F1 (2025) è il secondo film in ambito sportivo ad opera di Joseph Kosinski, già regista di Top Gun Maverick (2023)
Di cosa parla F1?
Sonny è un ex star delle corse ormai ridotto a bazzicare per tornei minori e senza una meta. Ma un’occasione imperdibile sta per stagliarsi all’orizzonte…
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena di vedere F1?

Assolutamente sì.
Per quanto l’eventuale mancata passione per le corse potrebbe frenarvi, F1 è molto più che un film di corsa: Kosinski prende un canovaccio piuttosto classico per questo tipo di produzioni e lo smentisce costantemente, portando in scena una storia decisamente più genuina e coinvolgente.
Oltretutto, anche se si potrebbe tacciare il regista di accomodarsi all’interno di uno piano inquadrature alla lunga ripetitivo, lo stesso è talmente funzionante e coinvolgente, talmente capace di trascinarti in scena e di farti vivere in prima persona la corsa, che glielo si può decisamente perdonare.
Insomma, da non perdere.

Prevedibile

Fin dalle sue prime battute, la storia di F1 potrebbe sembrare estremamente prevedibile.
In effetti bastano poche inquadrature ben pensate per offrire allo spettatore un’immagine quanto mai tridimensionale e definitiva del protagonista: Sonny è un personaggio ormai ai margini, che vive alla giornata e che non ha alcun interesse verso i premi che inevitabilmente fa vincere alla sua squadra.
Ma il suo disinteresse è solo apparente.

L’entrata in scena di Ruben getta una luce nuova sul protagonista, e ne svela il profondo timore che lo attanaglia: aver già avuto la sua occasione ed averla buttata via e, per questo, essere ormai destinato appunto ai margini, senza poter fare altro che vivere di piccole e insignificanti vittorie.
Ma già in questo frangente Kosinski riesce a sorprenderci.
Squadra

Sarebbe stato fin troppo semplice creare un amaro contrasto fra Sonny e Noah basato sulla bravura del primo.
Invece, F1 sceglie un’altra strada.
La discesa in pista non è un punto di arrivo, ma il primo passo con cui entrambi i personaggi cominceranno un percorso non scontato per raggiungere l’effettivo traguardo prospettato dalla pellicola: saper lavorare di squadra e, soprattutto, vivere non per la vittoria, ma per la corsa stessa.

Infatti Sonny non è un effettivo avversario per Noah, ma prima un ostacolo, un’ombra sulle sue possibilità di carriera, e poi un cattivo maestro che lo spinge più o meno indirettamente verso la catastrofe – e, in quel contesto, gli ruba anche il posto nella squadra…
…oppure no?
Nella realtà, Sonny e Noah imparano l’uno dall’altro: l’ex stella delle corse riesce a tornare in contatto con la pista che era per lui croce e delizia, riprovando e risbattendo la testa sui suoi errori ed eccessivi slanci, ma, questa volta, portandosi effettivamente qualcosa a casa…

…e Noah esce dalla sua bolla controllata di successo costruito su misura e dal soffocante individualismo con cui è stato cresciuto, e riesce a ritrovare le connessioni con la squadra e con la passione effettiva per l’emozione in pista, che prescinde da qualsiasi tipo di trofeo puramente materiale.
Ma il successo di F1 nel raccontare questo percorso sta proprio nel senso della misura.
Misura

Anche per quanto riguarda il frangente delle corse, c’era una via più semplice da seguire.
Ma non è quella di F1.
Sarebbe stato quasi scontato rendere l’adrenalina della corsa la vera protagonista della scena, ed ingozzare lo spettatore di continui incidenti ed emozioni di facile resa, finendo di fatto soffocare tutto quello che gli stava intorno, finendo per portare in scena, con ogni probabilità, una storia di breve respiro e poco strutturata.

Al contrario, F1 dà il giusto spazio alla corsa, costruendola su un preciso piano inquadrature che spazia dal primo piano, al primo piano stretto, al dettaglio, alla soggettiva e alle varie riprese di una manciata di secondi su tutto quello che circonda la pista, così da abbracciare l’intera scena in ogni sua parte, in ogni singola emozione.
E, al contempo, ci fa attendere la gara proprio come gli stessi protagonisti, e dà ad ogni appuntamento un valore preciso, di passaggio o di arrivo per la storia dei protagonisti, fino a giungere alla gara finale, che diventa la sintesi del rapporto dei protagonisti e del loro percorso…

…ma togliendole valore, in un certo senso, con l’epilogo, che conferma ancora una volta come Sonny non avesse interesse per il premio, il riconoscimento in sé, ma per l’emozione della strada per raggiungerlo, il brivido inarrivabile della corsa.
E ora, dovrà solo ricercarlo altrove.








































































































