è una scelta fondamentale.

Potenzialmente un motivo di scarsa attrattiva del pubblico per il personaggio era – al pari del noto disastro mediatico di Captain Marvel – il suo essere fondamentale invincibile e fin troppo buono per riuscire a conquistare le simpatie di un pubblico che avrebbe visto un eroe fin troppo lontano dal suo quotidiano.

David Corenswet (Superman) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

E, proprio per questo, Gunn opera in due direzioni fondamentali.

Da una parte, rende Superman un personaggio facilmente fallibile: il protagonista crolla, si spezza, viene costantemente insidiato da piani omicidi devastanti e, non poche volte, Kryptonite o non Kryptonite, ha bisogno di riposo e di rigenerarsi per scendere nuovamente in campo.

In questo modo la sua vittoria non è affatto scontata, anzi viene continuamente messa in discussione, rendendo per questo fondamentale l’aiuto di altri personaggi che, anche se meno forti di lui, si rivelano fondamentali, portandolo al vittorioso scontro finale contro i super soldati di Luthor.

Dall’altra, Gunn vuole parlare soprattutto di Clark, non di Kal-El.

Infatti, nella visione di Gunn la maschera umana del Superman di Reeves diventa l’effettiva personalità di Corenswet, che, poteri permettendo, è una persona molto comune e profondamente buona, che agisce secondo la propria morale, senza lasciarsi scalfire da interessi altri.

Non a caso, Superman vuole salvare tutti, e viene anzi rimproverato da Mr. Terrific per il suo perdere tempo a salvare singoli civili e non avere l’occhio puntato sull’insieme della minaccia complessiva, diventando, a suo modo, l’emblema dell’eroe della porta accanto.

Per questo, il contrasto con Luthor è così fondamentale.

Strati

Nicolas Hoult (Luthor) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Quando pensi di aver capito il Luthor di Nicholas Hoult…

…Gunn ha appena cominciato a sorprenderti.

Il villain appare fin da subito nella sua profonda – e, apparentemente, ingiustificata – avversione nei confronti del protagonista, che inizialmente pare scaturita unicamente dal fatto che l’Azzurrone gli ha messo i bastoni fra le ruote nelle sue spietate – e, purtroppo, molto attuali – mire politiche ed economiche.

Questo aspetto viene anzi esasperato sia nel racconto della prigione personale nel Mondo Tasca, sia, soprattutto, nel progressivo svelarsi del suo piano, che sembra fare il verso a Luthor del ’78 – con anche una nota particolarmente fumettosa nell’idea che voglia diventare il re di un’utopia di sua stessa creazione.

E, invece, Luthor è molto più di questo.

Nicolas Hoult (Luthor) e David Corenswet (Superman) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Il magnate racconta un’invidia profondamente umana, di non potersi confrontare ad armi pari con una potenza sconosciuta ed apparentemente invincibile, che lo rende così impotente e incattivito dal voler creare dei metaumani in provetta fatti apposta per poterlo fronteggiare e, possibilmente, sconfiggere definitivamente…

…al punto da rendersi protagonista di un angosciante conflitto geopolitico, giusto per darsi un motivo più terreno e comprensibile per potersi illudere di avere ancora il pieno controllo su un mondo popolato da mutanti che superano di diverse lunghezze ogni possibile invenzione umana.

Superman 2025 Luthor

Nicolas Hoult (Luthor)) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Per questo, la sua sconfitta è morale, non fisica.

Luthor si impunta fino all’ultimo per battere moralmente e mentalmente Superman, tanto che, anche quando è ormai sconfitto, si imbarca in un sentitissimo monologo in cui cerca di ribadire la sua posizione politica superiore rispetto al metaumano, la sua possibilità ancora di poterlo schiacciare…

…per essere invece interrotto dall’aggressione di Krypto, apparentemente solo una gag, in realtà il primo atto della completa umiliazione di Luthor, che appare infine scornato sia fisicamente sia, soprattutto, moralmente, sconfitto dalle sue stesse armi mediatiche che gli si rivoltano contro.

Ma, tutto il resto?

Affollamento

Una delle più grande critiche alla pellicola è il sovraffollamento della scena…

…che invece, metanarrativamente, io ho trovato perfetto.

Superman infatti non è solamente un film sul primo supereroe, ma bensì il primo film di un universo in divenire, per cui Gunn sparge abbondantemente i primi semi, raccontandoci un mondo già formato che si dischiude davanti ai nostri occhi, ricchissimo di personaggi da scoprire e riscoprire.

Nathan Fillion (Guy Gardner) e David Corenswet (Superman) in una scena di Superman (2025) di James Gunn

Fra le note di merito indubbiamente la Justice Gang, versione ancora in nuce della futura Justice League – punto di arrivo fondamentale per un reboot DC – in cui spicca il mio personaggio preferito probabilmente del film: Guy Gardner, la prima Lanterna Verde, che comincia a mettere le basi per un personaggio cinematograficamente in passato fin troppo bistrattato.

Oltre a questo, l’affollamento della scena è fondamentale per definire Superman stesso.

Proprio nel suo poter essere sconfitto e messo alla prova, Superman ha bisogno del costante aiuto degli altri personaggi, che non sono semplici figurine sullo sfondo, ma fondamentali tasselli del quadro più grande della scena, ognuno con la propria – anche piccola – funzione che porta al definitivo trionfo del protagonista.

E, arrivati a questo punto, per un nuovo Superman non ci si poteva sperare in nulla di più grandioso.